Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista

venerdì 9 dicembre 2011

Camorra, il "Re" è nudo: arrestato Michele Zagaria


Il boss dei Casalesi Michele Zagaria, davanti la Questura di Caserta

CASERTA - “Il re è nudo”. Dopo sedici anni di latitanza è finita la fuga di Michele Zagaria. Un nome che adesso, a distanza di anni, ha un volto. Un uomo che grazie ad una fitta rete di fiancheggiatori è riuscito sempre a scappare alla cattura. Questa volta no: il super boss della camorra casalese è stato preso dagli uomini dello Sco e dai poliziotti delle squadre mobili di Caserta e Napoli. Una sinergia tra reparti speciali che ha dato i suoi frutti. E’ stato costretto ad arrendersi. Per lui non c’è stata nessuna via di fuga. Era nascosto in un bunker all’interno di un’ abitazione in via Mascagni, a Casapesenna. Quando c’è stata l’irruzione non ha opposto resistenza. Anzi, quando ha capito che non c’era scampo ha chiesto agli agenti di fermare i martelli pneumatici perché altrimenti lo avrebbero ucciso. Poi l’ironia di chi a lungo ha preso in giro le forze dell’ordine: “Ha vinto lo Stato, – ha detto – avete vinto voi”. Una battuta ironica prima di uscire allo scoperto, prima che fotografi e reporter potessero vederne i lineamenti, dare una identità al numero uno dei Casalesi. Per gli inquirenti non è stato facile il riconoscimento. Di lui si aveva solo una vecchia foto segnaletica e un identikit elaborato più di un anno fa dalle forze dell’ordine. Difficile seguire le sue tracce visto che non aveva una famiglia, una compagna e degli affetti solidi. L’ultimo capo dei capi viveva da misantropo. Uno status che gli ha facilitato la latitanza. Era un’ombra che si aggirava nelle strade strette di Casal di Principe, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna. 

Da sinistra a destra Michele Zagaria, l'ultima foto segnaletica, la ricostruzione digitale dell'identikit e il vero boss nella segnaletica dopo l'arresto.

Senza muoversi da casa impartiva ordini agli affiliati, gestiva gli interessi del gruppo malavitoso e l’immenso patrimonio economico del clan. Ed è stato proprio trovato in un bunker ricavato sotto una villetta al centro del paese. Non in una località esotica o in un paradiso fiscale. Per lui nessuna spiaggia da sogno, soltanto un cunicolo stretto e buio per potersi nascondere ed evitare così di finire con le manette ai polsi. Dovrà scontare un ergastolo. Inoltre, è accusato di associazione camorristica, omicidio, estorsioni e altri reati. Tutti contestategli nel corso degli anni. La sua cattura non è una vittoria per lo Stato, ma “La vittoria”. Con la detenzione di Zagaria resta poco della cosca messa in piedi da Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti. Prima l’arresto di Antonio Iovine e, adesso, quello del numero uno hanno indebolito definitivamente il gruppo criminale. Nei giorni scorsi in cella ci sono finiti i fratelli del boss. Tutti dentro. Tutti sotto processo. Oggi un grande epilogo dopo anni di indagini, ricerche appostamenti e un centinaio di arresti volti a indebolire le fondamenta del gruppo criminale. Nel mosaico mancava il pezzo più importante, ossia il deus ex machina dei Casalesi. Oggi la camorra ha subito il colpo più duro: quello decisivo. Ha ragione il boss: lo Stato ha vinto e lo ha fatto in grande stile. Sul posto, oltre al questore di Caserta Giuseppe Longo, si sono recati l'aggiunto di Napoli Federico Cafiero de Raho, che è coordinatore della Dda, e il questore di Napoli Luigi Merolla. Pronti a brindare dopo anni di estenuanti ricerche.

Assunta Ferretta

L'arresto in tv/ La stanchezza di De Raho, il "vate" Saviano e il "Signor nessuno" Pisani

Il Pm Federico Cafiero de Raho e il giornalista Roberto Saviano

NAPOLI - "Poverino" Michele Zagaria se ne va senza gloria, lasciando la sua Casapesenna nelle “mani dei balordi”. E’ una scena da panico quella che La7 ha mandato in onda l’altra sera. Da Mentana c’era Federico Cafiero de Raho e c’era pure Roberto Saviano che a Casal di Principe è andato due volte mentre Casapesenna la conosce solo sulla cartina Michelin. In uno studio televisivo scorrevano le immagini della gente intervistata. Gente comune, gente di Casapesenna. Per loro l’arresto di Zagaria è una tragedia. Tolto il capo “del doman non v’è certezza”. Da intellettuale Saviano parla di vittoria dello Stato. Da magistrato, de Raho, ridimensiona tutta l’operazione, concludendo che è "solo l’apice di uno dei momenti più importanti per la lotta contro la criminalità organizzata". Parole: Il pm di Spartacus si limita ad analizzare i fatti senza andare oltre. L’autore di Gomorra no. Lui, Saviano, continua a parlare come se stesse sul pulpito, come unico detentore del vero. Fa bene a non approfondire con occhio critico e cinico. Meglio evitare di sapere quali e quanti misteri sono nascosti dietro la cattura del super boss. Saviano fa bene il suo monologo, evitando di toccare argomenti spinosi. Mette da parte la “vena investigativa” del giornalista. Fa da spalla al magistrato che non regge più la tensione della giornata. L’arresto eccellente c’è stato. Zagaria è stato tradotto nel carcere di Novara. Tutto è andato secondo copione. Gli agenti hanno esultato, brindato e si sono abbracciati. Ma una nota stonata c’era: Vittorio Pisani


