Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista

domenica 6 maggio 2012

FRANCIA 2012/ I primi exit poll dal Belgio, danno vincente Hollande al 53%



PARIGI - I primi dati sono quelli degli exit poll che, per motivi di legge, arrivano dal Belgio. Secondo queste cifre Sarkozy è sconfitto e Hollande riporta il Psf all'Eliseo dopo 17 anni di astinenza con il 53% dei voti. Per evitare delusioni è bene attendere i dati definitivi anche se i sondaggisti francesi sono più accorti di quelli italiani (e le elezioni del 2006 insegnano). 


F.D.L.

venerdì 4 maggio 2012

SUD AL VOTO/ Le sfide più importanti di domenica e lunedì

NAPOLI - Nelle grafiche elaborate da il Giornale del Sud, i candidati Sindaco e le liste di sostegno che si daranno battaglia domenica e lunedì. Seguiremo le elezioni e vi daremo tutti gli aggiornamenti in diretta dal nostro sito a partire dalle 14.30 di lunedì. Domenica e lunedì, fino alle 14.00, la diretta sul nostro profilo facebook con le ultime dai seggi e dalle città al voto. Buone elezioni con il Giornale del Sud.

F.D.L.

















mercoledì 2 maggio 2012

SUD AL VOTO/ Lo speciale de il Giornale del Sud, segui con noi le elezioni di domenica e lunedì


NAPOLI - Come finirà la sfida di Palermo? Le liste meridionaliste troveranno una affermazione o verranno superate dai grandi partiti? Beppe Grillo guiderà il terzo partito del Paese? La Lega Nord sparirà o troverà una conferma? L'affluenza deciderà i destini delle città al voto? Per rispondere a queste e ad altre domande il Giornale del Sud vi invita a seguire lo speciale elezioni. Domenica e lunedì, dalla pagina fb de il Giornale del Sud le notizie dai seggi su affluenza e episodi singolari, riepilogo delle candidature e delle ultime novità dai comuni al voto. Lunedì, a partire dalle ore 14.00 la diretta sul sito con le prime proiezioni e gli aggiornamenti sui risultati dai comuni al voto. Sotto la lente di ingrandimento saranno le città di Palermo, Taranto, Lecce, Catanzaro, Brindisi, Torre del Greco, L'Aquila, Pozzuoli, Agrigento, Bitonto, Gaeta, Acerra, Aversa, Trani e Frosinone. Lo speciale continuerà con le prime dichiarazioni dei protagonisti di questa campagna elettorale e, martedì, con l'analisi del voto. Il Sud va al voto. Seguici per scoprire come andrà a finire!

F.D.L.

Se Monti si affida ai tecnici...

I supercommissari del Governo Monti, Enrico Bondi (fratello gemello di Lurch, autista degli Addams) e Giuliano Amato notoriamente esperto di sprechi e ruberie

