Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista
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venerdì 17 agosto 2012

Incendi estivi, Sud all'avanguardia nella prevenzione e nella cooperazione


NAPOLI – Oltre 50 incendi al giorno con punte comprese tra gli 80 e i 100 roghi. Questo il bilancio provvisorio di questa estate 2012 mentre una nuova ondata di caldo dal Marocco sta per investire la penisola italiana. In prima linea, a combattere contro le fiamme, gli uomini dei Vigili del Fuoco e della Guardia Forestale. Lo fanno, molte volte, a rischio della propria vita in condizioni durissime come dimostrato dalla recentissima polemica che si è aperta sui mezzi forniti dal ministero e rivelatisi non idonei a tutelare dal fuoco. Il caso di guanti e caschi a norma ma non sufficienti a salvare la pelle rischia di diventare un vero e proprio problema per il ministero ma, in questi giorni, più che le polemiche conta il grande lavoro che si svolge per salvare migliaia di ettari a rischio. Il problema riguarda anche il Sud dove numerose aree vengono date alle fiamme. Le Regioni più colpite dal fenomeno sono la Sicilia e la Calabria, dove ai turisti distratti, ai fumatori incoscienti e ai piromani si aggiunge la mano della criminalità organizzata. Eppure proprio nel Sud ci sono aree di eccellenza, come ci viene confermato dal calabrese Mario Falbo, oggi alla guida del Comando dei Vigili del Fuoco di Caserta e già vicecomandante regionale a Napoli e a capo del comando di Torino nei mesi delle Olimpiadi invernali. Incontrato durante la nostra inchiesta sul mondo del lavoro, il Comandante ha confermato che la Campania si conferma come modello positivo e come esempio per tutto il paese nella lotta agli incendi grazie alla forte sinergia che si è creata nel tempo tra i comandi provinciali e le istituzioni del territorio. Non solo, dunque, i forti collegamenti tra Guardia Forestale e Vigili del Fuoco ma anche tra questi ultimi e le amministrazioni provinciali e comunali, le Prefetture, le Forze dell’ordine, circostanza che consente una maggiore incisività negli interventi. Un settore, quello della lotta agli incendi, dove il divario Nord – Sud non è percepito. “A differenza di quanto si può pensare tutto il paese è all’avanguardia nella lotta agli incendi rispetto ai vicini europei – dichiara il Comandante Falbo – il forte clima di collaborazione che si è instaurato tra i vari comandi provinciali, campani ed extraregionali, consente di arrivare sui luoghi degli incendi molto più rapidamente e i rapporti con le istituzioni e con le scuole ci permettono di effettuare una campagna di prevenzione che è, forse, più importante della stessa opera di spegnimento”. Proprio quello della prevenzione è uno dei temi fondamentali recentemente tornato alla ribalta a seguito delle denunce di Legambiente. Gli ambientalisti, dopo i numerosi e pericolosi roghi siciliani, hanno denunciato la scarsa opera di lotta ai cattivi costumi e la mancanza di corsi di buon comportamento nei boschi che rendono dolosi la maggior parte degli incendi divampati sull’isola. Il bilancio provvisorio resta però positivo. Nonostante l’alto numero di roghi segnalati il rapido intervento è, fino ad ora, riuscito ad evitare il peggio nella maggior parte dei casi ma bisognerà attendere la fine del mese per i dati definitivi di questa caldissima estate.

PAOLO LUNA

mercoledì 1 agosto 2012

L'EDITORIALE/ L'Ilva, quando la lotta è dura. Ma non contro il padrone


TARANTO - L'Ilva è il centro siderurgico ex-Italsider, di proprietà del Gruppo Riva, leader del settore in Italia, e quarto in Europa. Come si sa, la presenza dell'Ilva, che è nata all'inizio del novecento, ha reso Taranto una delle città più inquinate d'Europa. “Meglio morire, forse, di tumore che sicuramente di fame” è probabilmente ciò che si son detti gli 8mila operai dell'Ilva di Taranto che hanno manifestato contro il sequestro disposto dal Gip Patrizia Todisco. La chiusura dell'area a caldo interesserebbe, infatti, contando l'indotto, 20mila famiglie. Ma torniamo indietro di qualche giorno: il 26 Luglio, mentre si teneva a Roma, presso il Ministero dell'Ambiente, un vertice che stabiliva una Road Map per un risanamento dell'Ilva che non incidesse sulla produzione, viene disposto dal Gip Todisco il sequestro degli impianti, poiché, secondo le indagini epidemiologiche, l'Ilva causerebbe «malattia e morte». Contestualmente, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini dichiarava al Sole24Ore in un’intervista che il giudizio sui rischi connessi all'Ilva andava “attualizzato”. La strada intrapresa dal Governo per quanto riguarda la questione dell'Ilva è stata sempre all'insegna della prudenza: chiudere l'area a caldo di Taranto significa bloccare l'intero stabilimento e conseguentemente anche gli altri, e cioè quelli di Genova, Novi Ligure, Patrica e Racconigi. È facile dunque capire perché la decisione del Gip abbia dato il via alle grandi proteste che continuano in questi giorni. Ma ci sono delle domande che sorgono naturali quando si esaminano le posizioni dei sindacati di categoria: riassumendo, i sindacati (unitariamente) polemizzano perché viene fermata la produzione. Ecco qui la tanto vecchia quanto irrisolta domanda: “Il sindacato deve tutelare il lavoratore o il posto di lavoro?”. Alla domanda è importante rispondere, perché se la risposta è la prima, allora non ci si spiega perché non abbiano in passato protestato per ciò che i lavoratori, e non solo loro, hanno subìto dall'Ilva: sarebbe a dire l'inquinamento che ha portato un eccesso di mortalità della popolazione tarantina ed un'elevata incidenza di patologie croniche. Ma il fatto è che i sindacati preferiscono salvaguardare il posto di lavoro: nel comunicato unitario (firmato da Fiom, Fim e Uilm) vi è un ringraziamento alla dirigenza dell'Ilva e si auspica che il Tribunale del Riesame garantisca l'operatività degli impianti. E poi ancora: “E' giusto prendersela con le Istituzioni e non con i diretti responsabili, ovvero i dirigenti dell'Ilva?”. Qui la risposta pare sospesa. Per Maurizio Landini, segretario generale della Fiom/Cgil: “non è vero che cessando le attività si bonificano e si risanano i ceti produttivi” e ancora “vogliamo fare la cosa più difficile cosa che ci sia da fare in questo momento: ovvero continuare le attività per bonificare e risanare anche le aree”. Viene da chiedersi se questo sia davvero lo stesso Landini che se la prendeva con Marchionne, perché non gli somiglia neanche un po'. Fatto sta che il comunicato delle tre sigle confederali  proclama per il 2 agosto una “giornata di lotta” (contro chi? Non si sa.), attendendo il giudizio del Tribunale del Riesame, che, se la pensa come Clini, farà un grave dietrofront. La situazione probabilmente tornerà uguale a prima. Vince il lavoro? La salute (non) ringrazia.