Zagaria arrestato e, in secondo piano a destra, Vittorio Pisani l'ex Capo della Squadra Mobile di Napoli

Un nome che fino a poco tempo fa era sinonimo di garanzia per la lotta intentata dallo Stato contro la criminalità organizzati, ma che oggi è diventato impronunciabile. L’ex capo della polizia di Napoli è improvvisamente un “signor nessuno” per la procura. Dopo l’indagine che lo vede coinvolto è diventato un’ombra nascosta dietro il capo dei capi. Eppure se è vero che le sue capacità investigative hanno contribuito all’arresto, i conti non tornano. E’ strano. Quasi surreale che un uomo dello Stato “cacciato” da Napoli arrivi all’improvviso per porre fine - dopo sedici anni - alla latitanza di Zagaria. Così come sono quasi sorprendenti le coincidenze. Prima la richiesta d’arresto per Nicola Cosentino, poi la cattura della primula rossa e ancora Francesco Schiavone che dopo mesi di silenzio ritorna a parlare. Sarà forse una coincidenza anche la confessione di Anna Carrino a pochi giorni dalla richiesta di custodia cautelare emessa nei confronti del parlamentare? Molti misteri sulla vicenda dell’arresto di Zagaria. Forse qualche ombra di troppo come quella che aleggiava negli occhi stanchi di Pisani. La camorra si combatte con molte incertezze. E questo de Raho lo tace, mentre Saviano continua a fare il vate.

Assunta Ferretta

martedì 6 dicembre 2011

Elezioni russe, Putin ha la maggioranza ma restano i lati oscuri della "democrazia" russa

I risultati delle elezioni per l'elezione della Duma. Come si evince dai colori il centro di Russia Unita, partito del Primo Ministro Putin, si conferma partito di maggioranza assoluta seguito dai Comunisti, i centristi di Russia Giusta e dalla destra nazionalista, tutte e tre opposizioni in crescita rispetto ai risultati del 2007.

Il vincitore "ridimensionato" Vladimir Putin

MOSCA – Alla fine ce l’ha fatta. L’ha spuntata per il rotto della cuffia ma alla fine, alle elezioni parlamentari, Nuova Russia, il partito del Premier Vladimir Putin, candidato alla Presidenza Russa per il terzo mandato non consecutivo (dopo quattro anni di interregno targato Medvedev, suo ex Ministro degli Interni, ndr), è il primo partito della Federazione Russa. La repubblica Russa, sorta dalle ceneri dell’Unione Sovietica, vive ormai da un decennio sotto la tutela dell’uomo forte dell’Est. Vladimir Putin non necessita di particolari presentazioni. Uomo del Kgb e dei servizi segreti moscoviti, a capo dei servizi di controllo in Polonia e negli altri Paesi del blocco sovietico all’epoca della Guerra Fredda, è poi passato alla politica dopo il golpe anti Perestrojka tentato dal Pcus nel 1991. Consigliere del Sindaco di Pietrogrado, poi deputato per la sua città e infine uomo di punta del Governo Federale guidato dal Presidente Boris Eltsin, l’uomo che sia mai stato più vicino alla democrazia in Russia. Eltsin lo scelse per guidare l’Fsb, servizi segreti post Kgb e da allora si è avvicinato sempre di più al Presidente fino a quando, alle soglie del capodanno 2000, Eltsin, per motivi di salute, rassegnò le dimissioni. Putin divenne Presidente, confermato nelle elezioni della primavera successiva e poi in quelle del 2004. Non potendo cambiare la costituzione dovette farsi sostituire dal suo pupillo Medvedev ma non prima di approvare delle modifiche costituzionali che rafforzavano i poteri del Primo Ministro. Primo atto ufficiale di Medvedev fu quello di nominare Putin a capo del Governo Russo. 