ROMA - Siamo alla frutta e il brutto è che proprio non vogliamo rendercene conto. Il Presidente del Consiglio (San) Mario Monti alla fine ha alzato bandiera bianca. Ieri, a margine di un convegno della Fondazione Italianieuropei (di cui è Presidente Massimo D'Alema) che ha discusso di crescita con il premio Nobel Joseph Stiglitz, il Premier si è pubblicamente arreso con una dichiarazione a dir poco sconcertante visto il gran parlare di riforme come panacea di tutti i mali di questo Paese. "Non aspettiamoci troppo dalle riforme strutturali come quella del lavoro, come dimostra l'esperienza americana". Una doccia gelata per tutti quelli che in questi giorni si stanno accapigliando dentro e fuori dal Parlamento per tentare di spiegare al popolo bue e pecora che qualcosa di buono, da questo Governo dei poteri forti, possiamo veramente aspettarcelo. E invece no. Come prevedibile. Non è mica colpo di Monti se l'Italia ha un debito pubblico di 1900 miliardi di euro. No. Non è colpa di Monti. La colpa di Monti è quella di prendere per i fondelli la pubblica opinione. Anche se forse è la pubblica opinione, il popolo bue (sempre più pecora), che vuole essere ingannata. Perchè davvero non è possibile, cari lettori, che non riusciate a farvi due conti. Con 1900 miliardi di debiti a cosa servono le manovre e le manovrine di Monti? Abbiamo recuperato, in cinque mesi di tassazione selvaggia salva Ita(g)lia, a stento, un centinaio di miliardi. Volevano tagliare la spesa pubblica, i Signori Tecnici. E giustamente, essendo un governo tecnico, hanno optato per una soluzione tecnica: nominare altri due tecnici che hanno il compito, nei prossimi 15 giorni di scoprire dove si deve tagliare la spesa pubblica. Di Giuliano Amato, uomo per tutte le stagioni, è inutile parlarne. Basti ricordare che in una nebbiosa notte del 1992, con "grande coraggio" (così lo ha definito il responsabile economico del Partito Democratico Stefano Fassina, uno che sarebbe meglio non andasse in giro!) ha messo le mani nei conti correnti degli italiani. Non di tutti, ovviamente, visto che i grandi proprietari di conti avevano annusato l'aria e messo al sicuro i propri tesori. Dell'altro supercommissario Enrico Bondi è palesemente il fratello gemello, separato alla nascita, dell'autista e tuttofare degli Addams, Lurch. Al di là di questa somiglianza Bondi (da non confondere con il cortigiano e poeta di Arcore) ha le idee chiare. E' stato chiamato perchè è un tecnico. Sa il fatto suo. O forse no? Pare proprio di no, visto che la prima cosa che Enrico Bondi ha pensato di fare è chiedere, udite, udite, ai cittadini cosa deve tagliare! Un apposito modulo sul sito del governo (www.governo.it) consente ai cittadini, da ieri, di indicare ai professori (ben stipendiati e ben pagati) dove, secondo loro, bisogna intervenire nella così detta operazione di spending review. Indicando i propri dati in modo chiaro e leggibile, si può comunicare al signor Bondi cosa deve tagliuzzare. Uno pensa immediatamente ai privilegi dei politici e dei Parlamentari. E invece no! Il Governo ha sentenziato che il Parlamento non si tocca perchè gode di una sua autonomia costituzionalmente riconosciuta. Autonomia anche economica. Allora qualche lettore più avveduta potrà pensare: abbiamo la Presidenza della Repubblica che ci costa più della Regina d'Inghilterra e del Re di Spagna tagliamo almeno qualcosa al Quirinale. Che so, una delle 35 auto blu di Napolitano. Una decina di corazzieri. Una decina di membri dello staff. E invece è andata male anche qui. Il Governo ha sentenziato: il Quirinale è intoccabile perchè, come il Parlamento, è tutelato dalla Costituzione. Napolitano è salvo. Ma almeno si taglino gli stipendi e  le pensioni dei componenti della Corte Costituzionale. Nisba. Nein. No. Anche qui tutela costituzionale. Insomma Bondi avrà 15 giorni per inventarsi riduzioni delle spese di 4 miliardi di euro. Se anche riuscirà a compiere il miracolo e tagliare 4 miliardi di spese non si risolverebbe il problema del debito. E allora che si fa? E allora non si fa niente. Un debito così non si riduce a meno che non si decide di cominciare a fare le cose per bene. Riduzione delle Province, eliminazioni delle Regioni, accorpamento dei comuni, riduzione drastica dei Parlamentari, taglio del 85% degli stipendi e delle pensioni politiche e istituzionali (dal Quirinale alle massime corti, deputati, senatori, consiglieri provinciali e sindaci e via dicendo), taglio netto degli stipendi dei manager pubblici e loro parificazione a livelli normali. Questo è solo l'antipasto. Creazione di una banca nazionale che non schiacci il popolo, chiusura dell'Equitalia, passaggio dalla tassazione diretta a quella indiretta, revisione dei trattati di Maastricht, svincolarsi dagli obblighi finanziari. E si potrebbe continuare. Questi i consigli che daremmo a Monti e al Governo. Consigli che non sono richiesti e che resterebbero inascoltati. Pazienza.