SALVATORE FAVENZA

domenica 15 luglio 2012

Carditello, l'asta deserta e i dubbi sul futuro del sito

La Reggia di Carditello

CASERTA – La nuova asta per vendere a privati il complesso monumentale di Carditello è andta nuovamente deserta. Nulla di nuovo, madama la marchesa. Tutto era già stato ampiamente previsto. Il prezzo del bene continuerà a sprofondare sempre di più fino a quando il solito furbetto di turno, arriverà a mettere le mani su uno dei gioielli del meridione. Le associazioni e i movimenti in difesa del territorio annunciano battaglia e hanno messo in campo una serie di azioni volte a tutelare presso le amministrazioni pubbliche il gioiello ma difficilmente si potrà fare qualcosa. Il nuovo Ministro dell’Economia Grilli ha annunciato un piano per la vendita di patrimonio pubblico da 20 miliardi l’anno nel tentativo (alquanto vano) di ripianare il debito pubblico. Da notare che, a colpi di 20 miliardi l’anno ci vorranno 100 anni ancora. A farne le spese saranno i beni pubblici e Carditello ha tutte le caratteristiche del caso. Il Ministero dei Beni Culturali, guidato da Lorenzo Ornaghi si era fatto garante di un acquisto in prelazione da parte dello Stato (per la serie lo stato che vende allo stato?) ma difficilmente potrà mantenere la promessa fatta al Sindaco di San Tammaro, Ferdinando Cimmino. In autunno nuova asta e toccherà al tribunale decidere se ribassare del 25% il prezzo o mantenere la cifra a 11 milioni e 250mila euro in attesa che il miracolo si compia.

FAUSTO DI LORENZO


Achille Serra al posto di Narducci, finirà come con la Iervolino? (speriamo di no)

Achille Serra

NAPOLI – Alla fine, il posto di garante della legalità per Napoli è andato ad Achille Serra, Senatore del Partito Democratico ed ex Prefetto di Roma, uno dei prefetti considerati di ferro. La nomina è arrivata dopo le dimissioni dell’ex assessore Giuseppe Narducci, già magistrato, che era entrato in polemica dura con il primo cittadino. Le sue dimissioni erano state accompagnate da numerose polemiche e la scelta di Achille Serra mira a pacificare l’amministrazione e a distendere i rapporti con il Partito Democratico. Certo, non sappiamo come la rivoluzione arancione si abbinerà alla durezza dimostrata da Serra in molteplici occasioni ma il diretto interessato ha fatto sapere che lavorerà nei limiti delle sue competenze. De Magistris ha infatti nominato Serra in qualità di garante per la legalità in riferimento alla trasparenza dei percorsi amministrativi dalle gare d’appalto, ai contratti della pubblica amministrazione. La scelta tecnica è precisa. Questore a Milano, Prefetto a Roma, vicecapo della Polizia di Stato e, infine, Senatore della Repubblica, Achille Serra non accondiscende facilmente consapevole delle sue qualità e dei suoi compiti. Nel rispetto delle competenze Serra ha già snocciolato i motivi per cui la rivoluzione arancione e lo scassamento dell’ordine costituito annunciato da De Magistris non costituisce un problema. Aria fritta politichese nulla di più. Molto più interessante notare  che quello di Serra è un ritorno visto che già nel 2008 l’ex Sindaco Rosa Russo Iervolino, lo nominò capod ella struttura contro la corruzione. Sappiamo come finì quella volta con Serra costretto a fare le valige dopo il terremoto Global Service e Romeo. Speriamo che la storia non si ripeta. 

ETTORE ALMERI


Napoli, De Magistris annuncia querela contro le blatte di Le Monde

L'articolo di Le Monde sul caso blatte rosse


NAPOLI – Blatte sì, blatte no. Questo il dilemma. C’è da dire che nella zone intorno ai grandi e imperituri scavi di piazza Garibaldi e nel tratto che separa la piazza da un luogo simbolo della napoletanità come piazza Mercato (sfondo delle vicende di Masaniello), di blatte rosse non se ne sono viste. Altre denunce arrivate da piazza del Plebiscito e dalle zone “in” parlano di invasione. Non sappiamo, a questo punto, qual è la verità. Probabilmente in medio stat virtus e dunque se è vero che all’amministrazione comunale e alla direzione sanitaria vanno tirate le orecchie perché non hanno pensato prima alla possibilità di una emergenza di questo tipo, è vero anche che non dobbiamo esagerare con le critiche altrimenti si fa il gioco di Le Monde che invece di pensare allo schifo delle banlieu, si permette di dare lezioni a Napoli sull’igiene pubblica. A imperitura memoria e ad esempio della cultura igienica francese la mancanza del bidet nei bagni d’oltralpe (e, fino al 1861 anche nei bagni del Piemonte!). Il primo cittadino non ci sta a questo massacro mediatico e, dopo aver opportunamente fustigato l’Asl per aumentare le disinfestazioni, ha annunciato querele contro Le Monde e contro il resto della stampa che si presterà a dare il fianco allo sputtanamento parigino. 

red. cro.


