Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista

mercoledì 16 novembre 2011

L'EDITORIALE/ Al via il Governo Monti, ecco perchè è a rischio la democrazia!

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

CASERTA – E venne il giorno di Mario Monti. L’economista, Senatore a vita, è salito al Quirinale con la lista dei ministri e, nel pomeriggio, si è avuto il giuramento nelle mani di un tronfio Giorgio Napolitano, Presidente di quel che resta di una Repubblica fondata su una costituzione stuprata. Un Governo del Presidente, il Governo delle banche e dei poteri forti. Sicuramente, quello che si è insediato ieri a Palazzo Chigi, non sarà il Governo dei cittadini. L’ascesa di Monti lascia aperti gli scenari più diversi ma è bene fare il punto sul nuovo governo e su cosa dovremo aspettarci. 

Ai tempi della Commissione Ue 
con Berlusconi e Prodi

Il nuovo Premier 
Cosa dire di Mario Monti? E' nato a Varese, profondo nord, il 19 marzo 1943 e si è diplomato all'Istituto Leone XIII di Milano scegliendo poi di seguire la strada dell'economia laureandosi presso l'Università Bocconi e specializzandosi a Yale. Sbocco quasi obbligatorio è stato quello dell'insegnamento per un cervello fino come quello di Monti che diviene ordinario nel 1969 (appena 4 anni dopo la laurea alla Bocconi, un vero record se pensiamo ai tempi di oggi!) presso l'Università di Trento passando a Torino l'anno successivo. La carriera universitaria è quella che gli concede maggiori soddisfazioni, compresa quella di tornare nella sua Bocconi per insegnarvi Economia Politica dal 1985. In quegli anni sboccia anche l'altra sua grande passione, quella per la politica. Nella prima repubblica ormai destinata al naufragio è stato relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall'inflazione nel 1981 (una cosa improponibile anche solo nella dizione!), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario nel biennio '81 - '82, membro della commissione Sarcinelli e del Comitato Spaventa sul debito pubblico rispettivamente dall'86 al 1989 anno in cui diviene Rettore della Bocconi, impegno che lo distoglie, fino al 1994 (quando dell'Università diviene Presidente a seguito della morte di Giovanni Spadolini), dalla carriera politica. Ma il vento era cambiato e l'ancora giovane (per gli standard della politica italiana) imprenditore milanese Silvio Berlusconi aveva compiuto il grande sacco. Rubato il trono ai cosiddetti "progressisti" e la scena alle mummie della prima repubblica tra cui anche Monti può essere, a pieno titolo e merito, iscritto. Proprio il parvenu della politica tirò fuori dal cilindro il nome del professor Monti per mandarlo in Europa come Commissario con delega al mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria nella commissione Santer (l'unica commissione che, nella storia dell'Ue, si è dovuta dimettere in blocco per vari scandali relativi a episodi di corruzione che hanno coinvolto alcuni suoi elementi interni). Nel 1999 viene confermato come uomo italiano in Europa dal Presidente del Consiglio Massimo D'Alema che, nel frattempo, approfittò dell'Ue (una vera discarica adatta al riciclo dei politici) per liberarsi dell'ingombrante e, all'epoca, inutile figura di Romano Prodi eletto, a risarcimento per il furto di Palazzo Chigi, Presidente della Commissione Europea. Fin qui una normale carriera di prestigio nel mondo dell'economia con sparute puntate nella politica. Poi si passa a quelle informazioni che i biografi inseriscono alla voce "Attività scientifica e collaborazioni" e tutto diviene più chiaro. Come mai tra tanti, il nome di Monti è emerso con insistenza e perchè il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato fino a violare la costituzione per imporlo alla guida del Governo? 