Il Presidente Dimitri Medvedev

Ora Putin ambisce a tornare al Cremlino e, in vista delle elezioni di primavera è dato come favorito. La Russia nel 2012 ha ancora bisogno di un uomo forte o di un ricambio generazionale e politico ai vertici? Questa la domanda che impazza da un capo all’altro del pianeta presso le cancellerie e i centri di analisi di politica internazionale. La Russia è cambiata dal 2000. Putin ha fatto della paura un’arma potente. La paura dell’indipendenza della Cecenia e il terrorismo internazionale sono stati all’ordine del giorno della sua agenda politica assieme al rilancio dell’economia e alla ripresa di una politica estera di prestigio per la Russia che vuole tornare a proporsi come alternativa vincente ai modelli occidentali e come unica via d’uscita rispetto all’islamismo e al sistema cinese. Cecenia, Georgia, Abkhazia sono entrati nell’immaginario collettivo russo come “armi” politiche di Putin. Anche il gas, il petrolio, i minerali e la corsa alla Siberia (per meglio amministrare l’immenso paese ha perfino stabilito la riduzione dei fusi orari da 11 a 4) sono il volto vincente dell’era putiniana assieme a basse tasse, espansione economica, aumento del fatturato industriale e ingresso di nuove tecnologie per la popolazione abituata ai rigori brezneviani. Poi c’è il lato oscuro della Russia di Putin con l’immagine della giornalista Anna Politkovskaja assassinata perché sempre pronta a indagare e denunciare gli abusi dei nuovi ricchi, dei burocrati e dell’enclave presidenziale. Ci sono gli oligarchi che dai tempi di Anatoly Chubais (ispiratore e gestore del più vasto processo di privatizzazioni economiche mai avviate al mondo agli inizi dell’era Eltsin nel 1992) ha regalato quasi tutto il potenziale economico della Russia ai nuovi ricchi post comunisti, coloro che, vicino ai potenti, si sono arricchiti grazie al capitalismo. Gli oligarchi non allineati? Al muro, ovviamente come Khodorkosky che voleva costruire un opposizione politica a Putin e finito in galera assieme al “collega” Lebedev. Poi ci sono gli esuli, costretti a lasciare la Russia per sfuggire all’uomo forte. Berezovskij finito a Londra, Gusinskij che ha scelto la corte del Borbone di Spagna, Nevzlin rifugiatosi presso Israele. Infine gli amici di Putin come Roman Abramovic e Michail Gutseriyev. Proprio la politica “prenditoria” degli oligarchi putiniani è alla base del primo colpo al sistema di potere dello Zar di Pietrogrado. La crisi economica ha indebolito tutti i sistemi politici che si sono dimostrati inefficienti a trovare soluzioni utili a migliorare le condizioni del popolo. I regimi nordafricani e mediorientali sono crollati e crolleranno nel breve periodo. Le democrazie occidentali, che hanno fatto della ricchezza la loro prima preoccupazione, sono allo sbando. Il Giappone e gli Stati Uniti sono finiti nel tunnel del debito pubblico mentre la Cina ha dovuto rivedere al ribasso i mostruosi ritmi di crescita. Stessa cosa è accaduta in Russia. La crisi economica ha squarciato il velo di Maya. Non regge più il sistema fondato sulla paura. Lo dicono i dati usciti fuori dalle urne per la rielezione della Duma. 


Il partito di Putin, Russia Unita si conferma partito di maggioranza sfiorando il 50% dei consensi e conservando la maggioranza assoluta nella Duma con 238 seggi. Il problema di Putin è il paragone con le precedenti elezioni del 2007 quando Russia Unita si affermò con il 64% dei voti e 315 seggi mancando di poco la maggioranza di seggi qualificata (75%) per la riforma della Costituzione che gli avrebbe permesso di ricandidarsi al Cremlino per la terza volta consecutiva. Ci ha riprovato e ha mancato l’obiettivo a vantaggio delle opposizioni, partito comunista in testa che ha incassato il 19,16% dei voti e 92 seggi migliorando di 3 punti percentuali il risultato del 2007. La formazione “centro-legalitaria” di Russia Giusta ha ottenuto il 13,2% dei voti e 64 seggi raddoppiando i consensi mentre la formazione nazionalista di destra del Partito Liberal Democratico ha ottenuto l’11,66% e 56 seggi (aumenta di 16 deputati rispetto al 2007). Tutto questo cosa cambia per Putin? Nulla, o quasi. Il 4 marzo 2012 Putin si presenterà al popolo che lo eleggerà, con una percentuale sicuramente superiore al 50%, al Cremlino. Non potrà, ancora una volta, modificare la Costituzione per divenire, in pratica, Presidente a vita, ma sarà ancora per molti anni il protagonista indiscusso della politica russa. Anche per l’Occidente cambierà poco. Putin è il garante dell’ordine internazionale. Favorevole a non includere l’Iran nel gioco nucleare ed è intenzionato a farsi rispettare in Asia come in Europa, il Presidente rieletto per la terza volta manterrà nelle sue mani le chiavi per stringere i rubinetti del gas all’Europa franco – tedesca. La scelta di Parigi e Berlino di imporsi agli altri partner europei avrà come conseguenza quella di spostare ancora una volta l’asse dell’Ue verso la Mitteleuropa, i Balcani e l’Oriente caucasico. Il Mediterraneo, da cui possono provenire l’energia e le risorse alternative ai beni russi, non viene preso in considerazione. Attendendo la rielezione dello "Zar" di Pietrogrado, i leader europei, italiani compresi, continuano a governare nella loro miopia. 

