Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista
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venerdì 27 aprile 2012

Vanessa uccisa dal convivente, giù le mani dalle donne

  Vanessa Scialfa


ENNA - I moventi possono essere tanti dalla sorda invidia alla passione disperata, dall'amore folle all'ossessione spietata, o da vecchi rancori a dissapori mai chiariti. Il movente può essere sociologico o di carattere privato, cioè rintraccibile nella sfera familiare. Nulla, nessuna analisi criminologica, nè psicologica giustifica la brutalità con cui sono stata assassinate Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea e Vanessa Scialfa. Scrivo da figlia, da cugina, da potenziale fidanzata. Questo lungo articolo lo scrivo indossando gli abiti di una moglie che si trova ad arginare l'ira funesta di un "pelide" marito imbecille, di un compagno impotente. E' la foto di Vanessa a farmi montare la rabbia. Una rabbia sorda, ma non criminale.  Vanessa è soltanto l'ultima. Una ventenne innamorata del proprio convivente che la strangola sotto effetto della cocaina. Francesco Mario Lo Presti ha confessato di averle stretto la gola con il cavo del lettore Dvd. L'ammissione è arrivata dopo un raggiro degli inquirenti. A scatenare la furia omicida dell'uomo di quindici anni più grande di lei sarebbe stato un nome. Un solo nome. Poi, come impone il codice penale, ha dichiarato di aver assunto cocaina, ma si attende l'esito delle analisi per accertare la presenza di stupefacenti o alcool nel suo sangue. Quella di Lo Presti è stata una lunga e particolareggiata confessione, giunta al termine di un interrogatorio durato per alcune ore. Secondo il racconto dell'uomo la ragazza in un momento di intimità avrebbe pronunciato il nome del suo ex fidanzato. Per morire basta pronunciare un nome. Lo Presti avrebbe cominciato a inveire e Vanessa si sarebbe alzata dal letto e si sarebbe vestita, forse con l'intenzione di andare via da casa. L'intenzione era quella di scappare prima di poter subire la sua violenza. A questo punto Lo Presti - come ha raccontato egli stesso ai poliziotti -  avrebbe assunto la cocaina e vedendo la compagna che stava per uscire avrebbe strappato i cavi del lettore Dvd e l'avrebbe strangolata, annodandole i fili al collo e spingendola sul letto. E' dal ventiquattro aprile che il padre di Vanessa ha denunciato la scomparsa. Ore di attesa per scoprire che sua figlia è stata uccisa dall'uomo che amava per aver nominato un ex fidanzato. Sono  dodici donne uccise nel nostro Paese in questi primi mesi del 2012. 



Melania Rea


                                      Veronica Abbate


Uccise a Ragusa, Civitanova Marche, Putignano, Marano, Monza, Trapani, Avellino, Ferrara, Milano, Trento. Uccise con armi da fuoco, con percosse, strangolate, soffocate, gettate dalla finestra, incendiate. Donne uccise dal marito, dal fidanzato, dal convivente, dal "cliente", dall'ex marito, dall'ex fidanzato, dal padre o dal genero. Donne uccise da un uomo. Omicidi commessi non per gelosia, non per follia, non per disperazione. Le cause di questi omicidi hanno radici ben più profonde. Non sono episodi isolati né storie eccezionali. Si tratta di violenza di genere, ed è un fenomeno tanto diffuso quanto dimenticato. L'associazione Frida, impegnata da anni a contrastare la violenza sulle donne, rende noti dei dati raccapriccianti: nel 2010 le donne uccise sono state 127; in cinque anni - dal 2005 al 2010 - sono state uccise 650 donne. Nel 2011 si stima - sulla base delle notizie riportate dai media - che le donne uccise siano state 137. Sono numeri di donne barbaramente ammazzate. Le considerazioni vengono spontanee. Si dovrebbe ritornare al femminismo, ai gruppi di autocoscienza, alle lectio magistralis di Virginia Woolf, ai libri "Sputiamo su Hegel" o a "La mistica della femminilità". E quando qualche accademico ci viene a propinare che la differenza di genere non esiste, che siamo tutti uguali, allora il gentil sesso dovrebbe insorgere con statistiche alla mano. Ricordo Veronica Abbate, uccisa  a Mondragone nel 2006. I suoi occhi azzurri, il suo viso angelico e lo sguardo disperato dei genitori dinanzia al criminale che l'ha assassinata. Era il suo ex. Un maresciallo della Guardia di Finanza, uno che, stando agli avvocati, proveniva da un ambiente bene, quello della Mondragone che conta. Un assassino in divisa. Il giovane costituitosi subito dopo l'omicidio è tutt’ora in carcere. La famiglia di Veronica e i suoi amici portano avanti la loro battaglia affinché gli venga inflitta la giusta pena senza sconti e attenuanti. In Assise Mario Beatrice aveva ricevuto 30 anni ma successivamente, in Appello, la pena da scontare si è quasi dimezzata (18 anni). Oltre al danno anche la beffa. 