C’è stato un complotto? 
Mario Monti è uomo d’apparato. Appartiene ai più grandi potentati economici mondiali e intrattiene relazioni a dir poco strette con alcuni gruppi che puzzano molto di massoneria: 
- Membro della Commissione Trilaterale, gruppo di orientamento neoliberista fondato dal 1973 dal multimiliardario David Rockefeller; 
- Membro del Comitato Direttivo del Gruppo Bilderberg
- International Advisor della Goldman Sachs dal 2005 (per intenderci parliamo della banca che, fallendo a causa di dirigenti incapaci e criminali, ha trascinato il mondo nel baratro della crisi); 
- Advisor della Coca Cola Company
- Sostenitore attivo del Gruppo Spinelli, think thank che vorrebbe una Europa federale; 
- Editorialista del Corriere della Sera; 
C’è chi storce il naso di fronte alle teorie complottiste e io, lo devo ammettere, condivido. Non mi piace pensar male anche se, come disse il Divo Giulio, ci si azzecca. E’ innegabile però che i citati gruppi costituiscono parte del gotha finanziario mondiale che sta speculando sulla pelle di miliardi di persone arricchendosi alla faccia dei disoccupati e dei poveri di mezzo mondo. Pur non volendo credere alle riunioni notturne al cimitero di Praga non si riesce a non pensare alla forzatura tremenda cui si è andati incontro in questi ultimi mesi. L’Unione Europea, unione di tecnocrati e burocrati di prima categoria, ha vincolato gli Stati aderenti ad una politica monetaria folle. Una sola moneta con oltre venti politiche economiche differenti. La Banca Centrale Europea gattopardescamente ha fatto il suo dovere di lavorare affinché nulla cambiasse e ha appesantito l’economia europea di lacci e lacciuoli privando i Governi nazionali delle possibilità di scelta che maggiormente converrebbero ai propri cittadini. Tutto ciò è successo con la compiacenza di politici squallidi e compromessi con gli stessi grandi gruppi finanziari che controllano la Bce. Romano Prodi, che si spese per l’ingresso nell’euro è stato un uomo della Goldman Sachs. Non a caso mentre i governi di Spagna, Grecia e Italia sono precipitati per volontà della Bce (Papandreou voleva un referendum per il fallimento, Zapatero ha lasciato quando la crisi della borsa e i giudizi delle agenzie di rating, hanno bocciato la sua politica, Berlusconi è caduto per opera e virtù di Giorgio Napolitano ansioso di diventare l’esecutore testamentario di questo paese) dagli Usa una voce si alzava solitaria, quella di Barack Obama che giudicava positiva l’evoluzione politica in Grecia e Italia. Non a caso, perché chi è stato il primo finanziatore privato di Obama nella corsa elettorale del 2008 con oltre un milione di dollari versato al suo comitato elettorale? Indovina, indovinello, proprio la Goldman Sachs! In Spagna, grazie alla ferma autorevolezza del Re Juan Carlos, non si è potuto imporre la manfrina dei tecnici e il 20 novembre gli spagnoli eleggeranno, come democrazia vuole, un nuovo governo. In fin dei conti questa è la differenza che passa tra un Borbone di nascita come Juan Carlos e un Savoia per scelta come Giorgio Napolitano. 

Foto di "famiglia" del Governo Monti

Il Governo del Presidente 
Malgrado tutto quello Monti è soprattutto il Governo del Presidente. Nessun esponente politico, tutti ministri tecnici provenienti dal mondo delle professioni e della società civile, o almeno queste erano le intenzioni visto che tutti i ministri, o quasi, sono uomini e donne di apparato degne del Politburo di scuola sovietica a cui si può essersi ispirato il Presidentissimo dato il suo passato politico. Mario Monti mantiene l’incarico di Ministro dell’Economia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è l’ex Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà. Ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, alla Difesa, l’Ammiraglio Giampaolo di Paola, agli Esteri l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, alla Giustizia Paola Severino, al Welfare Elsa Fornero, all’Agricoltura Mario Catania, all’Istruzione Francesco Profumo, all’Ambiente Corrado Clini, alla Salute Renato Balduzzi e ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi. Per un profilo dei nuovi ministri vi rimando alla scheda preparata dal nostro Fausto Di Lorenzo. Ultimo appunto è sui Ministri senza Portafoglio, cinque in tutto. Lo scandalo vero è l’eliminazione del Ministero per il Federalismo e le riforme istituzionali e la sua sostituzione con il Ministro per la coesione territoriale. Questa scelta del perfido “Re Giorgio” ci fa tornare indietro di 150 anni ai tempi della centralizzazione sabauda. Si tratta di una svolta non indifferente. Il Paese rinuncia al percorso federale e del decentramento per accentrare, ancora una volta, lo Stato per meglio sottomettere i suoi cittadini che tornano ad essere sudditi. 