Paolo Luna 

Camorra e politica. Dopo le "profezie" di Anna Carrino, di nuovo nel ciclone Cosentino e Cesaro

Il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, 
e il deputato Nicola Cosentino, leader campano del Pdl 

NAPOLI - Il fattore “C” colpisce ancora. L’ingranaggio perfetto di connivenza, convenienza e convivenza rende schiavi tutti ma incatena soltanto le “quarte file”. I famosi “colletti bianchi” riescono sempre ad aggirare l’ostacolo. Per loro non c’è magistratura che tenga. Ordinanza che li fermi. Sistema giudiziario che gli impedisca di continuare “a delinquere”. “I potenti” sono sempre “immuni”, sempre “forti”. Soprattutto quella categoria che la politica mette nel limbo dorato per evitargli il carcere. Centrodestra o centrosinistra poco conta. Basta che siano volti noti del panorama nazionale e potenti nei loro paesi di origine. Gente che ha un peso nelle stanze del potere criminale e politico. Questo vale al di là del credo politico e della bandiera sotto la quale a proprio uso e consumo ci si continua a nascondere. Se conti – oltre ogni populismo – sei destinato ad un altro tipo di ordinamento giudiziario, quello garantista al mille per mille. La magistratura ci riprova a stringere le manette ai polsi di Nicola Cosentino e ad indagare sul conto di Luigi Cesaro. Il primo, ex Sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi e il secondo, presidente della Provincia di Napoli. Entrambi legati da lunga amicizia e anni di militanza politica. Entrambi uomini fidati dell’ex premier. Secondo i pm si sarebbero recati ad un incontro all’Unicredit di Roma per ottenere un finanziamento volto a favorire la costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe. Struttura che sarebbe servita al potente cartello criminale per continuare a riciclare denaro sporco. Il terremoto giudiziario non ha colpito solo Nicola Cosentino. Nel mirino della magistratura oltre al responsabile della filiale Unicredit di Roma Tiburtina Cristoforo Zara e al responsabile della gestione crediti per il Sud Italia di Unicredit Alfredo Protino, altri quarantasette personaggi del mondo politico locale e della camorra: Marcello Bianco, Mario Cacciapuoti, Antonio Cantello e Arturo Cantiello, Salvatore Catiello. Maurizio Capasso, Salvatore Capasso, Gian Giuseppe Carpenedo, Francesco Cavalieri, Alessandro Cirillo, Antonio Corvino (ex assessore di Casal di Principe), Caterina Corvino, Demetrio Corvino, Luigi Corvino, Nicola Corvino, Cipriano Cristiano (ex sindaco di Casal di Principe), Nicola Di Caterino, Gennaro Diana, Gianluca Diana, Mario Diana, Vincenzo Falconetti, Angelo Ferraro, Serbastiano Ferraro (consigliere provinciale), Luigi Fichele, Marco Galante, Mario Iavarrazzo, Alberto Francesco La Rocca, Mauro La Rocca, Luigi Lagravagnese, Alfonso Letizia, Giovanni Lubello, sposato a Katia Bidognetti, Andrea Pierpaolo Macciò, Giuliano Martino, Flavio Pelliccioni, Francesco Petito, Silvio Prosperi, Massimo Russo, Antonio Russo, Nicola Schiavone, Vincenzo Schiavone,  Raffaele Bidognetti, Raffaele Cerullo, Bernardo Cirillo, Francesco Cirillo, Giuseppe Diana, Francesco Di Maio, Salvatore Iorio, Guido Mercurio, Maria Assunta Di Lauro, moglie di Elio Natale, Stefano Di Rauso, Gaetano Iorio, Rossano Tirabassi, Giuseppe Valmassoni. Per questi ultimi cinque indagati, dalla Di Lauro fino a Valmassoni, sono stati disposti gli arresti domiciliari. A evitare la cella, per il momento, sarà solo Cosentino in quanto si dovrà attendere il parere della Camera, chiamata per la seconda volta a decidere se rigettare o accogliere la misura di custodia cautelare nei confronti del parlamentare. Ci risiamo. Anche nel novembre del 2009 l’ex Sottosegretario ha solo rischiato di finire in carcere. Sfumate le polemiche, che lo hanno costretto a rassegnare le dimissioni dal ministero guidato da Tremonti, è rimasto a Montecitorio come se niente fosse accaduto. Eppure su di lui sono state mosse accuse pesanti. Dichiarazioni che lo hanno costretto ad uscire dalla tranquilla Caserta per sedere su uno dei salotti televisivi più rinomati della politica italiana e difendersi pubblicamente. E’ a “Porta a porta” che Cosentino cercò di controbattere alle accuse mossegli da Gaetano Vassallo, ex imprenditore nel settore rifiuti. Il parlamentare dichiarò a Bruno Vespa di non aver mai incontrato personaggi malavitosi. E, soprattutto, di non aver mai cercato di favorire gli interessi che la cosca aveva nel grande business della gestione dell’immondizia. Tutto questo avveniva mentre Napoli soccombeva sotto il peso dell’ennesima emergenza. Vassallo, per Cosentino, era “un cocainomane utilizzato dai magistrati per screditarlo”. Si parlò addirittura di “magistratura ad orologeria”. Mettendo in piedi una teoria del complotto che lo avrebbe visto immolato come un agnello sacrificale alla causa del Pdl. Fatti e circostanze che, nonostante tutto, sono ancora al vaglio del giudice della prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Quello stesso palazzo di giustizia nel quale – qualche giorno fa - si è recata Anna Carrino per depositare un’ulteriore confessione che tira in ballo proprio Cosentino. ll parlamentare, a detta della Carrino, avrebbe favorito il figlio del boss di Napoli, Raffaele Stordler. Il clan, tramite Lubello (genero di Bidognetti anche lui finito in cella nel corso dell’operazione denominata “Il principe e la scheda ballerina”), avrebbe chiesto al Sottosegretario di intercedere affinché il giovane potesse prestare servizio militare senza allontanarsi da Napoli. Cortesia che il politico avrebbe fatto senza batter ciglio. Adesso la Carrino da messaggera di morte è diventata profetessa “di sinistri messaggi” soprattutto per il leader campano del Popolo della Libertà. Non sarà un caso che a distanza di pochi giorni da quella deposizione apparsa su tutti i giornali è stato emesso il provvedimento restrittivo nei confronti del responsabile regionale del Pdl. Se il futuro di Cosentino è appeso ad un filo, diversa è stata la sorte dell’ex sindaco di Villa Literno, Enrico Fabozzi. Per lui i cancelli del carcere si sono aperti immediatamente. L’ex consigliere regionale del Pd non ha potuto godere della famosa “immunità”, non essendo un parlamentare. Il quindici novembre, quando i carabinieri hanno bussato alla sua porta è stato costretto a seguirli. E’ ancora in cella con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto avrebbero accertato i carabinieri coordinati dalla Dda di Napoli, proprio in qualità di ex sindaco di Villa Literno, Fabozzi avrebbe stretto un patto con il clan dei Casalesi, in particolare con il gruppo capeggiato dal boss Domenico Bidognetti, per procurarsi appoggi elettorali in cambio di appalti. Con lui sono state arrestate altre otto persone. Per loro l’accusa è stata di estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante violenza e minaccia, corruzione, impiego di denaro di provenienza illecita e ricettazione, reati tutti aggravati dalla finalità di agevolare il clan «dei casalesi». Sicuramente Fabozzi non se la caverà con poco, visto che nell’ordinanza sono stati anche ricostruiti ipotetici rapporti con l’ex latitante Antonio Iovine.