Taranto, il Pd in confusione ferma la nascita della giunta Stéfano2


TARANTO – L’inciucio paventato tra la Lega d’Azione Meridionale di Giancarlo Cito e il Sindaco di Taranto, Ippazio Stéfano mette a rischio l’andamento della legislatura, o per lo meno la maggioranza uscita dalle urne. La prima mossa del rieletto Sindaco nella prima seduta del consiglio comunale ha visto la convergenza dell’At6-LM nell’elezione del Presidente del Consiglio Comunale che, dopo 3 ore di discussione, ha eletto il democratico Piero Bitetti (corrente floridiana). L’inedito asse Cito – Stéfano (proprio la coppia arrivata al ballottaggio dopo il primo turno) ha lasciato basiti gli osservatori che si sono ritrovati a trovare una vera e propria opposizione nei Verdi guidati da Angelo Bonelli, che si era candidato a Sindaco, e dal Pdl. L’indecisione politica emersa in Consiglio si rispecchia anche nella gestione della città, con il primo cittadino che non è stato ancora in grado di fornire la lista degli assessori che saranno chiamati a guidare la città. Solo tre sono i nominati dal Sindaco: Lucia Viafora con delega ai Servizi sociali e Politiche giovanili (in quota Sinistra e Libertà), Barbara Scozzi, ricercatrice e docente al dipartimento di ingegneria del Politecnico che ha ottenuto la delega al Patrimonio, e Francesco Cosa, nuovo titolare dell’assessorato alla Pianificazione Urbanistica. Insomma se Pizzarotti, neo sindaco di Parma a 5 stelle ci ha impiegato oltre 50 giorni per nominare la giunta, Stéfano batte il record e, fino a quando non si chiariranno le idee tutto all’interno del Partito Democratico che, diviso in tre correnti, rischia di far saltare le vacanze all’amministrazione e anche di perdere del tempo prezioso per Taranto.

FRANCO VERDE


Andria, sequestrati 2,5 milioni di euro al clan Modugno


ANDRIA – Beni per 2,5 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bari. Questo è il bilancio dell’operazione messa in campo da magistratura e forze dell’ordine contro il clan Modugno che aveva ad Andria la sua base operativa ma che agiva, nel campo della criminalità organizzata, in tutta la Puglia. Sette le persone finite nel mirino dei magistrati che sono indagati perché ritenuti vicini ai fratelli Modugno e tutti e sette sono risultati intestatari dei beni sequestrati. Luigi Di Noia, Giuseppe Miracapillo, Giacomo Masellis, Pantaleo Logoluso, Teresa Pizzarella, Cosimo Salvio e Pasquale Annunziata, questi i nmi dei proprietari di appartamenti, automobili, quote societarie e terreni tra Bari e Lecce. A insospettire le forze dell’ordine proprio l’elevato tenore di vita e la sproporzione tra questo e i redditi dichiarati che erano tutti inferiori alla soglia minima della povertà. Una circostanza che ha insospettito e che è stato possibile rilevare grazie ai controlli incrociati effettuati dal Gico di Bari e dal Scico di Roma. Il sequestro preventivo adottato precede la confisca che potrebbe subentrare se i primi accertamenti venissero confermati. In questo caso i beni entreranno, sulla base della normativa vigente, nella disponibilità della pubblica amministrazione che potrà impiegarli per soddisfare le esigenze della popolazione.

red. cro.


Bari, commercianti infuriati contro Emiliano per l'isola pedonale sul lungomare

Il Sindaco Emiliano con i pizzaioli baresi quando i rapporti erano meno tesi

BARI – Emiliano contro tutti per la questione dell’isola pedonale sul lungomare di Bari. La decisione dell’amministrazione comunale di chiudere al traffico le strade costiere ha causato le proteste durissime dei commercianti della città che, già in ginocchio per la crisi economica, hanno subito i contraccolpi della scelta su cui il primo cittadino non intende ritornare. “Non ci tiriamo indietro e non possiamo farci condizionare dalle proteste di alcuni commercianti in difficoltà – ha tuonato Michele Emilianoquest’anno abbiamo avuto la conferma dei benefici portati dalla chiusura al traffico delle strade del lungomare senza doppie file, senza caos e senza abusivi che hanno rappresentato una fonte di disordine e pericolo per tutti i cittadini. Seguiamo l’esempio di altre grandi città, come Napoli, e proseguiamo con la nostra scelta”. La situazione è degenerata con l’avanzare del caldo e della stagione estiva a causa della scarsa attenzione dettata dall’amministrazione sul progetto del summer village. Le associazioni di categoria hanno denunciato scarsa pulizia e mancanza di comunicazione per le attività sul lungomare e immediata è arrivata la replica dell’amministratore con gli interventi dell’assessore al Marketing Gianluca Paparesta che ha annunciato una pioggia di 75mila volantini, e di quello all’Accoglienza Fabio Losito che ha confermato lo spostamento del concerto “l’Acqua in testa” da piazza Mercantile al lungomare ma ha preso posizione, con il gruppo consiliare di Sinistra e Libertà,contro il gruppo dei gestori in crisi. Presa di posizione che non è piaciuta ai commercianti che stanno pensando di querelare Losito e hanno ribadito, in un incontro di categoria, la loro contrarietà alla chiusura del lungomare. “Abbiamo avuto rassicurazioni ulteriori ma si tratta solo di parole e, mentre noi perdiamo il 50% degli affari aspettiamo fatti concreti” hanno fatto sapere in un comunicato sostenendo la necessità di aprire almeno l’area tra il porto e il Margherita dove non sono stati programmate manifestazioni per attrarre il pubblico. E la guerra d’estate tra ristoratori e amministrazione è solo all’inizio.