Alcuni manifesti apparsi a Roma contro Monti

I provvedimenti Monti 
Quello che si sta compiendo è l'atto di chiusura della democrazia all'italiana (mai matura e mai completa secondo gli osservatori). Lo dimostreranno ancora più chiaramente i provvedimenti che il Governo approverà nelle prime settimane di attività. Tassa patrimoniale e nuova Ici sulla prima casa sono da considerare "positivi" rispetto alla decisione di voler tassare l'uso del contante per imporre il regime fiscale ai cittadini che dovranno, obbligatoriamente, servirsi delle banche per poter spendere. Dall’altro lato non si è ancora parlato delle riforme mentre una incognita già si avanza nella mente di illuminati filosofi e teorici della politica. Il Governo Monti nasce per trovare risposte ad una crisi economica importata dall’America e che trova le sue radici nel modo sbagliato in cui si è voluto costruire il capitalismo e il libero mercato del nuovo millennio e, nel vecchio continente, nel modo in cui si è costruita l’Unione Europea, la Bce e la moneta unica. Tutti i partiti, eccezione fatta per la Lega (a cui va costruito un monumento per questa scelta!), sostengono Monti anche se il Pdl ha fatto sapere che vuole un Monti a tempo. Visti i primi giorni dell’esperienza Monti con la borsa che continua a crollare e lo spread che continua a salire, c’è da giurare che la dittatura della Bce non finirà a primavera. Se la crisi dovesse perdurare fino al 2013 come si comporterà Napolitano? Scioglierà il Parlamento per le elezioni regolarmente previste o le sospenderà mantenendo più a lungo possibile Monti a Palazzo Chigi (e sé stesso al Quirinale)? E le forze politiche, dopo aver abdicato alla propria autonomia, capacità e autorità in favore dei tecnici, avranno la forza (e la volontà) di riappropriarsi dei destini di questo Paese sbagliato? Al di là dei tentativi di "commissariare il Commissario" Monti avrà mano libera in tutti i settori, compreso quello della legge elettorale su cui (questa la promessa fatta al Pdl in cambio del sostegno) non dovrebbe intervenire. C'è da scommetterci che si modificherà anche quella con il consenso unanime dei parlamentari che, pur di mantenere i loro stipendi e privilegi, non esiteranno un attimo ad avallare il sistema voluto dalla Bce. A quel punto si avranno le elezioni ma con un sistema che favorirà il partito unico della dittatura tecnocratica. E’ una questione di libertà, a Sud come a Nord. Comincia la battaglia. Nonostante tutto, noi siamo pronti a resistere e all’opposizione del Governo della burocrazia europea, come Giornale del Sud, continueremo ad offrire ai lettori il nostro modestissimo lavoro. Quello dell’informazione, libera, finché ce ne sarà data la possibilità. 

Roberto Della Rocca

domenica 13 novembre 2011

Nel "Bollettino armi antiche 2011", il contributo del ricercatore messinese Armando Donato