Assunta Ferretta

lunedì 5 dicembre 2011

L'EDITORIALE/ L'incantatore di serpenti. Pensieri sparsi sul decreto salva Ita(g)lia!

Mario Monti domenica sera ha presentato 
la manovra "incantando" gli italiani con stile e charme

CASERTA – Alleluja, Alleluja. San Mario Monti dalla Bocconi ha fatto il miracolo. Lo spread scende, la Borsa sale, i politici si piegano, il Paese subisce! Ma a noi, cittadini non soffocati dai fumi dell’incenso che ha salutato la sua venuta, caro Presidente, non ci inganna! Viste le decisioni adottate dal Consiglio dei Ministri, il cosiddetto decreto “Salva Ita(g)lia” o pacchetto Monti non può che lasciarci insoddisfatti. Di questo si occuperà diffusamente il nostro Fausto di Lorenzo. Io ho una serie di pensieri sparsi che vorrei in questa sede raccogliere e sottoporre ai nostri lettori. 

1) Il pareggio di bilancio, una priorità del precedente Governo, è entrato prepotentemente anche all’ordine del giorno del nuovo esecutivo. Non sono un economista ma mi pare che si ha un pareggio quando le entrate e le uscite dello Stato sono alla pari. Questo avviene dappertutto ma in Italia no. Ci si dimentica del pesantissimo debito pubblico (il quarto del mondo) che ammonta ormai all’astronomica cifra di 1901 miliardi di euro certificati dalla Banca d’Italia (giugno 2011). Praticamente un debito del 122% sul Pil. Ora, il pacchetto Monti, ammonta a 30 miliardi di euro. Come si fa a raggiungere il pareggio di bilancio con 1901 miliardi di debiti? Misteri che solo il nostro Presidente del Consiglio/Incantatore di serpenti, potrebbe dipanare. 