MAFALDA CROCITTI


domenica 8 luglio 2012

Nuova grana per De Magistris, Napoli invasa dalle blatte rosse


NAPOLI – Una nuova grana si abbatte su Napoli e sul suo Sindaco Luigi De Magistris al centro delle polemiche per l’invasione di blatte rosse che si sta verificando in questi giorni sulla capitale del Sud. Il Primo cittadino, responsabile massimo per l’igiene cittadina rischia di finire sotto il fuoco incrociato di esperti, tecnici e dell’opposizione pronta a profittare di quest’ultima grana pur di liberarsi del Sindaco. Complice il gran caldo di questi giorni dalle fogne della città e dai tombini aperti spuntano numerose le blatte, parenti prossime dei comuni scarafaggi, ma molto più pericolose perché escono in strada con il loro carico di malattie, alcune gravissime come tifo ed epatite A. Secondo gli esperti le blatte sono resistenti ai disinfettanti e rischiano di diventare un pericolo serio per la città visto che con questo caldo è impossibile eliminare il problema. Domani è previsto un vertice convocato dall’Asl per elaborare un piano anti blatte ma già è trapelato che la battaglia sarà durissima visto che il momento ideale per colpire gli animali è a settembre, quando depongono le uova. Nonostante questo gli interventi tampone sono partiti già da giugno e le squadre anti blatte passano nei quartieri di notte a disinfestare i tombini. Nessun comunicato ufficiale è arrivato da Palazzo San Giacomo dove si tiene sotto controllo l’emergenza ma a giustificazione dell’amministrazione il fatto che le blatte rosse sono apparse la prima volta in città solo da cinque anni quando sono “sbarcate” con i traghetti dalle Eolie loro habitat d’origine. Profittando dell’emergenza rifiuti si sono rapidamente moltiplicate e, per gli esperti, diventa fondamentale tenere pulite le strade ed evitare la formazione di cumuli di rifiuti. Associazioni ambientaliste e le opposizioni denunciano l’inerzia del Sindaco e della sua amministrazione chiedendo una rapida svolta e un veloce adempimento delle operazioni di disinfestazione delle strade di Napoli. Gli esperti, soprattutto gli addetti dell'Asl, smentiscono il pericolo di epidemia ma tengono comunque elevata l'attenzione per scongiurare qualsiasi problema alla salute dei cittadini.

red. cro.


Salerno, rinvenuto ordigno della seconda guerra mondiale. Sei giorni per l'esplosione al Crescent

Il cantiere del Crescent a Salerno dove è stato rinvenuto l'ordigno

SALERNO - Salerno, cantiere del Crescent. Rinvenuta a dieci metri di profondità una bomba di fabbricazione inglese di circa 500 libbre, risalente alla seconda guerra mondiale.
E’ una normale giornata di lavoro. Il caldo che alimenta la stanchezza, le ore che sembrano non passare mai quando ad un certo punto un escavatore accidentalmente tocca qualcosa. Si tratta appunto di un ordigno bellico che da più di sessant’anni giace al di sotto della città di Salerno. La tensione cresce tra gli abitanti ma per fortuna subito le autorità competenti si sono attivate. E’ stata evacuata la zona in modo da permettere agli artificieri di avviare le procedure necessarie. Si devono aspettare 144 ore dal ritrovamento per poi decidere come muoversi e rimuovere l’ordigno. Sono state sgomberate le abitazioni in un raggio di duecento metri verso terra e cinquecento verso il mare, circa 91 famiglie che si trovano lontane dalle proprie case combattendo ancora con i residui di una guerra devastante. Come disposto dal sindaco Vincenzo De Luca le sedi della Capitaneria di Porto, della sezione operativa navale delle fiamme Gialle e della polizia doganale sono state spostate presso alcuni ambienti della Prefettura della città dove è stato istituito il Ccs ovvero il centro coordinamento soccorsi che si occuperà di organizzare i vari procedimenti. Problemi per la viabilità tanto che sono state chiuse al traffico le strade circostanti la zona e anche per quanto riguarda la navigazione gli imbarchi dei traghetti per Capri ed Ischia sono stati dirottati nel porto turistico Masuccio Salernitano. La zona rossa è presidiata 24 ore al giorno dalle forze dell’ordine e si cerca di alleviare ogni tipo di disagio.

Senza dubbi il problema delle bombe inesplose risalenti al secondo conflitto mondiale che continuano a permanere al di sotto delle città sussisterà ancora per molti anni proprio perché è difficile localizzarle a meno che non siano ritrovate casualmente durante opere cantieristiche. Chissà quante persone vivono da anni in un edificio costruito al di sopra di una bomba o quante ordigni siano sepolti sotto le strade che percorrono migliaia di persone al giorno. Questi sono i residui di una guerra che devastò a suo tempo un pianeta e che tutt’ora possono tornare ad allarmare i cittadini, tra cui moltissimi testimoni e vittime di echi del passato ancora vividi.

MARTINA DRAGONE


sabato 30 giugno 2012

Il blu e il nero. E' tutto oro quello che luccica?


