Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista
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martedì 21 agosto 2012

Una nave, un'armatura e una statua, i tesori di Capo Zeffirio


COSENZA – Un leone in bronzo ed una armatura in bronzo e rame. Questi i reperti che il mare Ionio ha restituito e che sono stati scoperti da tre sub calabresi. Il nucleo Patrimonio Artistico di Cosenza, guidato dal capitano Raffaele Giovinazzo, è già arrivato ad Africo per incontrare i sub che sono chiamati a ricostruire l’accaduto. Il ritrovamento potrebbe essere di importanza storica ma per stabilirlo i Carabinieri avvieranno tutte le verifiche del caso ed esperti studieranno i reperti ritrovati al largo di Capo Zeffirio. Della vicenda si occupa anche la Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria Simonetta Bonomi, ufficio a cui spetta la vigilanza e la conservazione dei beni ritrovati in Calabria. Ma la scoperta potrebbe costare cara ai tre sub che non hanno denunciato il ritrovamento entro le 24 ore previste dalla legge. I carabinieri dovranno capire se la mancata denuncia è dovuta a fini poco leciti o a semplice mancanza. Senza considerare che il leone e l’armatura potrebbero essere solo la punta dell’iceberg di un patrimonio archeologico ben più consistente. Una nave intera ed una statua sarebbero conservati al largo di Capo Bruzzano, carico affondato dopo aver urtato contro gli scogli secondo la prima ricostruzione dei sub. Tutta la Calabria è in attesa di conoscere se ci si trova di fronte ad una nuova scoperta paragonabile a quella avvenuta, 40 anni prima, a Riace quando emersero dalle acque i famosi bronzi.

red. cul.

martedì 31 luglio 2012

CULTURA / Museo Madre, il bando internazionale per il post Cicelyn


NAPOLI – Sta per cambiare il vertice del Museo d’Arte Contemporanea di Napoli, noto come Madre, a seguito del licenziamento di Eduardo Cicelyn, che ha gestito l’istituzione negli ultimi 6 anni. Il Madre è la dimostrazione di come la cultura può diventare terreno di scontro. Cicelyn venne scelto nel 2006 dall’allora Governatore della Campania Antonio Bassolino che si giovò della facilità nella scelta grazie alla cosiddetta “filiera istituzionale” tra Regione, Provincia e Comune (tutte amministrate dal centrosinistra con Bassolino, Riccardo Di Palma e Rosa Russo Iervolino). Considerato un bassoliniano di stretta osservanza, Cicelyn ha gestito il Madre ma è stato licenziato pochi mesi fa a seguito di numerose polemiche piovute sulla Fondazione Donnaregina, che gestisce il Madre e di cui Cicelyn era Direttore, a causa dei conti del museo in rosso e dello stipendio troppo alto a lui riservato. Il nuovo “corso” politico in Campania ha fatto il resto. Il nuovo Governatore Stefano Caldoro ha messo nel mirino dell’azione di smantellamento del bassolinismo il Madre e il suo direttore. L’elezione a Sindaco di Napoli di Luigi De Magistris ha concluso la nuova “filiera anti Bassolino” così il Cda del Madre (di cui è azionista di maggioranza l’ente Regione) ha cambiato lo statuto del museo portando alle dimissioni di Cicelyn. I direttori del museo venivano scelti dal Cda (ovvero dal suo azionista di maggioranza) mentre con la nuova modifica c’è bisogno di un concorso internazionale, la nomina è per 5 anni che possono essere (a discrezione del Cda) rinnovabili una sola volta. Fatta la legge, la testa di Cicelyn è rotolata lungo le scale del Madre. Per lui già si è parlato della direzione della Fiera di Bologna mentre il museo napoletano sta per trovare un nuovo direttore. Il 6 ottobre scadranno le domande che i candidati potranno presentare e il Cda sceglierà il nuovo responsabile. A lui toccherà risolvere i problemi economici dell’ente culturale, uno dei poli attrattivi della capitale del Sud, a cui la Regione ha destinato fondi aggiuntivi per consentire di superare agilmente i problemi relativi ai debiti pregressi e rilanciare la progettualità 2012-2013. Resta un solo interrogativo. Sarà una gestione all’altezza e imparziale quella post Cicelyn o si tratterà del solito cambio della guardia politico? Ad ottobre la sentenza.

red. cult.