MESSINA - E’ stato pubblicato nel mese di ottobre “Armi Antiche 2011, Italia 150”, il bollettino dell’Accademia di San Marciano di Torino (Chiaromonte editore), importante associazione di studiosi di storia militare, armi antiche, vessillologia, uniformologia e altre discipline collegate alla storia militare. Fondata nel 1951, l’Accademia di San Marciano dal 1953 pubblica annualmente il Bollettino “Armi Antiche”. Unico in Italia in tale settore e ritenuto tra i migliori in tutto il mondo, come attesta la sua presenza nelle biblioteche dei maggiori musei, istituti e dipartimenti d’Europa e d’America, esso accoglie articoli di ricercatori italiani e stranieri, spesso tra i maggiori collezionisti ed esperti di armi antiche, ordinari e conservatori di armerie. Quest’ultimo bollettino è dedicato, come si evince dal titolo, al centocinquantesimo anniversario dell’Unità politica d’Italia. La storia militare, l’aspetto militare della storia, ha rivestito un ruolo importante sia nella formazione dell’identità italiana in epoca moderna sia nei fatti che portarono alla costituzione di uno stato unitario nel 1861. L’approccio degli studiosi è, come specificato in un articolo introduttivo, «trattando le fonti sine ira et studio (come del resto la metodologia della ricerca storica impone), sicuramente senza rumori che attirino particolarmente l’attenzione» (p.6).
Si trova così in questo bollettino, stampato a Torino e diffuso come già detto in tutto il mondo tra gli esperti del settore, un consistente saggio dello studioso messinese Armando Donato dal titolo “Artiglierie ad avancarica a Messina; Storia e caratteristiche” che tocca da vicino la nostra città trattando dei tre cannoni navali ad avancarica recuperati dall’Amministrazione Comunale di Messina nel gennaio 2010 tra le sabbie di Capo Peloro.
E’ bene ricordare a tal proposito, prima di iniziare a parlare dello studio di Armando Donato, che l’ipotesi circa l’uso di questi cannoni da parte delle truppe garibaldine a Capo Peloro, è stata avvalorata in una “scheda tecnica” a cura del Museo Storico di Forte Cavalli, divulgata da stampa e media locali nonché in varie manifestazioni in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
A conclusione di tale scheda tecnica veniva comunque affermato: «Riteniamo comunque che a nulla giova disquisire sulla proprietà militare dei cannoni di Capo Peloro e su chi ne fece un ultimo uso». Affermazione che di fatto lasciava aperte problematiche di epistemologia della storia riguardo il fine di ogni ricerca storica: se in definitiva sia importante o meno la ricostruzione della verità dei fatti. In ogni caso Armando Donato, pur tenendo presente la “scheda tecnica” e per nulla accennando a tale frase (qui riportata per ricordare al lettore gli studi già condotti fino ad ora sui tre cannoni recuperati) comincia una propria ricerca, condotta con metodo e perizia tecnica, che trova suo compimento nel saggio in questione che si trova da pagina 37 a pagina 87 del bollettino dell’Accademia di San Marciano.
Armando Donato offre una puntuale analisi dei tre cannoni partendo dal basilare esame dei contesti storici, dei luoghi e l’approfondimento di alcune tematiche emerse durante la ricerca. Il saggio propone una credibile ricostruzione delle origini di tali artiglierie, attraverso precise considerazioni su misure e marchi presenti, sulla storia dei luoghi del recupero e la difficoltà di individuare una appartenenza certa in assenza di indizi chiari. L’autore data i reperti al periodo tra la fine del XVII e i primi decenni de XVIII secolo, escludendo l’utilizzo garibaldino a causa della loro vetustà e inutilità nel 1860. A tal proposito l’autore chiarisce la questione con un’ampia digressione sulle vicende risorgimentali a Messina e a Capo Peloro, riportando un gran numero di fonti e dettagli tecnici utili. Questo ampio spaccato sui fatti risorgimentali costituisce una sorte di “saggio dentro il saggio” offrendo anche una bella ricostruzione, dal punto di vista militare, della storia dell’abitato di Torre Faro e relative fortificazioni, sin dagli ultimi decenni del Seicento. L’autore inoltre, invitando alla cautela in assenza di prove certe in un settore molto delicato e complesso come quello delle artiglierie ad avancarica, affronta alcuni nodi difficili da sciogliere o forse che si riteneva a torto già sciolti con troppa facilità, come la questione dell’occlusione delle bocche, l’identificazione dei resti dello stemma con corona reale presente sul più grande dei tre cannoni, la decifrazione dei marchi e dei segni presenti sulle artiglierie, spesso non documentati dai comunicati ufficiali. Proprio in questi punti le tesi di Armando Donato si distanziano in modo significativo da quelle esposte nella già citata “scheda tecnica”, offrendo un quadro molto più complesso e completo.
Sarebbe impossibile in una recensione elencare e descrivere con precisione i risultati della ricerca di Armando Donato, non si può dunque far altro che rimandare alla lettura del saggio tenendo presente la scientificità con cui è stato realizzato. La notizia, certamente non irrilevante, è quella di un interesse crescente verso la nostra città e la relativa domanda di cultura e notizie storiche da parte di realtà scientifiche lontane. Interesse purtroppo non accompagnato da un adeguato supporto da parte delle istituzioni locali che spesso si approcciano con superficialità a tematiche culturali.
Per le artiglierie in questione ad esempio l’autore segnala un restauro superficiale e l’errata ricostruzione degli affusti. Auspica inoltre una maggiore e reale valorizzazione e fruizione sia di queste come delle altre artiglierie presenti in città, spesso in stato di abbandono all’aperto, esposte all’azione erosiva degli agenti atmosferici, piuttosto che in un adeguato museo tematico.
In conclusione si consiglia la lettura del saggio sia ai cultori di storia militare sia a coloro che volessero avvicinarsi alla storia per comprenderne la complessità, e notare come anche da reperti solo apparentemente marginali possa esser prodotta cultura in modo serio, chiaro ed efficace.

Antonino Teramo

mercoledì 2 novembre 2011

Papandreou dice no agli oligarchi Ue. W la Grecia che decide sul proprio futuro!