NAPOLI - "Chist'è 'o paese d' 'o sole, chist'è 'o paese d' 'o mare…" nelle parole di Libero Bovio si sente il fragore delle onde che si scontrano contro le spiagge del golfo di Napoli. L’affezione dei campani al mare è spesso causa di poca obiettività nel valutarlo, ma quando a dar ragione sono degli imparziali danesi, la soddisfazione è comprensibile. La Fondazione internazionale per l’educazione ambientale assegna ogni anno le “Bandiere blu”, con cui si intende premiare il connubio tra mare pulito e servizi turistici ottimali di località balneari di tutto il mondo (accettando delle candidature che provengono dalle località stesse): un tale vessillo in termini di marketing è di un certo peso. Ma evidenziando solo gli alti del territorio campano, non mostra una panoramica su quelle che sono invece le problematiche. In questo, è l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Campania, a venirci in aiuto con il monitoraggio di tutte le acque di balneazione campane. Tra le luci più brillanti, mettendo insieme tutti i dati, sono da osservare le coste del Cilento (premiata ancora una volta la Castellabate conosciuta dal grande pubblico con Benvenuti al Sud), l’entrata tra le bandiere blu di Anacapri che attesta l’arcipelago campano come una delle perle che rende Napoli la capitale del Mediterraneo, e la rivalsa del litorale domitio, per Arpac al 90% balneabile. Le ombre non mancano: la più grande è la foce del fiume Sarno. La mancanza di un sistema fognario efficiente, il mancato smaltimento degli scarichi domestici e industriali della zona prossima al fiume l’ha portato a essere uno dei fiumi più inquinati d’Italia. Così, tutta l’area costiera da Torre del Greco a Castellamare di Stabia, è impraticabile. Ombre, però, anche nelle valutazioni della Fee. L’organizzazione assegna una delle 13 bandiere blu ad Agropoli, che presso la foce del fiume Testene presenterebbe, per l’Arpac, una presenza di coliformi fecali oltre la soglia prevista dalla normativa vigente. La Fee non se ne è forse accorta? Questa è un’ombra nella valutazione che andrebbe quantomeno spiegata dalla fondazione: i dati danno un informazione distorta all’utente che li utilizza, a vantaggio, forse, di un qualche amministratore. Certamente non a vantaggio del buon senso.

SALVATORE FAVENZA

Sicilia in rosso, l'allarme della Corte dei Conti


PALERMO - Nel corso dell’udienza pubblica svoltasi a Palermo ieri, la Corte dei Conti ha diffuso le cifre del bilancio della Regione Sicilia relative all’anno 2011, rivelando un aumento dei residui passivi, cioè i debiti per spese già impegnate ma non ancora pagate, da 5 a 7 miliardi di euro. La Corte ha manifestato “preoccupazione per il contributo agli obiettivi di finanza pubblica richiesto alla Regione con oneri stimati pari a circa 850 milioni per il 2012 e circa 900 milioni per gli anni 2013 e 2014, da scontare nel patto di stabilità”. La presidente della Corte, Rita Arrigoni, ha definito il quadro attuale “allarmante con un debito regionale in continua crescita che tra novembre e dicembre 2011 ha visto attivare nuovi prestiti per 818 milioni di euro, determinando una complessiva esposizione a fine anno per circa 5 miliardi e 300 milioni, un debito destinato a salire malgrado l'impugnativa del commissario dello Stato”. Una situazione preoccupante, i cui dati sono stati definiti dalla stessa Corte “segnali di inarrestabile declino” di cui pagano inevitabilmente il prezzo le imprese, che tra il 2007 e il 2011 sono diminuite di ben 4500 unità, conferendo alla Sicilia il triste primato della regione del Mezzogiorno che ha perso più imprese attive. La presidente Arrigoni ha poi sollecitato "un sostegno alla Sicilia da parte del governo nazionale, come si va prospettando in ambito europeo per gli Stati in pericolo di default".  Infatti, dichiara ancora la presidente, "senza adeguati mezzi finanziari i siciliani non potranno sottrarsi alla rassegnazione antica, che si traduce in forza di attrazione mafiosa e clientelare a disposizione dei prepotenti e dei potenti di ieri, di oggi e di sempre".

ANTHEA LAVINIA BOVE 


Caronte è su di noi, caldo da record fino alla prossima settimana


NAPOLI - Questo può senza dubbio definirsi il weekend di Caronte, l’anticiclone africano che già da venerdì soffia sulla penisola facendo raggiungere temperature superiori ai 35° nelle principali città italiane. L’estate che questo anno si è fatta attendere possiamo senz’altro dire che si sta facendo sentire già da alcune settimane arrivando appunto a temperature record. Per alleviare anche leggermente le conseguenze di un caldo eccessivo si consiglia di non esporsi al sole nelle ore più roventi della giornata soprattutto tra le 11.00 e le 18.00 cercando quindi di restare tra le mura domestiche il più possibile. Come sempre, suggeriscono gli esperti, è necessario bere tanta acqua, almeno un litro e mezzo al giorno, e mangiare frutta e verdura in modo da rimanere idratati reintegrando i liquidi persi durante la giornata. Si suggerisce anche di evitare di bere alcolici, caffé e bevande gassate indossando abiti freschi e leggeri. Indubbiamente sono gli anziani e i bambini a soffrire maggiormente. Infatti nel pisano, a Tirrenia, sono morti due settantenni a causa di un colpo di calore mentre erano in spiaggia. Ma si segnala anche la tragica scomparsa della 23enne Ida Correale, morta mentre stava prendendo il sole in piscina a Torre Annunziata, città d’origine della madre Patrizia che assieme al padre Paolo (noto ingegnere del Sert) vivevano a Sarno. Per evitare altri casi simili in numerosi comuni, come ad esempio Bologna, una delle città più colpite dall’afa, sono state attivate varie procedure per aiutare gli anziani che sono i primi a patire la morsa del caldo. Purtroppo una delle aree più colpite è quella emiliana già provata dal terremoto dello scorso 20 maggio. Gli sfollati ormai costretti a vivere nelle tendopoli percepiscono temperature fino ai 50° proprio perché al di sotto dei teli la calura è avvertita con temperature più elevate.  Anche in spiaggia, nonostante la brezza allevii la canicola, si subisce l’ingombrante presenza di Caronte che sembra non voglia abbandonare l’Italia almeno fino a martedì quando le temperature si abbasseranno leggermente rimanendo però sempre al di sopra della media stagionale. L’allerta meteo rimarrà quindi per tutto il fine settimana e per cercare di combattere il solleone ci si affida a qualche doccia in più e si attende con impazienza qualche pioggia rinfrescante.