2) Le lacrime del ministro Elsa Fornero sono state uno spettacolo disgustoso (e ci tengo a sottolinearlo). Elsa Fornero che già abbiamo avuto modo di presentare in altro articolo, appartiene alla cricca dei potentati economici e bancari. Tra le altre cose è direttrice del Comitato scientifico del Centro di ricerca su pensioni e politiche del Welfare (Cerp), dipartimento del Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino) che si occupa di studi di economia e mondo del lavoro e che è stato costituito dalla Compagnia di San Paolo (ordine bancario, non religioso!) e dall’Università di Torino (Vicepresidente del Carlo Alberto è, per la cronaca, Mario Deaglio, economista e banchiere marito della Fornero). In tutta la sua vita ha studiato i modelli pensionistici per la Banca Mondiale in nome della quale è stata inviata in Russia, Moldavia e Albania come esperta di Welfare e ha assistito i Governi di quei Paesi nei processi di riforma. Riforme che, a distanza di pochi anni dalla loro applicazione, si sono rivelati fallimentari. Lo stesso modello che la Fornero vuole applicare in Italia. In una intervista concessa alla Stampa di Torino il 27 ottobre 2011, dunque 15 giorni prima della sua nomina a Ministro del Welfare la Fornero annunciava in risposta alla giornalista Flavia Amabile che chiedeva quale riforma pensionistica sarebbe servita al Paese: “Una sola misura poteva dargli credibilità (alle precedenti riforme, nda), eliminare del tutto le pensioni di anzianità, equiparare le età tra uomini e donne, stabilire una età minima di 63 anni per andare in pensione (salvo i lavori davvero usuranti) e lasciare flessibilità a chi vuole restare al lavoro”. In pratica quello che ha poi messo nero su bianco nel decreto salva Ita(g)lia. Opinione già espressa in una intervista al Sole24Ore il 14 marzo 2011. Andando ancora indietro, il 10 febbraio 2011 sul Mattino di Napoli la Fornero veniva interrogata sulla differenza nord sud in merito alla Sanità e alle pensioni. La Fornero sosteneva: “[…] inutile e controproducente percorrere la strada delle polemiche perché si finirebbe per scaricare su altri colpe e responsabilità. Il mio invito allora è di evitare le affermazioni tranchant per favorire la cooperazione e la solidarietà da una parte all’altra dell’Italia. Le regioni meridionali hanno diritto a giusti incentivi per ottenere due risultati importanti: una classe dirigente più efficiente ed una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte di uomini, donne, anziani e giovani”. Questa parte, solidarietà verso il Sud, non è ovviamente entrata nel decreto approvato dal CdM. E volendo andare ancora indietro scopriremmo che da sempre Elsa Fornero predica la riforma che ha poi applicato. Allora mi vengono spontanee una domanda e una affermazione. Domanda: come mai tante lacrime e disperazione alla conferenza stampa di presentazione della manovra, come se lei fosse stata costretta ad elaborare e firmare quel decreto quando invece il testo corrisponde esattamente alla sua volontà e al suo pensiero? Affermazione: la ministra Fornero ha avuto il pessimo gusto, e questo rende ancora più disgustosa la scena, di piangere a comando sulla parola sacrifici. Lei parla di sacrifici? Lei, Elsa Fornero? Una donna ministro che percepisce 177.062 euro l’anno come stipendio piange per i sacrifici della povera gente? Lo dico alla Totò: ma mi faccia il piacere! 

La disperazione della Fornero per i sacrifici a cui ha costretto il popolo.

3) Mario Monti è il nuovo eroe nazionale. Ha rinunciato allo stipendio di Presidente del Consiglio e Ministro dell’Economia! Facendo due conti dobbiamo dire che Monti ha rinunciato a 12.000 euro mensili per la Presidenza del Consiglio, più a 3.746 euro mensili per l’interim all’Economia. In totale, considerate le 13 mensilità, Monti ha rinunciato a 204.689 euro annui e di questo lo ringraziamo. Ma attenzione a non santificarlo e martirizzarlo. Non ci scordiamo che, come Senatore a vita, percepirà per 13 mesi (anche se l’anno è fatto di 12 mesi) la bellezza di 325.000 euro!!! Continuano ad andare in bianco i cittadini. 

4) Come volevasi dimostrare, quanto più i Governi sono impietosi e devastanti contro i cittadini tanto più la finanza e le borse esultano. Domenica sera Monti ha comunicato le sue misure. Lunedì tutte le borse sono in positivo e lo spread è sceso sotto i 400 punti. Servono altre prove? Lasciate lavorare il Governo un altro paio di mesi! 