giovedì 26 luglio 2012

Cultura/ L'arte di Joli in mostra alla Reggia di Caserta fino ad Ottobre



CASERTA - Fino al 14 Ottobre 2012 alla Reggia di Caserta si può assistere ad una grande esplosione artistica: l’esposizione delle opere di Antonio Joli. La mostra prende in considerazione il periodo della maturità dell’autore dal 1749 al 1777, quello dell’attività madrilena e in seguito quello presso la corte borbonica napoletana. L’esposizione è divisa in quattro sezioni: la prima è dedicata alla permanenza in Spagna presso la Corte di Ferdinando VI di Borbone dove opera alle dipendenze di Farinelli, il noto cantante castrato; la seconda sezione è dedicata alla parentesi partenopea con la raccolta di vedute della città e dei dintorni; la terza sezione è dedicata a quei dipinti realizzati come scenografie a Napoli ed è quindi molto facile notare attinenze con opere liriche messe in scena in quel periodo; infine l’ultima sezione mette in risalto il legame di Antonio Joli con la città di Roma che fu per lui un’importante fonte d’ispirazione considerando i numerosi paesaggi della capitale dipinti.
Senza dubbi le numerose vedute e i dipinti riescono magicamente a condurre l’osservatore nel luogo disegnato, si diventa all’improvviso parte della scena, si iniziano a conoscere tutti i personaggi raffigurati che sembrano quasi vivi, così piccoli in prospettiva ma che caratterizzano e determinano l’unicità dell’opera e soprattutto la rendono profonda. Si possono riconoscere luoghi che sempre hanno fatto parte della vita di ognuno di noi o luoghi visitati da semplice turista ma sono sempre visti diversamente, con un’altra luce che li rende decisamente molto più speciali. Si riesce  a percepire la maestria dell’artista considerando anche il fatto che dipinse numerose scene per quanto riguardava le rappresentazioni teatrali. Anche il passaggio tra una città e l’altra, durante i vari periodi della sua vita, traspare in maniera precisa dalla disposizione delle opere ed è assolutamente evidente il legame che può avere avuto l’artista con ogni città rappresentata grazie ai dettagli ai quali spesso non ci si fa caso ma che rendono unica ed importante tutta la produzione artistica di Antonio Joli. Le architetture sono dipinte con una tale accuratezza da sembrare dei veri e propri personaggi che dominano senza dubbio la scena rendendo quei paesaggi e vedute dei veri e propri capolavori. Questo è l’effetto che l’eccellente Antonio Joli ha saputo trasmettere con il suo operato.

MARTINA DRAGONE

domenica 15 luglio 2012

Carditello, l'asta deserta e i dubbi sul futuro del sito

La Reggia di Carditello

CASERTA – La nuova asta per vendere a privati il complesso monumentale di Carditello è andta nuovamente deserta. Nulla di nuovo, madama la marchesa. Tutto era già stato ampiamente previsto. Il prezzo del bene continuerà a sprofondare sempre di più fino a quando il solito furbetto di turno, arriverà a mettere le mani su uno dei gioielli del meridione. Le associazioni e i movimenti in difesa del territorio annunciano battaglia e hanno messo in campo una serie di azioni volte a tutelare presso le amministrazioni pubbliche il gioiello ma difficilmente si potrà fare qualcosa. Il nuovo Ministro dell’Economia Grilli ha annunciato un piano per la vendita di patrimonio pubblico da 20 miliardi l’anno nel tentativo (alquanto vano) di ripianare il debito pubblico. Da notare che, a colpi di 20 miliardi l’anno ci vorranno 100 anni ancora. A farne le spese saranno i beni pubblici e Carditello ha tutte le caratteristiche del caso. Il Ministero dei Beni Culturali, guidato da Lorenzo Ornaghi si era fatto garante di un acquisto in prelazione da parte dello Stato (per la serie lo stato che vende allo stato?) ma difficilmente potrà mantenere la promessa fatta al Sindaco di San Tammaro, Ferdinando Cimmino. In autunno nuova asta e toccherà al tribunale decidere se ribassare del 25% il prezzo o mantenere la cifra a 11 milioni e 250mila euro in attesa che il miracolo si compia.

FAUSTO DI LORENZO


sabato 30 giugno 2012

Real Sito di Carditello, il 7 e l'8 luglio l'apertura straordinaria


CASERTA - Sabato 7 e domenica 8 luglio verrà riaperto, straordinariamente, il Real Sito di Carditello nel Comune di San Tammaro per una serie di visite guidate e manifestazioni che permetteranno di rimettere in luce la “questione Carditello“, oramai all’approssimarsi dell’imminente data del 12 luglio, in cui è prevista l’asta giudiziaria per la vendita. La due giorni sarà un’occasione per visitare parte del complesso, ammirandone le fattezze, riflettere sullo stato in cui versa, purtroppo oggi, e partecipare in modo diretto o indiretto all’azione collettiva di persone, associazioni, enti e imprese coordinate da Agenda 21 per Carditello in collaborazione con il Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno.

C.S.

mercoledì 9 maggio 2012

CULTURA2/ Il Sud alla Fiera del Libro di Torino. Ulderico Nisticò presenta la "Storia delle Italie dal 1734 al 1870"


SOVERATO - Sarà presente anche lo storico calabrese Ulderico Nisticò alla Fiera del Libro di Torino con la sua ultima opera "Storia delle Italie dal 1734 al 1870" (Città del Sole editrice). Vi segnaliamo la presentazione del volume e la biografia dell'autore dal sito della casa editrice.

red. cul.