MARTINA DRAGONE

Emergenza rifiuti in Calabria, pronto il piano per l'estate


COSENZA - Alla fine è arrivato il tanto atteso piano relativo all’emergenza rifiuti in Calabria per l’estate in corso: presentato dal commissario delegato per l’emergenza ambientale nella regione, Vincenzo Speranza, sarà già attivo dal 2 luglio e si prolungherà fino al 15 settembre, con discariche ed impianti aperti anche il sabato e la domenica. Nel territorio cosentino la discarica di Cassano allo Ionio riceverà i rifiuti di altri diciassette comuni e quella di san Giovanni in fiore, gestita dal consorzio ‘Valle Crati’, potrà essere usata da diversi comuni della provincia. A Scalea si aprirà una stazione di trasferenza, così da alleggerire l’impianto di Rossano dai conferimenti di rifiuti, che avevano creato lunghe file di camion già durante l’estate scorsa. Si incentiverà l’uso di altri impianti nel crotonese, come quello della Sovreco e di Scala Coeli, in seguito, alle indagini circa le possibilità di utilizzo. Previsto anche un sensibile alleggerimento del lavoro dell’impianto di Siderno con la riapertura della discarica di Casignana, sotto sequestro dal novembre 2011. Risposte di speranza anche per i lavoratori della Tec-Veolia, rassicurati sul loro futuro lavorativo dallo stesso commissario. Sarà dura risollevarsi per la regione calabrese, alle prese da tempo con sequestri e dissequestri, imputati e condannati, che hanno fatto del loro ‘regime’ una fonte di arricchimenti e traffici illeciti di rifiuti pericolosi. Crisi aggravata dal sequestro della discarica di Alli nel catanzarese, per cui è stato coinvolto Graziano Melandri, l'ex commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria su presunti gravi illeciti in materia fiscale ed ambientale, e dall’ultimo di Pianopoli, nel maggio scorso, nel quale sono stati conferiti rifiuti provenienti dalla Campania. Crisi perciò prorogata di un altro anno in merito ai gravi dissesti idrogeologici che hanno interessato la regione negli ultimi anni e che lega, in una catena interminabile di emergenze rifiuti, il centro, a partire dal Lazio, passando per la Campania fino alla Sicilia. Con proteste per aree da tutelare, come il caso della discarica nel Lazio, nei pressi del sito Unesco di Villa Adriana, e l’attuale questione Pian dell'Olmo, sito provvisorio per la maxi discarica romana Malagrotta, fino all’esasperazione dei palermitani per i rifiuti sempre più ‘insormontabili’, si comprende come ormai il destino dell’essere sud sia diventato quello di vedere le proprie bellezze intrappolate in uno stato di emergenza senza fine. 

FRANCESCA CAMPAGNIOLO


martedì 19 giugno 2012

De Magistris perde i pezzi, Narducci sbatte la porta e se ne va

Giuseppe Narducci

NAPOLI - Alla fine è successo. Giuseppe Narducci, magistrato e assessore alla Sicurezza del Comune di Napoli ha rassegnato le dimissioni. Erano almeno due settimane che le voci si rincorrevano nei corridoi di Palazzo San Giacomo dove si è detto di tutto. Rapporti tesi con il Sindaco, Luigi De Magistris, che aveva puntato tutto su Narducci fin dall'inizio. Contrasti personali. Scelte politiche divergenti. Rifiuto di acconsentire a certe nomine. Tanti i sospetti, poche le certezze. Il profilo di Giuseppe Narducci è autorevole. Magistrato impegnato in prima linea contro la criminalità asceso agli altari delle cronache per il suo ruolo di Pubblico Ministero nel processo Calciopoli, è stato contattato da De Magistris proprio per il suo impegno sul fronte della lotta alla criminalità. A lungo andare il rapporto tra i due si è logorato sempre più. A contribuire sarebbe stato l'attivismo del Sindaco e la scarsa disponibilità del primo cittadino partenopeo a confrontarsi con chi non la pensa esattamente come lui. Tutte illazioni secondo il Sindaco che respinge al mittente le critiche e ha incassato la lettera personale con cui Narducci ha voluto annunciare le sue dimissioni. Scherzando, almeno si spera, De Magistris avrebbe proposto al cantante emiliano Ligabue di occupare la casella lasciata vuota da Narducci. I politicanti non hanno preso bene le dimissioni dell'assessore. La maggioranza fa quadrato attorno al Sindaco ma si rammarica, e non poco, per la scelta di Narducci di lasciare soprattutto per la sua capacità di tenere a freno l'esuberante primo cittadino. L'unico che non ha espresso particolari rimpianti è stato il responsabile comunicazione del Partito Democratico Francesco Nicodemo che ha subito colto la palla al balzo invitando il Pd ad entrare in giunta e sostenere il Governo De Magistris. Non a caso, proprio ieri pomeriggio il Sindaco avrebbe dovuto incontrare una delegazione del Partito Democratico e l'agenda segnava temi di stretta attualità politica soprattutto in vista delle elezioni del prossimo anno. Incontro prontamente annullato per evitare di dare il segnale di un inciucio in grande stile con il morto ancora caldo. Fatto sta che la grana Narducci arriva a distanza di poco tempo dalla rimozione di Raphael Rossi, potente ex capo dell'Asia (agenzia della nettezza urbana) proprio a causa di contrasti sorti a causa di nomine non condivise, e getta un'ombra sul governo cittadino a un anno dall'insediamento. Le forze della maggioranza che continuano a sostenere il primo cittadino si dichiareranno certamente contro l'apertura al Pd che potrebbe essere imposta solo da De Magistris e solo se, a livello nazionale si concretizzasse l'alleanza di Vasto tra Pd-Sel e Idv, fatto non ancora certo, a dimostrazione che gli equilibri politici nazionali passano, ancora una volta, per Napoli.