5) Ridicoli più di tutti, i partiti politici in Parlamento e le forze sociali, per così dire. I tre sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno indetto, per lunedì, uno sciopero di quattro ore (la Cgil) di due ore (Cisl e Uil). I vescovi hanno detto che la manovra non va bene perché è iniqua è tartassa i poveri cristi (con decenza parlando!). I partiti si sono divisi. L’Italia dei Valori ha detto che non voterà la macelleria sociale di Monti. Il Pd con Bersani ha richiesto dei “ritocchini” (!?). Il terzo polo di Casini è invece contentissimo (il che tradotto in linguaggio più semplice: il suocero di Casini, il costruttore, banchiere ed editore Caltagirone è contento del Governo e tutto resti così com’è!). Il Pdl con Berlusconi ha “consigliato” a Monti di chiedere la fiducia altrimenti il provvedimento non passerebbe alla prova del Parlamento (e a Berlusconi mi viene da chiedere come mai si fa ancora vedere in giro a sparare consigli dannosi non richiesti invece di spassarsela alle Maldive con le sue Papy girl). La Lega Nord mantiene il punto. No a Monti. No alle misure Salva Ita(g)lia. 
W l’opposizione. Anche se la fanno la Lega e l’Idv!

Roberto Della Rocca

domenica 4 dicembre 2011

ANTEPRIMA/ Il secondo numero de "il Giornale del Sud"


SANTE MARIE - Uscirà mercoledì 7 dicembre, in occasione della commemorazione per i 150 anni dell'arresto e fucilazione del Generale catalano José Borges (o Borjés) il secondo numero cartaceo de il Giornale del Sud. Per la redazione e i collaboratori del periodico è un risultato importante. Non solo siamo riusciti a garantire il rispetto dell'uscita bimestrale che ci eravamo prefissati, ma abbiamo anche accresciuto le collaborazioni di nuovi redattori e incrementato l'attività online che ci vede presenti all'indirizzo ilgiornaledelsud.blogspot.com con una frequenza superiore alle aspettative come dimostra il numero di visite raggiunto in poco tempo. E anche sotto il profilo delle notizie e della qualità offerta ai lettori la soddisfazione è tanta. Apriamo, questo secondo numero, con una notizia esclusiva trascurata e ignorata dai giornali nazionali troppo impegnati, una notizia che viene dall'altra parte del Mediterraneo, mare che ci circonda e che da secoli ci ha dato vita, ricchezza e prosperità. La rivoluzione egiziana è tornata a infiammare. Ce la racconta, con l'abilità e la precisione che avrete imparato a riconoscere e ad apprezzare, Marina Lebro che ha raccolto le voci del Cairo e ha scoperto la chiusura della Camera di Commercio italo - egiziana. Una notizia bomba che mina, assieme alla più recente affermazione del radicalismo religioso nella regione, l'asset commerciale strategico dell'Italia, in particolare del nostro Sud che deve essere sempre più proiettato verso il Mediterraneo e la sua gente. Importante l'intervista al Sindaco di un piccolo comune della Lucania, Palazzo San Gervasio, dove Federico Pagano ci racconta la chiusura del suo comune e l'autodenuncia per interruzione di pubblico servizio a causa della crisi e delle inefficienze della politica nazionale e regionale. Al centro dell'attenzione i recenti sconvolgimenti della politica italiana che hanno portato al cambio della guardia a Palazzo Chigi. Ci siamo interrogati sul commissariamento del nostro Paese da parte della Ue, del ruolo avuto da Giorgio Napolitano, e, ancora una volta, dei dati economici e delle funeste previsioni per il nostro Sud, a rischio sopravvivenza. Sempre presenti gli appuntamenti ai quali invitiamo a partecipare numerosi con attenzione e vi ricordo la tavola rotonda che si svolgerà presso l'Hotel Una in piazza Garibaldi a Napoli il 14 gennaio 2012. Incontro sul tema "il Sud e l'Informazione". Chiudono le nostre pagine il racconto di una pagina dimenticata della nostra storia raccontata da Gaetano Marabello che racconta del sacco operato da francesi e giacobini ai danni del tesoro di San Nicola a Bari. Non mi resta che ringraziarvi per l'attenzione e lasciarvi al sommario, invitandovi a seguirci  (e invitando i vostri amici a seguirci) sempre di più sia attraverso il cartaceo che attraverso il nostro sito e il nostro profilo facebook, ricordandovi che è possibile iscriversi alla mailig list del giornale per essere sempre aggiornati su articoli pubblicati e attività.

r.d.r.