Il Primo Ministro greco George Papandreou

ATENE – George Papandreou ha detto no! E solo questo basterebbe a migliorare la giornata di chiunque abbia una minima accortezza su quanto sta avvenendo in giro per l’Europa. Finalmente il primo ministro greco ha deciso di giocare la carta del referendum popolare contro gli aiuti europei, referendum con cui, questo l’orientamento generale, il popolo greco rifiuterà di sottostare all’imposizione di Bruxelles e dei suoi oligarchi. La prima reazione è stata quella delle borse che sono precipitate in caduta libera. A seguire è partito il tam tam di commenti di persone più o meno qualificate. Alcuni hanno attaccato duramente Papandreou. Come si fa a rifiutare un aiuto? Questa la domanda stupida che si pongono alcune teste deboli. Se fosse aiuto disinteressato o utile, Papandreou sarebbe un pazzo. Ma trovandoci di fronte alla solita elargizione di denaro non per fare le riforme strutturali bensì per pagare gli interessi sul debito pubblico alle banche anglo – tedesche (principali acquirenti del debito pubblico di Atene) ecco che si spiega il gran rifiuto di Papandreou. E’ bene ripetere il concetto. Il governo tedesco e quello francese hanno fatto pressione, da due anni a questa parte, affinché l’Ue concedesse continui miliardari aiuti alla Grecia. Questi soldi europei (dunque anche soldi provenienti dal Sud!) sono finiti ad Atene ma il governo greco non li ha usati né per pagare gli stipendi né per evitare la cassa integrazione, né per le infrastrutture e né, tantomeno, per finanziare le riforme economiche. I nostri soldi, partiti da Bruxelles e arrivati ad Atene, sono tornati indietro visto che gli aiuti sono serviti, quasi esclusivamente, a pagare gli interessi sul debito pubblico greco. Berlino e Londra ne hanno beneficiato più di tutti. Restano un paio di dubbi. Perché l’Inghilterra non ha fatto pressioni come Francia e Germania? E perché Nicolas Sarkozy annuncia battaglia al G20 di Cannes nel tentativo di imporre a Papandreou l’ennesimo piano di salvataggio? Tutto molto semplice. Le banche inglesi non hanno scrupoli e fin dall’inizio della questione non hanno fatto pressione sull’Ue per i piani di salvataggio ma preferiscono rifarsi sulla Grecia. Il Governo non paga? Poco male, loro si prendono il Partenone, questa la proposta (neanche tanto provocatoria) che qualche mese fa giunse da oltremanica. 

Il Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy
e la Cancelliera tedesca Angela Merkel

Quanto a Sarkozy va detto che Monsieur le President si straccia le vesti per evitare il crollo delle banche tedesche. Con il referendum la Grecia si avvia ad un prevedibile fallimento, così come capitato agli inizi del nuovo millennio all’Argentina (che oggi naviga a vele spiegate e senza problemi strutturali!). Il fallimento greco si tradurrà nell’automatico fallimento delle banche tedesche e se la Germania vorrà evitare il crollo del suo sistema finanziario dovrà necessariamente intervenire per dei salvataggi che sono vietati dalla normativa europea. A quel punto, per evitare il niet della Commissione Ue la Germania dovrà, necessariamente denunciare i trattati di Maastricht e Amsterdam e uscire dall’area euro ripristinando il Marco forte. A quel punto, dopo soli 10 anni, l’euro diventerebbe un ricordo così come la politica monetaria ed economica dell’Unione con grande danno per la Francia che, sull’asse con la Germania nell’euro, ha posto le basi per la rinascita del suo ruolo internazionale (vedi Tunisia e Libia). A quel punto le conseguenze sono incalcolabili e gli scenari sono aperti. Si annuncia catastrofe, insomma, nel vecchio continente anche se non è detto che la fine dell’euro significherà la fine del mondo, anzi. 

Un futuro auspicabile?

Forse il riacquisto dell’indipendenza economica consentirà una ripresa effettiva e un fallimento controllato degli altri paesi a rischio (come l’Italia, ormai prossima al 7% di differenziale sui titoli di stato, superato il quale dovrà accettare per forza gli aiuti Ue) potrebbe porre le basi di una nuova espansione. Quel che è certo è che il referendum greco è da tenere strettamente sotto controllo. Dalla scelta del popolo greco dipendono le sorti dell’Europa così come è stata configurata. Speriamo bene e cerchiamo di imparare cosa significa l’orgoglio di un popolo stanco di essere tenuto per il guinzaglio che è pronto ha riprendere la guida dei propri destini!

Paolo Luna

lunedì 31 ottobre 2011

"Il Giornaledel Sud", leggi il primo numero!