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PRESENTAZIONE 

Tante furono le mutazioni di assetti politici di confini della nostra terra da imporre alla logica di chiamarla le Italie. Già l'Italia romana fu messa assieme da realtà composite. Perse la sua unità nel 568 d.C.; attraverso complesse vicende, conservò tuttavia una sostanziale indipendenza fino al secolo XVI; la recuperò nel XVIII; la perse sotto Napoleone, e se ne trovò diminuita anche nell'ordine della Santa Alleanza. La libertà e unità della Penisola era un problema internazionale e interno che apparve a molti di necessaria soluzione. Ne furono elaborate o sognate o tentate alcune; e non era la sola possibile nè può dirsi la migliore o buona in sé quella sabauda e centralista che infine prevalse per abili mosse e per conflittuali interessi stranieri. L'unificazione affrettata e forzata generò un'Italia grigia e inquieta e molte e varigate delusioni e orgogli e ire. Di questa storia, o piuttosto cronaca, il Meridione fu vittima, e oggi è mille volte inferiore al Settentrione che non fosse nel 1860; e ciò per colpa delle sue debolezze politiche e di ceti culturali e dirigenti, che tuttora gravano.

ULDERICO NISTICO'

Ulderico Nisticò nasce a Catanzaro Sala e vive a Soverato. Ha insegnato nei Licei. Di formazione classicistica, si cura anche di storia sia generale sia nazionale sia calabrese, e la intende come narrazione di fatti. Ha pubblicato più libri storiografici, e tra questi: "Il ritorno degli Eracliti", 1978; "La cultura della memoria", 1979;"Storia delle Calabrie", 1984; "Ascendant ad montes. La difesa passiva ed attiva della costa ionica in età bizantina", 1999; "Prontuario oscurantista", 2000; "Abele e Caino. Storie della guerra mondiale 1814-2001", 2002; "Controstorie delle Calabrie", 2009; e le edizioni critiche di Grano, Fiore, Destito, Romano, Anania, Arturo; e scritti di storia cittadina. Ha pubblicato anche opere poetiche e di narrativa, tra le quali: "Di Lalage e di Iole (Liriche)", 1975; "Sette novelle metafisiche", 1986; "Il Giulivo", 2003; "L'ospite", 2006; "Resurrexit", 2009; "Poliporto, La Leggenda di Eutimo e Caritea", 2010. Collabora a riviste, quotidiani e televisioni.

CULTURA/ Il Sud alla fiera del libro di Torino. Chiara Curione presenta "Una ricetta per la felicità"


GIOIA DEL COLLE - Chiara Curione, docente e apprezzata autrice pugliese, porterà la sua ultima creatura alla Fiera del Libro di Torino. Venerdì 11 maggio alle ore 17, presso lo stand della Regione Puglia, padiglione 3, sarà presentato il libro "Una ricetta per la felicità", edito da Besa. Il volume ripercorre una storia familiare dagli anni '20 del novecento ai giorni nostri. In attesa della presentazione vi segnaliamo la recensione pubblicata dal sito "polvereallapolvere.net".

red. cul.


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RECENSIONE


Una ricetta per la felicità della scrittrice gioiese Chiara Curione è una saga familiare che va dal ventennio fascista sino ai nostri giorni. I capitoli del romanzo si dividono tra presente e passato, e il loro anello di congiunzione è rappresentato da un vecchio diario.
Ogni capitolo del tempo passato si apre con una ricetta del diario di Lucia, nel quale appunta i suoi pensieri e gli avvenimenti della ricca famiglia pugliese in cui lavora da quando aveva dodici anni.
Lucia è una fanciulla umile, dotata di una grande intelligenza e un carattere forte, con cui riesce a imporsi a tutti, divenendo il fulcro della vita familiare; una presenza indispensabile nella casa in cui si nasconde un segreto e dove nascono amori contrastati.
Ma il diario di Lucia è anche un ricettario, e ogni ricetta è legata a un avvenimento significativo. Qui l’arte culinaria non è fine a sé stessa, ma diventa espressione di sentimenti, creatività e passioni.
Nella storia presente si narrano, invece, le vicissitudini di Vera, che trova il vecchio diario e lo sfoglia incuriosita dagli appunti della nonna di cui scopre aspetti sconosciuti e segreti di famiglia.
Vera è un insegnante di lettere, che lascia il suo posto precario al Nord e si trasferisce con il marito e i figli in Puglia. Qui comincia una vita ben diversa da quella che aveva immaginato, ristrutturando la casa nel paese in cui aveva vissuto la nonna.
Così la narrazione procede nell’alternarsi di capitoli di storia passata con gli anni del Fascismo, della guerra, e della difficile ripresa economica, a quelli del tempo presente.
Questo romanzo è riuscito a conquistarmi pagina dopo pagina: ricco, pieno, colorato, gonfio di immagini e di emozioni. Mi ha toccato così profondamente da commuovermi.
Sin dalle prime pagine, la lettura scorre rapida e sinuosa come l'olio tra le mani. Non ci si stanca mai di voltare pagina, il romanzo scivola via in qualche ora e lascia l'eco di un racconto, di una storia...
Il tempo si ferma, e ci si ritrova a percorrere le stesse strade dei personaggi, condividendo i loro sentimenti, inquietudini e passioni.
La scrittura della Curione fluisce armoniosa librando i pensieri, e l’immediatezza dei colori sciolti nella parola caratterizza questo romanzo rendendolo davvero speciale. Sono riuscita a sentire il profumo di spezie che emana dai muri della vecchia casa, a vedere i quadri polverosi accogliermi al suo interno sorridenti...
La scioltezza e la genuinità della penna della Curione sono una meravigliosa scoperta. L’autrice possiede la straordinaria capacità di dare un colore ai pensieri.
Una ricetta per la felicità è una storia romantica, di amore, fedeltà e sacrificio, incarnata da due protagoniste, capaci di suscitare emozioni e solidarietà profonde.
Il coraggio e la voglia di non arrendersi sono le qualità che le accomunano.
L'amore, protagonista indiscusso del romanzo, guida le loro azioni.
«Chi ha coraggio prima o poi viene premiato dalla vita», scrive la Curione. 
Lucia e Vera sono due donne che affrontano una realtà convenzionale, ingannevole e quasi sempre ostile; creature caparbie e determinate che resistono, inflessibilmente, e riescono superare ogni contrasto e a migliorare le proprie esistenze.
«Per la nonna il cibo non serviva solo per nutrirsi, ma anche per ricordare i fatti più importanti della sua vita e soprattutto per unire la famiglia. Questo diario mi è capitato tra le mani nel momento più complicato della mia esistenza e la filosofia di vita di Lucia mi ha aiutato nelle scelte e forse a capire che in fondo mi sarebbe bastato poco per trovare la felicità», afferma Vera.
Concludo prendendo in prestito una frase dell’autore francese Andrè Maurois che sembra calzare a pennello con quanto scritto finora: «I bei libri non lasciano mai il lettore tale e quale egli era prima di conoscerli, ma lo rendono migliore».