ETTORE ALMERI

venerdì 1 giugno 2012

I tagli ai tribunali minano il futuro della Calabria. La denuncia dei vescovi contro l'inerzia della politica

I Vescovi calabresi

REGGIO CALABRIA - "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur". Può essere riassunto così l'appello lanciato nei giorni scorsi dai Vescovi calabresi che, a margine dell'Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, hanno proposto una analisi sulla grave crisi morale e politica che sta affrontando la Calabria nel contesto della più generale crisi italiana. In particolare la riflessione dei Vescovi calabresi è riferita all'annunciato taglio delle risorse nel settore della giustizia camuffato, dal Governo dei tecnici con le parole "magiche" di spending review. In realtà i tagli che hanno proposto i tecnici e i supertecnici puntano all'eliminazione dei tribunali più piccoli e periferici. Per una Regione come la Calabria tutto ciò si preannuncia come un colpo mortale alla lotta che lo Stato sta portando avanti contro la criminalità organizzata, in particolare contro la n'drangheta, la mafia più difficile da sconfiggere. "Riflettendo sulla grave situazione del Paese si considerano, ancora una volta, i difficili problemi che la nostra Regione vive, indebolita e umiliata dai tagli che si stanno operando da tempo nel campo della sanità, della scuola, dei trasporti ed ora anche dell'amministrazione della giustizia, con la soppressione dei vari tribunali, lasciando la popolazione nell'incognita di una alternativa concreta" hanno fatto sapere i Vescovi. E l'effetto principale delle scriteriate politiche di tagli che il Governissimo è intenzionato ad applicare sarà proprio quello della depressione morale prima ancora che economica. Così facendo si nega la giustizia e negando la giustizia si nega il futuro di una terra bellissima come la Calabria. "Ci siamo chiesti se questa politica di tagli favorirà lo sviluppo della nostra terra sul piano della salute, dell'amministrazione della giustizia, dell'educazione, dell'economia globale e dell'occupazione. Non sappiamo se questo nostro grido d'allarme avrà come effetto un ripensamento da parte del governo nazionale e regionale oppure tutto è ormai deciso, costi quel che costi". L'elemento più sconcertante, fatto notare dal direttore di Calabria Ora, Piero Sansonetti, è il silenzio assordante della politica calabrese che non è stata in grado di rispondere in alcun modo alle osservazioni mosse dal clero calabrese, l'unico capace di porre, in modo serio, le gravi questioni della terra calabrese alla luce delle scelte del Governo. 

SAVERIO BELARDO

Il postino fannullone di Capaci (ma è di Verona!), nasconde la posta in casa per non lavorare

La posta sequestrata nella casa del postino di Capaci

PALERMO - Alla faccia del meridionale incapace. La storia è semplice. Il Sud è sempre sinonimo di inefficienza, arretratezza, malaffare. Un postino, in organico alle Poste Italiane, ufficio di Capaci, si confaceva in pieno a questo standard ideale. Per non lavorare il 56enne A.P. nascondeva pacchi, pacchetti e lettere in casa e lasciava che i cittadini maledicessero le Poste per lo smarrimento. "Qui al Sud non funziona mai niente!". "E' colpa dei fannulloni, forse Brunetta ha ragione!". Chissà quanti siciliani hanno lanciato in aria queste frasi negli ultimi mesi. Già, perchè il postino in questione era disperso dal 2011 a Palermo dove, alcuni cittadini del centro della città dove spesso era impiegato, cominciarono a denunciare sparizioni e disservizi. Poi A.P. ha avuto anche il piacere di sostituire alcuni colleghi a Isola delle Femmine e Carini e, caso strano, dovunque fosse, la posta spariva. Insospettiti dalle denunce ad hoc, la direzione delle poste italiane ha fatto caso alla coincidenza e ha riscontrato che alcune raccomandate non consegnate risultavano consegnate. In pratica il furbetto fannullone metteva firme false sui registri così che alle Poste risultasse compiuto il dovere e consegnata la posta. Invece ai cittadini non era stato consegnato nulla. A questo punto la direzione si è rivolta ai Carabinieri che, dopo aver indagato si sono presentati a casa del postino scoprendo un vero e proprio "deposito" di posta non consegnata. I militare lo hanno arrestato e portato all'Ucciardone dove attenderà il processo che lo vede imputato di peculato, violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, interruzione di servizio pubblico e violazione della privacy perchè il farabutto fannullone era anche un pò guardone. Insomma, l'identikit perfetto del meridionale secondo gli stereotipi nordisti. Peccato che il postino in questione è di Verona, precipitato a Capaci nel 2010. Alla faccia dei meridionali incapaci e dei settentrionali "onesti".

MAFALDA CROCITTI

mercoledì 2 maggio 2012

SUD AL VOTO/ Lo speciale de il Giornale del Sud, segui con noi le elezioni di domenica e lunedì


NAPOLI - Come finirà la sfida di Palermo? Le liste meridionaliste troveranno una affermazione o verranno superate dai grandi partiti? Beppe Grillo guiderà il terzo partito del Paese? La Lega Nord sparirà o troverà una conferma? L'affluenza deciderà i destini delle città al voto? Per rispondere a queste e ad altre domande il Giornale del Sud vi invita a seguire lo speciale elezioni. Domenica e lunedì, dalla pagina fb de il Giornale del Sud le notizie dai seggi su affluenza e episodi singolari, riepilogo delle candidature e delle ultime novità dai comuni al voto. Lunedì, a partire dalle ore 14.00 la diretta sul sito con le prime proiezioni e gli aggiornamenti sui risultati dai comuni al voto. Sotto la lente di ingrandimento saranno le città di Palermo, Taranto, Lecce, Catanzaro, Brindisi, Torre del Greco, L'Aquila, Pozzuoli, Agrigento, Bitonto, Gaeta, Acerra, Aversa, Trani e Frosinone. Lo speciale continuerà con le prime dichiarazioni dei protagonisti di questa campagna elettorale e, martedì, con l'analisi del voto. Il Sud va al voto. Seguici per scoprire come andrà a finire!