MAFALDA CROCITTI

SUD AL VOTO/ Antonio Ciano "assediato" a Gaeta: "Voglio un'alleanza con Grillo e De Magistris per ridare dignità al Sud"

Antonio Ciano


GAETA – Dove tutto è finito e dove tutto potrebbe ricominciare, secondo le intenzioni di Antonio Ciano, storico e, soprattutto, assessore uscente in cerca di riconferma nelle imminenti elezioni amministrative. Tutti conoscono Antonio Ciano per la sua attività di scrittore ed editorialista (ha all’attivo le 150mila copie de “I Savoia e il massacro del Sud” e “Le stragi e gli eccidi dei Savoia” e la fondazione di Tele Monte Orlando) senza considerare l’impegno politico attraverso il Partito del Sud, una delle tante formazioni politiche che costellano il mondo meridionalista. Gaeta è il cuore di Ciano per la sua storia, per il suo presente e per il futuro. L’amministrazione uscente, ci tiene a precisarlo, è meridionalista, la prima d’Italia. “A Gaeta cinque anni fa abbiamo vinto le elezioni con due liste civiche meridionaliste. Abbiamo governato questa città con il Sindaco Antonio Raimondi e siamo riusciti nell’impresa di spazzare via il potere dei partiti da questo territorio. Lunedì conquisteremo il ballottaggio e tra quindici giorni vinceremo nuovamente”. E’ fiero del lavoro svolto e dei risultati politici e amministrativi raggiunti. “Abbiamo portato avanti una politica identitaria contro tutto e contro tutti. Abbiamo avviato seri progetti di recupero e rinforzo dell’attività portuale, progetti di water front, abbiamo indetto e partecipato a gare d’appalto di livello europeo, abbiamo stretto un accordo strategico con l’Eni per la consegna al comune della piana d’Arzano dove sorgeranno centri sportivi all’avanguardia per consentire il successo e l’allenamento delle nostre squadre, prima tra tutti quella di pallanuoto che per accedere alla serie B ha bisogno di un nuovo stadio del nuoto o ancora, possiamo vantarci delle grandi iniziative culturali e commerciali che ci hanno permesso di ospitare – ha affermato Ciano – il meglio del meridionalismo da Pino Aprile a Roberto D’Alessandro, da Mimmo Cavallo a Lino Patruno. Senza considerare il capitolo del bilancio comunale. “Cinque anni fa abbiamo trovato un debito di 6 milioni di euro e dopo cinque anni possiamo con orgoglio dire di aver pareggiato i conti senza mai far venire meno i servizi essenziali come i trasporti e le ristrutturazioni delle scuole”. Fin qui quello che è stato fatto. Ma domani? Come andranno le elezioni amministrative? “Gaeta è nuovamente sotto assedio – scherza, ma non troppo, Ciano – abbiamo contro tutte le forze politiche che, seppur divise. Il Partito Democratico non utilizza nemmeno il suo simbolo, si è spaccato in tre e hanno messo in campo liste civette per portare via voti a noi meridionalisti. La destra si è spaccata e ha presentato una decina di forze comprese le civiche. Nonostante la loro divisione questi hanno molte più risorse e fondi di noi per portare avanti la battaglia senza considerare il sostegno delle forze criminali