Assunta Ferretta

giovedì 26 aprile 2012

Piccola editoria in crisi, scende in campo Sandra Lonardo


Sandra Lonardo Mastella

NAPOLI -  Il potere dell'informazione e l'importanza di continuare a scrivere libri. Se crisi c'è, deve essere superata con il sostegno delle istituzioni. Questo avrà pensato Sandra Lonardo quando ha sfogliato la proposta di legge firmata da Angela Cortese. Ecco perchè Lonardo è scesa in campo a difesa delle case editrici e lo ha fatto presentando alcuni emendamenti che mirano al sostegno ed alla promozione  della piccola editoria locale, degli operatori dell’informazione locale, delle piccole imprese editoriali, anche online e delle emeroteche campane, compresa, ovviamente, l’Emeroteca Tucci. La discussione è approdata oggi in aula. "Da mesi - ha dichiarato il consigliere regionale - ho presentato una legge organica a favore non solo degli editori librari ma anche dei piccoli editori locali della Campania, quelli che, con grande sacrificio ma anche con grande passione - ha aggiunto Sandra Lonardo - si occupano di informazione locale, anche on-line". Nella sua proposta, condivisa dal capogruppo dell'Udeur Ugo de Flavis, sono previste azioni tese a sostenere l'emeroteche campane. "Che sicuramente - ha sottolineato il consigliere regionale dell'Udeur - rappresentano un patrimonio originale della nostra regione". Di battaglie Sandra Lonardo ne ha vinte tante. Non ultima quella relativa alla stabilizzazione dei dipendenti del Consorzio di Bonifica Valle telesina che dopo anni di proteste sono diventati lavoratori effettivi del Consorzio Sannio Alifano. 

Testimone di mafia costretta al suicidio, preso il fratello



Maria Concetta Cacciola
REGGIO CALABRIA - Era una donna ed è morta. Era una collaboratrice di giustizia ed è stata costretta a togliersi la vita. Maria Concetta Cacciola sotto la pressione dei familiari è deceduta dopo aver ingerito acido muriatico. A finire in manette, dopo una breve latitanza,  è stato il fratello,  Giuseppe Cacciola. Contro di lui un'accusa molto pesante: insieme ai genitori avrebbe indotto al  suicidio la sorella, testimone di giustizia.  Le forze dell'ordine lo hanno bloccato mentre usciva da un centro commerciale. L'uomo, 31 anni, aveva fatto perdere le sue tracce due mesi fa, quando il gip di Palmi, su richiesta della Procura, ne aveva ordinato l'arresto. Sono già in carcere il padre della donna, Michele Cacciola e la madre, Anna Rosalba Lazzaro. Ad indurre Maria Concetta al suicidio, secondo la Procura, sono state le pressioni dei parenti. La donna ha dovuto espiare la sua colpa. Un'unica colpa, cioè quella di rompere il muro di omertà e denunciare il fratello. Il calvario della donna è iniziato quando  con le sue dichiarazioni alla Dda di Reggio Calabria aveva svelato gli affari criminali della propria famiglia, consentendo ai carabinieri di arrestare undici affiliati alla cosca Bellocco e di scoprire due bunker utilizzati dai latitanti. Poi era ritornata a Rosarno per abbracciare i figli e prepare le pratiche che le avrebbero permesso di portare la sua famiglia in una zona protetta. Il "tradimento" alla famiglia è stato punito. Percosse, violenze e ricatti hanno costretto Maria Concetta ad ammazzarsi. La donna era figlia del cognato del boss Gregorio Bellocco, considerato uno dei capi dell'omonima cosca legata a quella dei Pesce.  Il suo atto di coraggio ricorda quello di Rita Atria, la collaboratrice che si tolse la vita dopo la morte di Paolo Borsellino. E le sue parole ancora echeggiano nella memoria di quanti raccontano, ricordano e combattono la mafia: « Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta». 


