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sabato 7 aprile 2012

L'EDITORIALE/ La Lega "ladrona" e il Bossi dimezzato

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Questo primo video-editoriale è un esperimento che speriamo possa portare ad una nuova fase di sviluppo del Giornale del Sud. Miglioreremo anche la qualità dei video certi della vostra pazienza e comprensione.


CASERTA – La Padania è entrata in Italia. E’ entrata nell’Italia peggiore, quella dei furbi, quella dei ladri. Questo è quanto emerge dalle prime dichiarazioni della magistratura che, dopo aver colpito la Regione Lombardia e il Presidente del Consiglio Regionale Davide Boni è andata dritto al cuore del partito nordista. Umberto Bossi carnefice e ladro o piuttosto vittima della sua malattia? A dirla tutto propendo per la seconda ipotesi. Dal 2003 il partito era senza guida al di là delle apparenze. La decisione della moglie del leader Manuela, di stringere attorno al capo un cerchio, poi definito magico, ha rotto qualcosa all’interno del movimento. Da buona madre di famiglia ha tutelato il ruolo di padre padrone della Lega proprio del marito innalzando una barriera, o meglio ancora un filtro attraverso cui venivano presentate le cose a Umberto. Il filtro ha dei nomi e dei cognomi, primi tra tutti Rosi Mauro, molto amica della famiglia, e poi Cota, Reguzzoni e quel Roberto Calderoli che sono ascesi ai vertici del partito e dello Stato, chi come Governatore, chi come Ministro, chi come Capogruppo alla Camera. E da quelle poltrone hanno controllato il partito, promosso funzionari e delegati rompendo la tradizionale solidità del blocco verde padano prendendo a sberle (ricambiati opportunamente) i “ribelli” come Maroni e Tosi. Le indagini ci diranno quanto di vero c’è in tutta questa storia. Certo è che l’azione protettrice dell’Imperatrice della Padania alla fine non è servita a tutelare né il marito, ormai fuori dai giochi con le dimissioni da segretario federale, né i figli. Per i figli sarebbero state spese cifre da capogiro, senza considerare la parte più delicata dell’inchiesta, quella relativa ai contatti con la ndrangheta. Il futuro adesso è incerto. La base è scossa e l’unico uomo che potrebbe salvare le cose è proprio quel tanto bistrattato Roberto Maroni, ora ai vertici in cogestione con Calderoli. Il suo gruppo ha due strade. O lanciare l’opa sul partito prima che la vicenda giudiziaria si chiarisca (cosa che sembra già in atto con la richiesta di dimissioni lanciata dai suoi uomini al bossiano segretario della federazione di Varese) oppure aspettare che le acque si calmino e vedere cosa resterà dell’Impero Padano. In entrambi i casi le cose non potranno proseguire come sono andate negli ultimi anni. Se Bossi rientrerà in scena sarà, questa volta, sotto la tutela di Maroni. Se Bossi deciderà di stare in panchina e fare il padre nobili perfino una scissione dalla Lega diventa uno scenario plausibile. Sicuramente con le sue dimissioni Bossi ha chiuso un’epoca politica e storica.

ROBERTO DELLA ROCCA

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