e occulte che quotidianamente ci minacciano. Noi abbiamo resistito a tutti gli attacchi – dichiara ancora Ciano – e siamo in grado di poter respingere l’assalto alla fortezza mosso dalle forze risorgimentali. Dopo 150 anni siamo ancora qui e ci resteremo”. La battaglia di Gaeta si combatte in un clima di crisi senza precedenti. Crisi economica innanzitutto. Di questo Ciano ne è ben consapevole. “Quello che abbiamo tentato di fare e che faremo con il Partito del Sud, a Gaeta e in tutta Italia, è una grande rivoluzione che la gente sta sicuramente comprendendo. Il lavoro manca ovunque e con un dato di disoccupazione pari al 36% non si può certo dare la colpa al Sindaco Raimondi, invece i nostri avversari vanno nelle piazze ai comizi promettendo posti di lavoro come Cettolaqualunque”. Il Partito del Sud, formazione politica di Ciano, non è presente con il suo simbolo a queste amministrative gaetane. Il nome di Antonio Ciano compare all’interno della civica “Riprendiamoci Gaeta” e questo ha spiazzato i non addetti ai lavori e anche i fedelissimi del PdS ma il tutto rientra in una strategia politica. “Anche cinque anni fa ci siamo presentati con la lista civica perché noi del Partito del Sud vogliamo mettere al primo posto le realtà locali e i problemi della gente, non il partito. Identifichiamo territorialmente alle elezioni amministrative mentre il progetto del Partito del Sud va avanti con sedi e sezioni presenti in tutta Italia e anche all’estero. Il partito del Sud sconfiggerà tutti i partiti come ripetiamo da anni destra e sinistra sono solo indicazioni stradali”. E il progetto politico del Partito del Sud, nelle intenzioni di Antonio Ciano è molto chiaro. Da una parte l’intenzione del Pds è quella di realizzare una sorta di movimento civico nazionale che metta insieme le forze sane del Paese, comprese quelle che facevano o fanno parte di movimenti politici nazionali. Perfino l’accordo con Grillo, è auspicabile per Ciano. “Beppe Grillo non è un fenomeno estemporaneo ma una evoluzione naturale dopo anni di gestazione di mala politica e mala vita. Ora la gente ricerca fatti veri e vota chi dice la verità e Grillo parecchie volte è stato interprete del malumore diffuso come quando a Napoli ha chiesto scusa per la conquista del 1860. Certo sarebbe meglio se strutturasse il suo movimento e a quel punto sarebbe un interlocutore importante per il grande progetto civico che cerchiamo di mettere insieme con esponenti politici di primo piano come Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli sostenuto anche dal Partito del Sud e pronto al grande salto. Solo insieme – sostiene Ciano – rovesceremo l’economia tosco – padana sostenuta dai partiti e riusciremo a conquistare nuove forze per il Sud, restituendo dignità, infrastrutture e soldi ad un popolo che soffre da 151 anni”. Questo il progetto. Per ora la lotta con gli ultimi giorni di campagna elettorale e poi il voto di domenica e lunedì. Solo allora si saprà se l’assedio di Gaeta sarà spezzato.