Dorotea Landolfi

martedì 24 aprile 2012

Rifiuti senza Iva, la Federconsumatori festeggia invano

NAPOLI - E' una vittoria di Pirro quella che la Federconsumatori sta festeggiando. Molti Comuni non hanno effettuato il passaggio dalla Tarsu alla Tia e, quindi, il rimborso Iva non è erogabile. Se da un lato la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha stabilito che la TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) è una “tassa” e non una “tariffa”, pertanto, sulla stessa non è applicabile l’IVA; dall'altro lato c'è da considerare che molti Enti hanno continuato ad imporre ai cittadini il pagamento della Tarsu. Le principali differenze - così come riportato in una nota stampa divulgata dall'associazione nazionale consumatori - tra Tarsu  e Tia riguardano il calcolo del contributo che, nel caso della Tarsu è effettuato sulla base dei metri quadrati del proprio immobile (con una riduzione nel caso si viva da soli), nel caso della Tia, invece, la tariffa - si legge nel comunicato della Federconsumatori - è determinata da una quota fissa del servizio, ai quali si aggiunge una componente variabile legata al numero dei componenti del nucleo familiare, e calcolata, cioè, in base ai rifiuti effettivamente prodotti, e in effetti così non è stato. Il passaggio avrebbe degli effetti positivi. In particolare, incentiverebbe sempre di più la raccolta differenziata ed i comportamenti delle utenze finalizzati a ridurre i rifiuti. Ma ai Comuni questo non interessa. Le amministrazioni sono dormienti. Il grande affare dello smaltimento continua ad essere piatto prelibato per le organizzazioni criminali. La retorica se non accompagnata dai fatti serve a ben poco. A nulla valgono le manifestazioni, i cortei, le tavole rotonde, gli incendi e le iniziative finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica in materia di raccolta differenziata, se sono proprio gli Enti municipali a cestinare tutti gli atti amministrativi necessari a migliorarne la gestione locale del servizio. Dovrebbe essere appannaggio dei sindaci provvedere a modificare la norma e, allo stesso tempo, ad avviare una seria ed efficace raccolta sui territori. Però l'argomento è ancora caldo, soprattutto in alcune zone della Campania. 




ASSUNTA FERRETTA

martedì 28 febbraio 2012

Sta arrivando il quarto numero de "il Giornale del Sud"



NAPOLI - E' in arrivo il quarto numero de "il Giornale del Sud", il mensile di attualità, politica e cultura meridionalista. In questo numero si affronterà la questione delle carceri meridionali (di ieri e di oggi!). Occhio fermo anche al Mediterraneo con l'evoluzione della crisi greca e il mortificante accordo commerciale siglato tra Unione Europea e Marocco. Accordo, quest'ultimo, che danneggia l'agricoltura del Sud e costituisce una risposta politica alla protesta dei forconi siciliani. Non saranno dimenticati gli ultimi scandali della sanità, i provvedimenti del Governo pugliese per far pagare meno l'acqua pubblica e, note di colore, i successi dell'avvocatura pugliese a Roma e le ultime fiction della Rai sulla storia meridionale. Tutto questo, ovviamente, solo sul Giornale del Sud!

c.s.

domenica 4 dicembre 2011

ANTEPRIMA/ Il secondo numero de "il Giornale del Sud"