CAPUA - E' stato presentato il 29 ottobre durante la XIV Commemorazione dei Soldati del Regno delle Due Sicilie caduti nella battaglia del Volturno il Giornale del Sud. A presentare il nuovo periodico meridionalista è stato il Direttore Editoriale Fernando Riccardi che ha presentato il progetto editoriale e la redazione. Subito dopo hanno preso la parola alcuni componenti della direzione Michele Furci, Gaetano Marabello e Marina Lebro che ha annunciato la presentazione ufficiale del "il Giornale del Sud" che si svolgerà a Napoli il 10 dicembre alle ore 18 presso l'Hotel Luna in piazza Garibaldi, assieme allo svolgimento di una tavola rotonda sul tema dell'informazione del Sud e per il Sud. A seguire, per gli amici del sito de "il Giornale del Sud", il primo numero in digitale e a colori.
Buona lettura e grazie a tutti gli amici intervenuti a Capua.

c.s.

Per ingrandire e leggere clicca sulle pagine.








domenica 16 ottobre 2011

Il Sud e la politica, nuove proposte e discussioni

Da sinistra Gino Giammarino, Antonio Dell'Omo, Giovanni Salemi, 
Franco Romano, Michele Loglisci e Michele Ladisa

NAPOLI - Una bella giornata di riflessione quella trascorsa, sabato, all'Hotel Domiziana dove Gino Giammarino, direttore del mensile "il Brigante" e Michele Ladisa condirettore politico del giornale on line "Onda del Sud", hanno organizzato un incontro aperto al mondo meridionalista per discutere dei problemi del Sud e, soprattutto, nel tentativo di raccogliere idee, proposte e possibili tentativi di soluzioni. Gli interventi di 12 meridionalisti si sono susseguiti nella mattinata e nella prima parte del pomeriggio. Ad affiancare, al tavolo di presidenza i due organizzatori, il Commendatore Giovanni Salemi, Presidente dell'Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie che, per i suoi lunghi anni di militanza e di lotta per i diritti del Sud, è riconosciuto come uno dei padri nobili del meridionalismo oggi al banco di prova della crisi istituzionale e mondiale. Ad introdurre i lavori è stato il Presidente del Consiglio Provinciale Luigi Rispoli che ha sottolineato l'importanza storica delle province e ha introdotto un ragionamento preliminare sul ruolo delle regioni e sulla possibilità, auspicabile, di raccogliere le diverse regioni meridionali in una macro area comune. Proprio questo il tema maggiormente discusso. Alla possibile eventualità di creare una macroregione meridionale, difficile dal punto di vista politico - istituzionale, si è sommata la proposta lanciata dal Direttore del Brigante, Gino Giammarino, che ha parlato della formazione di due sole regioni identitarie che si sostituirebbero all'attuale composizione a venti del sistema regionalistico in vigore nella penisola. Pilastro fondamentale di ogni discussione politica sul Sud che verrà, ribadito dal Commendatore Giovanni Salemi e, nel corso della giornata sottolineato anche da Michele Ladisa, dovrà essere il riferimento imprescindibile all'antico regno delle Due Sicilie, alle sue istituzioni e alla sua organizzazione. Ampio spazio è stato dato anche ad altre due questioni interessanti. La giovane, e battagliera, Emanuela Rullo ha rilanciato il progetto Nato brigante, idea di un acquisto consapevole dei prodotti meridionali per favorire la nostra produzione rispetto a quella del Nord e delle multinazionali. L’altrettanto giovane agronomo Alfredo Sasso ha presentato il lavoro portato avanti con l’associazione 2033 Progetto Sud che si occupa soprattutto di solidarietà e di sostegno alle fasce più esposte alla crisi nella città di Napoli, idea lodevole e utile. Altra tematica è stata quella della crisi e, di conseguenza, dell’economia. L’economista Santolo Cannavale ha ricordato come troppo pochi siano i meridionali interessati dall’economia e come solo tre aziende del Sud siano oggi presenti alla Borsa valori di Milano, auspicando più formazione e consapevolezza nel settore. Della crisi attuale e del problema della burocrazia ha discusso il sociologo Maurizio Vitiello. Gli altri interventi (dell’urbanista Franco Lista, dello scrittore Sergio Zazzera, dell’operatore culturale Pino Cotarelli e del condirettore di Onda del Sud, Franco Romano) hanno fatto da apripista e cornice al grande tema della confederazione dei movimenti auspicata e invocata da Antonio Dell’Omo e Michele Loglisci, coordinatore e componente del direttivo del movimento “Italia prima” che hanno illustrato il loro progetto a cui ha aderito il movimento di Insorgenza Civile guidato da Nando Dicè. Il presidente di Insorgenza ha affrontato il tema del signoraggio invitando la platea a non credere più alle falsità che la politica italiana continua a proporre. A concludere la serie di interventi, l’editore e giornalista Pietro Golia che ha lanciato la grande questione della fine della politica, ormai controllata dai cosiddetti poteri forti, e dalla necessità di provvedere all’organizzazione del Sud per resistere alla crisi e all’aggressione delle multinazionali e della finanza. L’appuntamento di ieri, merito degli organizzatori, è servito senza dubbio a stimolare le idee e il dibattito sul futuro del meridione e del meridionalismo. L’auspicio è quello di proseguire su questa strada pensando anche a mettere in pratica quanto discusso. 