sabato 31 marzo 2012

Le scuole del Sud paladine dell'open source



NAPOLI - La scuola si confronta con il futuro. Questo il senso della “Smart Education & Technology Days”, iniziativa culturale e didattica che si è svolta, su iniziativa della rivista telematica “Hi Tech Paper.it”,  a Napoli nei saloni della Città della Scienza il 28 e il 29 marzo. Di quali spazi avranno le nuove tecnologie nel mondo della formazione scolastica hanno parlato tre insegnanti, Michele Ioffredo dell’Iti Giordani di Napoli, Gennaro Piro, della Media Marotta di Napoli, e Salvatore Cuomo, del Liceo Manzoni di Caserta che sono stati soprannominati per l’occasione “i tre tenori dell’open source” proprio per l’ampio spazio che hanno lasciato, nelle loro spiegazioni, al tema dei sistemi operativi liberi. Ioffredo ha illustrato alle centinaia di ragazzi richiamati dall’evento, un innovativo modo per emulare una lavagna interattiva multimediale grazie ad un WiiLD OS, sistema che constente di trasformare un semplice proiettore (con l’ausilio di una penna infrarossi, un pc con connessione bluetooth e uno wiimote, controller della Wii Nintendo) in una Lim. Gennaro Piro ha invece esposto come l’utilizzo di open source può contribuire a riutilizzare macchine non più performanti con il mercato che possono essere utilizzate per le esigenze delle scuole primarie consentendo risparmio e qualità dell’offerta formativa. Molto apprezzata la relazione di Salvatore Cuomo che ha presentato Minus, open source elaborato proprio presso il Liceo Manzoni di Caserta. Questo programma consente di gestire in modo efficiente e pratico tutte le esigenze di soggetti privati e pubblici, scuole comprese. Lo sforzo dei tre tenori, condiviso ormai da molti protagonisti del mondo dell’istruzione e della tecnologia, è quello di educare i giovanissimi all’uso dei sistemi non proprietari (come ad esempio Windows e Apple) per favorire la maggiore diffusione possibile di sistemi alternativi altrettanto efficienti. “Da Napoli abbiamo voluto lanciare un progetto che prenderà nome di Rete delle Scuole virtuose, volendo raccogliere in un unico gruppo tutte le scuole italiane che sono intenzionate a seguire il metodo europeo di sviluppo delle tecnologie tramite l’uso di Linux, l’operatore open source che consente di massimizzare l’efficienza delle strumentazioni tecnologiche e, allo stesso tempo, garantire la sicurezza dai virus informatici e un sensibile abbattimento dei costi di gestione dei laboratori informatici” ha dichiarato al Giornale del Sud il professore Cuomo del Liceo Manzoni di Caserta. In questo progetto di sviluppo costante e continuo la scuola può e deve essere coinvolta proprio perché capace di veicolare i messaggi giusti a intere generazioni di futuri adulti. Il viaggio della generazione “open” parte dal Sud.