F.D.L.

martedì 24 aprile 2012

Rifiuti senza Iva, la Federconsumatori festeggia invano

NAPOLI - E' una vittoria di Pirro quella che la Federconsumatori sta festeggiando. Molti Comuni non hanno effettuato il passaggio dalla Tarsu alla Tia e, quindi, il rimborso Iva non è erogabile. Se da un lato la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha stabilito che la TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) è una “tassa” e non una “tariffa”, pertanto, sulla stessa non è applicabile l’IVA; dall'altro lato c'è da considerare che molti Enti hanno continuato ad imporre ai cittadini il pagamento della Tarsu. Le principali differenze - così come riportato in una nota stampa divulgata dall'associazione nazionale consumatori - tra Tarsu  e Tia riguardano il calcolo del contributo che, nel caso della Tarsu è effettuato sulla base dei metri quadrati del proprio immobile (con una riduzione nel caso si viva da soli), nel caso della Tia, invece, la tariffa - si legge nel comunicato della Federconsumatori - è determinata da una quota fissa del servizio, ai quali si aggiunge una componente variabile legata al numero dei componenti del nucleo familiare, e calcolata, cioè, in base ai rifiuti effettivamente prodotti, e in effetti così non è stato. Il passaggio avrebbe degli effetti positivi. In particolare, incentiverebbe sempre di più la raccolta differenziata ed i comportamenti delle utenze finalizzati a ridurre i rifiuti. Ma ai Comuni questo non interessa. Le amministrazioni sono dormienti. Il grande affare dello smaltimento continua ad essere piatto prelibato per le organizzazioni criminali. La retorica se non accompagnata dai fatti serve a ben poco. A nulla valgono le manifestazioni, i cortei, le tavole rotonde, gli incendi e le iniziative finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica in materia di raccolta differenziata, se sono proprio gli Enti municipali a cestinare tutti gli atti amministrativi necessari a migliorarne la gestione locale del servizio. Dovrebbe essere appannaggio dei sindaci provvedere a modificare la norma e, allo stesso tempo, ad avviare una seria ed efficace raccolta sui territori. Però l'argomento è ancora caldo, soprattutto in alcune zone della Campania. 




ASSUNTA FERRETTA

sabato 21 aprile 2012

Sigilli alla Biblioteca dei Girolamini. L'indignazione a comando degli intellettuali

Marino Massimo De Caro, il Direttore della Biblioteca dei Girolamini contestato


NAPOLI – E’ incredibile quello che si sta verificando al Complesso Monumentale die Girolamini. Invece di trovare le porte aperte per la conferenza stampa convocata da Don Sandro Marsano e dal Direttore Marino Massimo De Caro, giornalisti e visitatori hanno trovato i sigilli alla Biblioteca. Nella notte precedente i Carabinieri su indicazione della Procura della Repubblica di Napoli hanno provveduto a sequestrare l’area dove sono conservati 150mila volumi e ha notificare al Professor De Caro la notificazione di una indagine a suo carico. Secondo la Procura De Caro sarebbe colpevole di peculato. La decisione della Magistratura è arrivata dopo l’ingiusto e inqualificabile polverone sollevato da un nutrito gruppo di ben pensanti radical chic, tra gli altri Dario Fo, Franca Rame, Gerardo Marotta, Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, che si sono indignati per la nomina di De Caro a Direttore della Biblioteca dei Girolamini, incarico ottenuto per decisione del Ministro Lorenzo Ornaghi su segnalazione degli oratoriani. L’azione intellettualoide della gauche caviar non ha fatto altro che infangare anni di duro lavoro portato avanti dagli oratoriani che, sotto la guida di Don Sandro Marsano, erano riusciti a riportare all’antico splendore il Complesso monumentale, che dal 1861, anno in cui fu tolto ai religiosi e consegnato allo Stato Italiano, ha vissuto un costante declino. Poco importa se la straffexpedition culturale rischia di distruggere il frutto di anni di lavoro. Resta da chiedersi soltanto una cosa e la chiediamo direttamente ai Galantuomini firmatari dell’appello che sembra una riedizione del ben più drammatico Appello sul caso Calabresi: dove eravate, cari Dario Fo, Franca Rame, Zagrebelsky, Marotta, Rodotà e tutti voi altri, quando la Biblioteca, negli anni ottanta era vittima dell’incuria e del degrado? Dove eravate quando gli sfollati del terremoto dell’Irpinia venivano alloggiati per mesi e mesi “alla bene e meglio” nel Complesso dei Girolamini? Perché non vi siete indignati per tutti i libri scomparsi dalla Biblioteca proprio in quegli anni di abbandono e mancanza di sorveglianza? Perché, invece di indignarvi sulla nomina di un Direttore della Biblioteca, non vi indignate per le precarie condizioni della facciata principale del complesso e non scrivete una bella lettera al Presidente Napolitano per denunciare l’assenza dello Stato? 

La facciata di via Duomo del Complesso dei Girolamini

La magistratura è chiamata a rispondere sull’operato di De Caro, ma restano sempre inevase queste domande circa l’indignazione a comando dei firmatari. La verità è che a Lorsignori non interessa un bel niente di tutto questo. A loro interessa colpire i nemici politici e religiosi. E’ troppo vedere l’amico di Dell’Utri e Galan nominato Direttore di una delle più importanti biblioteche di Napoli. E’ troppo vedere tornare a nuova luce un complesso così prezioso come quello dei Girolamini, ad opera poi di un gruppo di sacerdoti. Questo è il problema vero: la mancanza delle loro mani sulla gestione del Complesso (che resta statale). Tengano bene le loro mani lontane dai Girolamini questi indignati a comando e tornino ai loro libri e ai loro salotti intellettuali. Giù le mani dai Girolamini, patrimonio di Napoli e dei Napoletani.

PAOLO LUNA