SANTE MARIE - Uscirà mercoledì 7 dicembre, in occasione della commemorazione per i 150 anni dell'arresto e fucilazione del Generale catalano José Borges (o Borjés) il secondo numero cartaceo de il Giornale del Sud. Per la redazione e i collaboratori del periodico è un risultato importante. Non solo siamo riusciti a garantire il rispetto dell'uscita bimestrale che ci eravamo prefissati, ma abbiamo anche accresciuto le collaborazioni di nuovi redattori e incrementato l'attività online che ci vede presenti all'indirizzo ilgiornaledelsud.blogspot.com con una frequenza superiore alle aspettative come dimostra il numero di visite raggiunto in poco tempo. E anche sotto il profilo delle notizie e della qualità offerta ai lettori la soddisfazione è tanta. Apriamo, questo secondo numero, con una notizia esclusiva trascurata e ignorata dai giornali nazionali troppo impegnati, una notizia che viene dall'altra parte del Mediterraneo, mare che ci circonda e che da secoli ci ha dato vita, ricchezza e prosperità. La rivoluzione egiziana è tornata a infiammare. Ce la racconta, con l'abilità e la precisione che avrete imparato a riconoscere e ad apprezzare, Marina Lebro che ha raccolto le voci del Cairo e ha scoperto la chiusura della Camera di Commercio italo - egiziana. Una notizia bomba che mina, assieme alla più recente affermazione del radicalismo religioso nella regione, l'asset commerciale strategico dell'Italia, in particolare del nostro Sud che deve essere sempre più proiettato verso il Mediterraneo e la sua gente. Importante l'intervista al Sindaco di un piccolo comune della Lucania, Palazzo San Gervasio, dove Federico Pagano ci racconta la chiusura del suo comune e l'autodenuncia per interruzione di pubblico servizio a causa della crisi e delle inefficienze della politica nazionale e regionale. Al centro dell'attenzione i recenti sconvolgimenti della politica italiana che hanno portato al cambio della guardia a Palazzo Chigi. Ci siamo interrogati sul commissariamento del nostro Paese da parte della Ue, del ruolo avuto da Giorgio Napolitano, e, ancora una volta, dei dati economici e delle funeste previsioni per il nostro Sud, a rischio sopravvivenza. Sempre presenti gli appuntamenti ai quali invitiamo a partecipare numerosi con attenzione e vi ricordo la tavola rotonda che si svolgerà presso l'Hotel Una in piazza Garibaldi a Napoli il 14 gennaio 2012. Incontro sul tema "il Sud e l'Informazione". Chiudono le nostre pagine il racconto di una pagina dimenticata della nostra storia raccontata da Gaetano Marabello che racconta del sacco operato da francesi e giacobini ai danni del tesoro di San Nicola a Bari. Non mi resta che ringraziarvi per l'attenzione e lasciarvi al sommario, invitandovi a seguirci  (e invitando i vostri amici a seguirci) sempre di più sia attraverso il cartaceo che attraverso il nostro sito e il nostro profilo facebook, ricordandovi che è possibile iscriversi alla mailig list del giornale per essere sempre aggiornati su articoli pubblicati e attività.

r.d.r.

SOMMARIO NUMERO 2 ANNO I

Editoriale di Roberto Della Rocca
La formula della Patria, 3 T per fare grande il Sud

Esclusiva di Marina Lebro
Voci e immagini del Mediterraneo in fiamme

L’intervista di Fausto Di Lorenzo
“Chiudo il comune per crisi”

Economia di Fernando Riccardi
A rischio la sopravvivenza del Sud

Cronaca di Paolo Blini
Quei morti di serie B

Attualità di Fernando Riccardi
Povera italia! Una nazione a sovranità limitata

Attualità di Paolo Luna 
Golpe bianco e immigrati, le giravolte del Presidente

Eventi di redazione eventi
Tutti gli appuntamenti da non perdere

Cultura di Gaetano Marabello
Così saccheggiarono il tesoro di San Nicola

La bacheca di F.d.L.
Brigantaggio postunitario. La storia rivista

domenica 18 settembre 2011

Anteprima/ Il primo numero de "Il Giornale del Sud" da mercoledì 28 settembre

NAPOLI - Sta arrivando il primo numero de "Il Giornale del Sud", il periodico di attualità, politica e cultura meridionalista. L'uscita del primo numero, già tanto ricco di notizie e curiosità, è prevista per il giorno mercoledì 28 settembre. Ancora 10 giorni prima di conoscere redazione e poter leggerne le notizie!