PAOLO LUNA

mercoledì 28 marzo 2012

Cittadinanza onoraria, l'ultimo scontro in Casa Borbone

CASERTA – Il 15 marzo la Giunta comunale di Caserta ha approvato (assenti il Sindaco e l’assessore alla Cultura) una delibera con cui si è avviata la pratica per la concessione della cittadinanza onoraria della città a Sua Altezza Reale Don Pedro di Borbone Spagna, figlio di Don Carlos, cugino del Re di Spagna Juan Carlos. La proposta è stata avanzata dal Presidente del Real Circolo Francesco II di Borbone, Paolo Rivelli, che, in una lettera al Sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, ha suggerito la concessione della cittadinanza onoraria al Principe Spagnolo. Va detto che la delibera della giunta è solo il primo passo. Va infatti sentito il parere di una apposita commissione e poi ci sarà il voto del Consiglio Comunale di Caserta, ultimo organo chiamato a deliberare sulla vicenda in modo definitivo. La proposta del Real Circolo ha sollevato un ginepraio di polemiche forse esagerate ma assolutamente prevedibili visto l’alto tasso di litigiosità dei movimenti cosiddetti revisionisti e vista la specificità della polemica. Tra il ramo dei Borbone Spagna facente capo a Don Carlos (padre di Pedro) e quello dei Borbone Due Sicilie che ha come Capo Carlo di Borbone Due Sicilie, non corre buon sangue.


Il 14 novembre 1900 S.A.R. il Principe Carlo Tancredi di Borbone, secondogenito di Alfonso di Borbone Conte di Caserta (Capo della Real Casa Borbone Due Sicilie), in vista del matrimonio con Mercedes di Borbone, Infanta di Spagna, firmò un documento passato alla storia come Atto di Cannes, con il quale per via del suo ingresso nella Casa Reale Spagnola, in virtù delle leggi di successione di Casa Borbone Due Sicilie, rinunciava per sé e per i suoi discendenti, ad ogni diritto sulla Corona delle Due Sicilie, sul connesso patrimonio araldico e degli ordini cavallereschi. Il 7 febbraio 1901 ci fu l’ingresso ufficiale di Carlo Tancredi nella Casa Borbone Spagna con la sua “creazione” a Infante e una settimana dopo si celebrò il matrimonio con Mercedes, figlia maggiore di Alfonso XII di Spagna. L’Atto di Cannes venne firmato quando erano ancora in vita sia il Conte di Caserta, sia l’ultima Regina delle Due Sicilie, Maria Sofia (moglie di Francesco II) e nessuno dei due avanzò dubbi sulla legalità del documento e nessun problema si ebbe fino al 1960, quando Ferdinando Pio di Borbone, primogenito del Conte di Caserta (e fratello maggiore di Carlo Tancredi) morì senza eredi maschi. Il figlio di Carlo Tancredi, Alfonso, entrò in contrasto con lo zio Ranieri contestandogli la successione e reclamando per sé il titolo di Capo della Real Casa di Borbone Due Sicilie e il Gran Magistero degli ordini cavallereschi spettanti ai Borbone Due Sicilie, considerando nullo l’atto di Cannes. Fin qui la storia di un complesso contenzioso. I sostenitori di Carlos e Pedro, che si fregiano dei titoli di Duca di Calabria e di Noto, sottolineano il fatto che secondo loro Carlo Tancredi non avrebbe potuto rinunciare per i suoi discendenti e che un documento come l’Atto di Cannes non è contemplato dalle leggi successorie di Francia e Italia. I sostenitori di Carlo Duca di Castro ribadiscono che le leggi di riferimento non possono essere quelle italiane bensì quelle successorie di Casa Borbone Due Sicilie e che perfino i titoli di Duca di Calabria e di Noto sono utilizzati a sproposito. Senza considerare la questione della presenza sul territorio sia personale che istituzionale. I fedeli al Duca di Castro sottolineano il fatto che solo Carlo e la sua consorte Camilla, Duchessa di Castro, hanno residenza a Roma e cittadinanza italiana, senza considerare le sedi del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, principale ordine cavalleresco di Casa Borbone (eredità dei Farnese), presente a Roma e Napoli con i suoi uffici mentre l’Ordine di Don Carlos ha sede a Milano. Anche la presenza personale dei rappresentanti di Casa Borbone è significativa. I Duchi di Castro e gli altri esponenti della famiglia effettuano frequenti visite nel Sud. Don Pedro non è mai stato nelle regioni dell’Italia meridionale. La decisione della Giunta Comunale di Caserta è insomma caduta nel pieno di una lotta dinastica durissima. Poco opportuna e poco felice. Il Primo cittadino se ne è reso conto e probabilmente interverrà nei prossimi giorni per dirimere la questione e chiudere la guerra della cittadinanza.