SOMMARIO NUMERO 2 ANNO I

Editoriale di Roberto Della Rocca
La formula della Patria, 3 T per fare grande il Sud

Esclusiva di Marina Lebro
Voci e immagini del Mediterraneo in fiamme

L’intervista di Fausto Di Lorenzo
“Chiudo il comune per crisi”

Economia di Fernando Riccardi
A rischio la sopravvivenza del Sud

Cronaca di Paolo Blini
Quei morti di serie B

Attualità di Fernando Riccardi
Povera italia! Una nazione a sovranità limitata

Attualità di Paolo Luna 
Golpe bianco e immigrati, le giravolte del Presidente

Eventi di redazione eventi
Tutti gli appuntamenti da non perdere

Cultura di Gaetano Marabello
Così saccheggiarono il tesoro di San Nicola

La bacheca di F.d.L.
Brigantaggio postunitario. La storia rivista

L'EDITORIALE/ Buongiorno Italia, anche il Corsera si è svegliato dal torpore



CASERTA - Buongiorno Italia. Domani, lunedì 5 dicembre 2011 suonerà la sveglia che il Presidente del Consiglio Mario Monti ha accuratamente caricato. Inutile aggiungere che non sarà un buon risveglio per tutti gli abitanti di questo sgangherato paese. La stangata era nell'aria. Ancor prima che si insediasse a palazzo Chigi due cose, dalle colonne di questo giornale, avevamo detto:
1) Mario Monti, ribadisco persona degnissima e grande professionista, non avrebbe risolto in alcun modo i problemi di un Paese nato male, cresciuto peggio e destinato a morire a stretto giro di posta nonostante quello che pensino i signori storici e politologi.
2) Giorgio Napolitano, a cui abbiamo dedicato un profilo e una foto con tanto di corona in testa, ribattezzandolo Re Giorgio I, aveva forzato la Costituzione, costretto alle dimissioni un governo politico e, invece di restituire la parola al popolo ha pompato, posto le basi e realizzato un governo "tecnico". (Tra parentesi aggiungo che il New York Times ha dedicato a Napolitano un articolo biografia definendolo Re Giorgio. Ebbene, caro NYT sei arrivato tardi, nonostante l'azione di Morfeo in questo paese il Giornale del Sud si era già accorto che qualcosa non andava!)
Analizziamo bene i punti e la questione.
Mario Monti viene nominato Presidente del Consiglio. Nonostante Napolitano il suo Governo si regge sul consenso parlamentare. Tutti i partiti, eccezion fatta per la Lega Nord e per alcune forze extraparlamentari di destra e di sinistra (che Dio li benedica!), hanno entusiasticamente concesso il proprio voto a Monti e continueranno a farlo.
Mario Monti doveva risolvere il problema della crisi italiana. Non lo farà. Mario Monti farà soltanto quello che l'Unione Europea ha deciso che vada fatto in Italia vale a dire azzerare il debito pubblico e portare l'Italia nello step n°2 dell'integrazione europea e mondialista, vale a dire quella della polizia fiscale e dell'unione fiscale.
Non a caso il limite che si intende fissare per l'uso del contante è di 300 euro (qualcuno ipotizza 100 euro) il che significa bloccare e rendere difficoltoso il commercio. Ma a Mario Monti poco importa.
Sull'unione fiscale se ne stanno occupando la coppia Merkel Sarkozy e, c'è da scommetterci, non saranno né rose né fiori.
Mario Monti deve coprire un buco e per farlo è intenzionato a tassare. L'unica cosa che può fare con il consenso unanime (o quasi) delle forze politiche. 
Udite, udite, anche il Corriere della Sera si è svegliato dal torpore e, in un commento a quattro mani di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi dal titolo "Caro Presidente no, così non va" avanza dubbi seri sulla capacità della dottrina Monti di risolvere il problema Italia. E allora Buongiorno Corriere della Sera! Benvenuto tra i cervelli pensanti.
Che poi è necessario fare una precisazione chiara sulla nostra posizione. I soliti idioti che non hanno altro tempo da perdere che cercare busillis inesistenti ci accusano di Berlusconismo latente. Come se noi rimpiangessimo il vecchio Governo. Chiariamo che qualsiasi governo oggi si potrebbe costituire in Italia non sarebbe all'altezza di prendere il toro per le corna e fare quello che serve, veramente al nostro Paese: dichiarare Bancarotta e ripartire da 0 con meno tasse, zero privilegi, nessuna casta.
Nessuno dei politici oggi presenti in Italia potrebbe farlo e questo è il motivo per cui l'Italia è destinata a soccombere, spread o non spread, Monti o Berlusconi
Ai critici rispondo che non si rimpiange il vecchio. Basterebbe avere a disposizione un Presidente del Consiglio che si prendesse la briga di studiare e applicare la Curva di Laffer, modello di economia su cui avremo modo di tornare diffusamente più avanti. Modello che, quando è stato applicato (Usa di Reagan e Russia di Eltsin) ha avuto risultati positivi e apprezzabili.
Domani vedremo il Modello Monti. Già sappiamo che non ci sarà niente da ridere. Vedremo anche le reazioni di quel che resta della politica italiana e allora sì, che potremo cominciare a piangere.
A domani per gli aggiornamenti!

Roberto Della Rocca