P.L.

sabato 15 ottobre 2011

L'EDITORIALE/ La protesta (che non ci piace) e il Draghi che "capisce"


Gli scontri di ieri (dal sito lettera43.it)

ROMA – La protesta degli indignados italiani non ci è piaciuta per niente e non solo per la degenerazione violenta in cui si è conclusa la giornata. A differenza di quanto successo nelle altre 80 città mondiali, dove i manifestanti sono scesi in strada principalmente per contrastare lo strapotere della grande finanza e l’incalzare dell’usura di stato, in Italia gli indignati si sono fatti trascinare nel solito teatrino, squallido e ormai un po’ troppo usurato, dello scontro politico. Ma che la giornata dovesse finire male era nell’aria. Aveva cominciato l’ex Governatore della Banca d’Italia, e ora primo uomo della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, in pratica il primo a doversi sentire sul banco degli imputati dei manifestanti. Invece Draghi si è lasciato andare ad un insolito apprezzamento: “Hanno ragione. I giovani, hanno ragione a prendersela con la finanza come capro espiatorio”. Un po’ come se Goering a Norimberga avesse dato ragione ai suoi accusatori. Poi il Draghi pensiero si è fatto oscuro. “Siamo arrabbiati noi contro la crisi, figuriamoci loro che hanno venti, trent’anni”. Di cosa dovrebbero essere arrabbiati i signori banchieri non è dato sapere. A cominciare dal 2008 i responsabili della più grande crisi finanziaria ed economica internazionale dal 1929 sono stati ricoperti di denari pubblici dai governi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, e si permettono anche di definirsi arrabbiati? Gli indignados italiani hanno invece risposto, è bene ripeterlo, in modo sbagliato. Alla protesta contro i signori banchieri e contro l’usura di stato si sono sommate le tante piccole proteste che nel corso degli ultimi anni hanno infiammato, ora a nord ora a sud, la penisola. Non mancava nessuno. In prima fila i manifesti contro il governo, seguivano i no Tav dalla Val di Susa, i contrari alla base Usa a Vicenza, i contrari al tram a Firenze, i proprietari delle case del centro storico dell’Aquila, i disoccupati organizzati, i lavoratori in cassa integrazione, i pensionati preoccupati di perdere tutto. Insomma invece di essere una grande massa di giovani in ansia per il proprio futuro il corteo di Roma (al netto della violenza di 200 imbecilli) è stata la fusione delle tante piccole proteste localistiche e delle quotidiane polemiche politiche. Nei giorni scorsi l’Opa per la strumentalizzazione del corteo era stata lanciata dall’opposizione parlamentare. L’anonimo Bersani aveva dichiarato di comprendere le motivazioni della protesta, motivazioni che ovviamente risiedevano nell’esclusiva volontà di abbattere il Governo. Vendola e un redivivo Diliberto avevano fatto seguito: “La manifestazione è una spinta per lottare ancora di più contro Berlusconi e il suo Governo”. Immancabile Di Pietro, che profetizzava un mese fa: “Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo Governo” e dal Fli c’era chi sosteneva che la colpa del clima fosse dell’ectoplasma Berlusconi che non aveva mollato la presa. A questa operazione di falsificazione non ci stiamo. Innanzitutto la protesta doveva rimanere pacifica, come la maggior parte dei partecipanti voleva. In secondo luogo non bisogna mai dimenticare che le motivazioni della protesta, a livello mondiale, sono rivolte contro la grande finanza. Contro Draghi che “capisce” (o fa finta di capire?) e Soros che scende in piazza a Wall Street con i manifestanti (non è un refuso, è successo davvero!). Perché l’operazione che stanno mettendo in campo è semplice. Adesso montano la protesta, cercano di dimostrarsi dalla parte della povera gente, a difesa dei più deboli. Loro, i finanzieri e gli usurai di stato che hanno tentato, tentano e continueranno a tentare di arricchirsi sempre di più a scapito della povera gente. Per questo la protesta di Roma non ci è piaciuta. Da una lato, rafforza in noi la convinzione che, ancora una volta, in questo paese manchi l’unità persino nella protesta ma, dall’altro lato, dimostra come ancora sia immaturo il popolo trascinato nell’assurda polemica tra filo governativi e non mentre il paese crolla e il mondo cambia.