FAUSTO DI LORENZO

martedì 20 marzo 2012

"Il Canto dei Vinti", l'Accademia d'Arte del Dramma Antico in scena per le scuole di Caserta


CASERTA - Il Grande teatro d'autore arriva a Caserta dove, nella mattinata di mercoledì 21 marzo, il Teatro Comunale di Caserta ospiterà "Il Canto dei Vinti", lezione spettacolo organizzata dall'Accademia d'Arte del Dramma Antico basata sulle opere teatrali dalla Grecia antica al '900. Saranno ripercorsi, tra gli altri, i brani dell'Andromaca, dell'Ecuba ma anche dei Persiani di Eschilo, delle Troiane di Euripide, La morte di Agamennone di Vittorio Alfieri, i Sequestrati di Altona di Jean Paul Sartre, la Tregua di Primo Levi, Delitto e Castigo di Dostoevskij e l'Istruttoria di Peter Weiss. Ad organizzare questo grande evento culturale è il Liceo Manzoni di Caserta, la cui Dirigente Adele Vairo, ha voluto fortemente il coinvolgimento di numerosi rappresentanti studenteschi delle altre scuole di Terra di Lavoro, contribuendo a creare un momento di interesse per tutta la Provincia. Parteciperanno alla mattinata i ragazzi del Liceo Classico Bruno di Maddaloni, del Classico Nifo di Sessa Aurunca, del Fermi di Aversa, dello Iommelli di Aversa, dell'Isiss Telesia di Telese Terme e del Garofano di Capua. Il Canto dei Vinti è un lavoro ideato dal Sovrintendente dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, Fernando Balestra, che in occasione della mattinata comunicherà l'ingresso del Liceo Manzoni di Caserta all'interno della rete di Licei "Progetto Prometeo" che vede le scuole superiori quali ambasciatori della cultura Classica e dei valori che essa rappresenta tra i giovani e nel Territorio. L'evento è frutto della sinergia tra il Liceo Manzoni e la Facoltà di Lettere della Seconda Università di Napoli e concretizzatasi nel progetto "Alle soglie del poema", percorso di studi e laboratori sulla cultura greca e latina. Con questo ulteriore passo il Liceo Manzoni di Caserta diventa punto di riferimento di una idea di Liceo - campus, aperto alle eccellenze del territorio in una ottica di rete che promuova ogni alunno l'amore per la cultura e che realizzi tutte le potenzialità espresse e non dei nostri giovani rendendo loro e le loro famiglie, insieme a docenti professionalmente ed umanamente impegnati, parte di una comunità educativa espressione sana e serena della nostra realtà. "Il Canto dei Vinti" è stato dedicato dall'Accademia d'Arte del Dramma Antico, ai popoli del Nord Africa e del Medio Oriente protagonisti da oltre un anno delle rivolte della primavera araba. "Ovunque si lotti contro il tiranno per affermare i diritti di libertà e di rispetto, c’è posto per il pensiero greco e per la missione che l’INDA da quasi cento anni sa onorare" fanno sapere i promotori "Proprio ai popoli in rivolta, ai giovani martiri che con coraggio hanno riempito le strade delle città e dei villaggi, è dedicato il saggio dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico dove si avvicendano le parole immortali dei tragici e degli autori successivi (Alfieri, Dostoevskij, Sartre, Weiss, Beckett, Primo Levi) per ricavare nei giovani interpreti e nel pubblico un adeguato grado di attenzione e di partecipazione"

C.S.

Fronte dell'Est, gli italiani in Russia durante l'ultima guerra mondiale, il nuovo libro di Orazio Ferrara


NAPOLI - E' uscito in queste settimane l'ultimo lavoro di Orazio Ferrara, raccolto dalla Delta Editrice nella raccolta "libri di War Set". A finire sotto la lente dell'attento storico, le condizioni dei militari italiani impegnati sul fronte orientale nel Corso dell'ultima guerra mondiale. Inquadrati nell'Armir, e in ausilio delle forze tedesche impegnate nell'Operazione Barbarossa (assieme ai contingenti militari di numerose nazioni europee), gli italiani si sono distinti per il loro coraggio e il loro valore. A fronte di questi atti eroici, il silenzio del Paese e, in certi casi, la denigrazione e l'offesa. Di questa monografia che racconta di una spietata e allucinante campagna di guerra in cui la pietas sembrava scomparsa, stralciamo un passo tratto dal capitolo “Italiani brava gente”: “[…] a far da contraltare a questa concezione belluina della guerra c’era quella dell’esercito italiano, la cui massa di soldati era ancorata ai valori della terra e della famiglia e quindi lontano le mille miglia dal pensare di commettere violenze contro le popolazioni civili locali. Anzi gli italiani tendevano a fraternizzare, ricambiati, con quest’ultime. Contro il nemico in armi non nutrivano affatto odio, la qual cosa però non proibiva di combatterlo accanitamente e di portare quindi onorevolmente le stellette […]. Eppure c’è stato qualche nostro studioso che ha usato in modo beffardo la definizione «italiani brava gente» per dire ma quando mai gli «italiani brava gente». E giù, per portare sostegno alla sua tesi, a citare episodi di assassini, stupri, saccheggi, stragi di cui si erano resi colpevoli i nostri soldati. Tralasciamo le tesi denigratorie di chi non riesce neppure a nascondere troppo bene le motivazioni politiche e ideologiche che lo spingono a ciò. Parliamo dello studioso serio, che porta documenti e prove. Generalmente gli episodi contestati sono opera di singoli o di piccoli gruppi, rarissimi da parte dei comandi o di interi reparti. Episodi comunque da deprecare e da condannare senza attenuanti, senza ma e senza se. Si potrebbe facilmente obiettare poi che la guerra purtroppo non è mai stata una serata di gala. D’altronde episodi efferati si sono verificati in tutti gli eserciti e in tutti i tempi, come dimostrano anche le guerre recentissime. Per restare alla seconda guerra mondiale citiamo, per tutti, gli episodi che videro coinvolti reparti dell’esercito americano, il più democratico del tempo, nell’invasione della Sicilia del 1943 e che macchiarono il loro onore militare con l’uccisione sistematica di soldati italiani già arresisi (vedi strage di Biscari) e con stragi contro civili (vedi Canicattì) […] Da noi, pur nella tregenda di una guerra apocalittica, unzionava un tribunale di giustizia militare, che aveva il coraggio di emettere sentenza di condanna a morte contro un nostro soldato, colpevole di aver ucciso un civile russo. Oppure di promuovere un processo penale militare a carico di un soldato resosi responsabile di un furto di una gallina ai danni di un russo; questo a Bologna il 17 luglio del 1943. Oh, incredibile e cara burocrazia del Regio Esercito! Negli anni Sessanta restava ancora nelle patrie galere un soldato imputato per fatti accaduti sul fronte russo, solo la grazia concessa dal Presidente della Repubblica del tempo gli ridiede la libertà nel 1962. 
Tutto ciò la dice lunga sulla correttezza del nostro comportamento sul fronte russo. Gli abusi furono sempre perseguiti […]"

C.S.

mercoledì 22 febbraio 2012

Profumo a Caserta. Dalle scuole un "vento" di legalità!

Il ministro Profumo e il Sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio (Foto da http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/)

CASERTA - La voglia è quella di andare avanti, di lasciarsi alle spalle tutto il male della nostra terra e mettere in mostra il bello, la speranza di una provincia che non vuole essere più solo terra di camorra. E’ questo quanto emerso dall’incontro che il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha avuto ieri con i ragazzi delle migliori scuole di Terra di Lavoro, appositamente selezionate dall’Ufficio Scolastico Provinciale per l’impegno e la passione con cui, da anni, si dedicano al delicato tema della legalità. A presenziare all’evento oltre 200 ragazzi iscritti alle scuole di tutta la provincia come il Liceo Manzoni e il Tecnico Mattei di Caserta, l’I.T.C. di Orta di Atella, i Licei della Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, il Nifo di Sessa Aurunca e l’artistico di Aversa. Fiducia, coraggio, passione queste le parole che più di tutte sono risuonate nella splendida cornice della Cappella Palatina della Reggia di Caserta che ha fatto da scenario alla visita ufficiale del Ministro a testimonianza, come ha ricordato il direttore dell’Usp Piscitelli, di un grande passato che deve essere di esempio e di aiuto per sostenere un presente difficile. A condurre i lavori e a presentare le diverse scuole presenti è stato il giovane alunno del Manzoni di Caserta in qualità di presidente della Consulta Provinciale degli Studenti Fabrizio Arnone. Il Ministro non ha detto molto mentre ha preferito ascoltare i ragazzi e rispondere alle loro domande e curiosità. Per niente scostante e attento alle curiosità dei ragazzi, il Ministro ha lasciato il suo posto al tavolo per stare accanto ai ragazzi a cui ha stretto la mano e ha fornito le proprie risposte. Esigenza più sentita quella del futuro, il futuro della scuola, gli insegnamenti importanti e il problema dell'inserimento dei giovanissimi nel mondo del lavoro. Profumo pare aver compreso le difficoltà oggettive della scuola italiana e pare conscio del fatto che la scuola meridionale soffre di più a causa dei fenomeni delinquenziali. Non soltanto un problema di bullismo. Il nocciolo della questione è quello di saper affrontare questi fenomeni instaurando una cultura della legalità che non sia fatta soltanto di parole ma anche, e soprattutto di fatti. Allora la legalità diventa modo di vivere e la scuola può fare tantissimo, tenendo occupati in attività positive i ragazzi sempre meno presenti in strada. Lo hanno dimostrato i ragazzi del Manzoni, rappresentati dalla band del Liceo che ha intonato il brano “Radiocamorra” scritto dalla tutor d’aula Angelica Del Vecchio, e musicato dai ragazzi (operazione frutto della sinergia con un’altra scuola del capoluogo, la Ruggiero) che ha fatto da colonna sonora alla manifestazione. Accanto alla battaglia di cultura, quella politica. Con i provvedimenti e le leggi che servono a prevenire e tutelare. In quest’ottica è da inquadrare la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Caserta e il Ministero dell’Istruzione sull’uso di un appartamento al centro della città che era di proprietà di un imprenditore organico al clan dei Casalesi. Il bene confiscato è stato così destinato a diventare un osservatorio a favore dei giovani con disagi sociali (soprattutto le vittime di bullismo e dispersione scolastica). All’inaugurazione del nuovo centro erano presenti oltre al Ministro Profumo e al Sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, l’imprenditrice Milly Moratti, responsabile dell’associazione ChiAma Milano (che ha già avviato in Lombardia altri progetti del genere). All’inaugurazione del centro i ragazzi di Marcianise hanno omaggiato il Ministro di uno stemma Borbonico su sfondo azzurro, simbolo del Sud. La battaglia culturale, unitamente a quella politico - burocratica esercitata dallo Stato nella sua duplice modalità di espressione di repressione (arresti e sequestri) e stimolo alla crescita del territorio (utilizzo corretto degli stessi beni sequestrati), può rappresentare la strada da seguire per il ritorno alla normalità per il nostro territorio. Inutile dire che lo sforzo del Ministero dell’Istruzione è inteso a stimolare la battaglia legalitaria nelle scuole in tutto il Paese. Prossima tappa della battaglia studentesca per la legalità, come ricordato dal presidente della consulta Arnone, sarà a Palermo a maggio, durante la celebrazione in ricordo dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Fausto di Lorenzo