Roberto Della Rocca

mercoledì 12 ottobre 2011

Il Sud e la politica: parliamone cinque minuti per due obiettivi





Segnaliamo l'evento organizzato dal periodico "Il Brigante" diretto dall'amico Gino Giammarino, e dalla rivista telematica "Onda del Sud" per discutere del Sud e della politica. La manifestazione si svolgerà sabato 15 ottobre a partire dalle ore 10.30 presso l'Hotel Domitiana a Napoli. Di seguito tutti i dettagli.


NAPOLI - Il Brigante, in collaborazione con la rivista telematica “Onda del Sud”, organizza una giornata di lavori e di proposte finalizzata ad elaborare due obiettivi che potrebbero essere un minimo comune denominatore per tutte quelle realtà, associazioni, movimenti, imprenditori o singole esperienze che si stanno battendo per il riscatto economico e sociale del nostro Sud.
Lo hanno fatto e lo fanno certamente in maniera encomiabile e generosa, ma secondo il classico modello dell’individualismo meridionale che ha prodotto, purtroppo, ben poco.
In sintesi, molte persone, spesso sovrapponendosi, hanno prodotto percorsi molto brevi.
Il nostro obiettivo, in qualità di testate-laboratorio al servizio del Sud, è quello di trovare due assi comuni minimali che, spinti da tante persone impegnate a remare nella stessa direzione, possano costruire un percorso di lungo termine.

Quando e dove:
L’appuntamento è per Sabato 15 Ottobre 2011
presso hotel Domitiana – Viale J. F. Kennedy, n° 143
(di fronte all’ingresso del parco Edenlandia) – Napoli
Contatti: tel. 081 621777 – web: www.hoteldomitiana.it/it/

Il programma:
Ore 10:30 – Registrazione interventi*

Ore 11:00 – Inizio Interventi*

Ore 13:30 – Chiusura sessione mattutina e pausa pranzo (libero)

Ore 15:30 – Apertura sessione pomeridiana

Ore 20:00 – Chiusura dei lavori

Come:
L’incontro sarà improntato allo scambio di idee ed allo stare insieme per meglio sviluppare il confronto. Non sarà una tavola rotonda, ma un’occasione sperimentale. Nella sala un tavolo coordinato dal Cav. Giovanni Salemi, punto di riferimento del meridionalismo e garante della serietà di quello che si farà e di quello che si dirà, affiancato dal direttore de Il Brigante, Gino Giammarino, e da quello di Onda del Sud, Michele Ladisa.
Responsabile della segreteria dei lavori è la dott/ssa Viviana Racconto.

IMPORTANTE
Coloro che intendono essere inseriti per intervenire con due proprie proposte progettuali debbono inviare una e-mail all’indirizzo: vivianarac@hotmail.com indicando i due punti programmatici con una breve spiegazione in modo da poter raggruppare i punti comuni.

Quelli da noi individuati e proposti sono:

1) Il raggruppamento delle attuali Regioni in due Regioni Identitarie con il mantenimento delle Province per una questione di maggiore sussidiarietà tra i territori limitrofi federati.

2) Il consumo consapevole dei prodotti meridionali attraverso un apposito progetto che verrà poi presentato nell’occasione.

*Interventi:
La giornata sarà seguita da due troupe televisive del gruppo Julie News per dare il maggior spazio possibile agli interventi che non debbono superare un tempo massimo di 5 minuti. Gli interventi più interessanti, oltre ad essere inseriti nello speciale appositamente registrato e montato dall’emittente, saranno inseriti sul canale You Tube “Telebrigante”.

Per raggiungere l’hotel Domitiana si consiglia, da qualsiasi autostrada si provenga, di prendere la Tangenziale di Napoli ed uscire ad AGNANO, alla rotatoria svoltare a sinistra e proseguire sempre diritto fino all’incrocio con Viale J. F. Kennedy.
Tariffe in convenzione Hotel Domitiana:
Camera DUS (doppia uso singola): € 50.00
Camera Doppia: € 60.00. (Prima colazione inclusa).