Di seguito le immagini della manifestazione alla Cappella Palatina della Reggia di Caserta (foto Rinaldi)











martedì 31 gennaio 2012

Vittorio Sgarbi "referente" per salvare Carditello


CASERTA - Vittorio Sgarbi potrà anche non risultare simpatico ma,  nell'ultima uscita pubblica che lo ha visto protagonista a Caserta in un contraddittorio sulle bellezze artistiche della Terra di Lavoro, avrebbe colpito e affascinato anche i più refrattari al suo stile. Attraversando secoli di storia, immergendosi nel mondo dell'architettura accompagnato dalle domande di Jolanda Capriglione, Sgarbi ha approfittato dell'occasione per farsi portavoce della battaglia in favore di Carditello, esempio - secondo il professore - di scelte politiche e normative sbagliate, mancanza di programmazione e confusione sul ruolo del pubblico e del privato nel campo della cultura. Ma è andato oltre la semplice dissertazione e, assecondando la richiesta della professoressa Capriglione ha accettato, dinanzi all'attenta platea dell'Auditorimu provinciale, di diventare il referente nazionale della battaglia per il Real Sito borbonico. Un impegno accettato con tanto di provocazione. Durante la lunga intervista non ha esitato a lanciare duri affondi contro gli amministratori locali. Il dito puntato contro le rotonde definite "orrende e inutili", fonte di "spreco" per soldi che potrebbero essere investiti nel recupero delle bellezze del territorio. Il dialogo tra Sgarbi e la Capriglione (docente di Estetica presso la Facoltà di Architettura della Sun) dal tema "Bellezza, fascino e altre storie" si inserisce in una serie di 17 incontri organizzati dalla Provincia di Caserta per promuovere il patrimonio artistico e culturale di Terra di Lavoro. Quasi due ore di discussione, trascorsi interrogandosi sul concetto di bello, sulla possibilità di ripristinare un po' di armonia nei territori devastati dallo scempio urbanistico, sul vero senso da attribuire allo sviluppo eco sostenibile con continui riferimenti alla storia del nostro territorio, recuperando Benedetto Croce e il senso dello storicismo dopo Hegel, superando il confine sottile tra filocalia e amore per l'arte, fino a condurre i presenti nell'immenso mondo del patrimonio archeologico e pittorico nazionale. Uno Sgarbi auto ironico, ansioso di riscoprire e scoprire luoghi a lui ancora ignoti, nonostante sia stato a lungo il presidente del Museo di Capua.  Il professore ha rilanciato la sua invettiva contro Adriano Celentano, annunciando che scriverà al cantante per chiedergli di donare una parte dello stratosferico compenso (ottenuto dagli organizzatori del Festival di Sanremo) in modo da contribuire al recupero della Pala d'altare di Teodoro d'Errico, conservata nella chiesa dell'Annunziata a Marcianise. E' la seconda promessa che Capriglione è riuscita a strappargli. Per quanto riguarda Carditello, Sgarbi ha auspicato una soluzione positiva dell'annosa vicenda, resa ancora più grottesca da recenti ultimi atti di saccheggio. Il salvataggio del Real Sito per il critico d'arte doveva essere cura dello Stato, delle sue amministrazioni locali e periferiche (Comuni, Provincia e Soprintendenza), ma vista l'assenza delle istituzioni la soluzione dei privati non deve spaventare. Per Sgarbi è meglio affidare ad un privato gli interventi di restauro che lasciare il patrimonio di tutti nel degrado e nell'incuria. In sostanza per il professore "il pubblico che chiude i musei priva i cittadini del proprio patrimonio". Il pubblico così inteso "diventa - ha ribadito il critico - peggiore espressione del privato". Parole importanti che vanno a toccare un argomento delicato, cioè quello dell'intervento dei privati nel settore della cultura e su cui da tempo i Governi che si sono succeduti avrebbero dovuto dare risposte concrete visto il vasto patrimonio italiano. Sicuramente le parole di Sgarbi hanno affascinato, adesso si dovranno misurare i passi che riuscirà a compiere come referente nazionale per la salvezza di Carditello.

Paolo Luna