PAOLO LUNA

martedì 1 maggio 2012

FRANCIA 2012/ La "Pucelle" colpisce Sarkozy (che spera nel miracolo)

Il palco di Marine Le Pen e davanti la statua di Santa Giovanna D'Arco

PARIGI – A questo punto solo un miracolo potrebbe salvare il Presidente uscente Nicolas Sarkozy che domenica affronterà il giudizio finale degli elettori francesi in attesa di una, oramai, improbabile, riconferma all’Eliseo. La scelta di Marine Le Pen alla fine è stata chiara, nella sua completa inconcludenza. Il Presidente Sarkozy ha detto no all’accordo con l’estrema (?) destra dei Le Pen e Marine Le Pen l’ha accontentato favorendone il suicidio politico. Non è bastata la protezione di Santa Giovanna D’Arco che il Fronte Nazionale ricorda il primo maggio con una sfilata in memoria dell’eroina della Francia moderna. La leader del Fn che al primo turno ha riscosso il ragguardevole risultato del 17,9% dei consensi, ha lasciato libertà di coscienza ai propri elettori decidendo di votare scheda bianca. E bianco è solo il colore della scheda della Le Pen visto che i suoi commenti sui candidati sono stati abbastanza neri. Francois Hollande che, numeri alla mano, attualmente è il Presidente della Repubblica in pectore, è stato definito una “falsa speranza” per la Francia. Il Presidente uscente Nicolas Sarkozy è invece una “nuova delusione”. Il solo miracolo che potrà salvare Sarkozy è l’esito del secondo confronto televisivo. L’attuale inquilino dell’Eliseo ha guadagnato qualche punto nei sondaggi dopo il primo match con Hollande. Sarkozy vincerà se saprà convincere gli elettori della Le Pen ad andare al voto. E’ chiaro ai più che un elettore del FN difficilmente potrà lasciarsi convincere dalle sirene del socialista Hollande. Molto più probabile è che il popolo della Le Pen possa votare il meno peggio, nel caso attuale, Sarkozy. Il problema è convincere questo 18% dei francesi che il voto è importante e che solo una affluenza massiccia potrà garantire l’allontanamento del rosso Hollande dalla carica più alta della Francia. Marine Le Pen non si considera una sconfitta malgrado il mancato accordo con la destra gaullista di Sarkozy. Il risultato raggiunto è ormai storia e la leader del FN ha già parlato del suo partito come dell’unica forza in grado di salvare la Francia dal suo futuro di incertezza. “Sarkozy e Hollande mentono ai francesi. Nessuna delle riforme che propongono sarà realizzata – ha dichiarato Le Pen – la nostra battaglia storica è soltanto all’inizio e le nostre idee saranno presto al potere. Noi siamo la bussola della vita politica francese. Noi siamo il futuro della politica francese”. Come previsto nei giorni scorsi, la vera battaglia per la Francia del domani (e in parte anche per l’Europa) comincia oggi e si concluderà domenica sera.


M.C.

SUD AL VOTO/ Dicè (Insorgenza Civile): "Lottiamo per vincere. Non siamo grillini ma i primi anti - sistema!"

Il leader di Insorgenza Civile, Nando Dicè

NAPOLI - “Non siamo grillini ma siamo stati i primi anti sistema” con una battuta si conclude il colloquio con Nando Dicè, Responsabile del movimento politico Insorgenza Civile e Dirigente della Confederazione Duosiciliana, l’organizzazione politica che tenta di unire il variegato fronte meridionalista nella sfida al potere della finanza e dei partiti di questa Italia che piace sempre di meno. L’appuntamento decisivo per la Confederazione e per Insorgenza è quello di Bitonto dove il gruppo politico di recente fondazione, che comprende oltre ad Insorgenza anche i movimenti Italia Prima, Movimento Meridionale e i Comitati Due Sicilie, ha presentato e sostiene la candidatura a Sindaco di Agostino Abbaticchio. Mancano ormai pochissimi giorni alla fine di questa campagna elettorale e solo lunedì si saprà come è andata. Per il momento l’esperienza di Bitonto è soddisfacente per Nando Dicè. “E’ la nostra prima volta come Confederazione Duosiciliana ed è la prima esperienza politica di Insorgenza Civile fuori dai confini della Campania, stiamo andando avanti tutti insieme. Vogliamo dimostrare e – continua Dicè – credo che lo abbiamo dimostrato, che siamo l’unica alternativa meridionalista alla partitocrazia. Siamo alternativi ai poli di Governo e ai partiti meridionalisti che hanno venduto l’anima al diavolo della partitocrazia. I segnali da Bitonto sono incoraggianti. Tutti i giorni il nostro candidato Agostino Abbaticchio va in strada e porta, tra la gente, le nostre proposte per migliorare la città. I militanti della Confederazione sono impegnati tutti i giorni con gli strumenti classici della propaganda, primo tra tutti i comizi e il volantinaggio che ci consente di raggiungere tutto il popolo meridionale”. E Dicè ha le idee chiare anche sul risultato finale di questa sfida mostrando in pieno tutta la sua esperienza politica. “Quando si partecipa ad una battaglia, lo si fa per vincere e non per partecipare. L’obiettivo della Confederazione deve essere quello di superare lo sbarramento ovunque esso sia presente. Nel caso delle politiche si tratta dello sbarramento nelle circoscrizioni. Nel caso delle amministrative lo sbarramento è il numero di voti che consentirà di eleggere un consigliere comunale”. Questa sarà quindi la soglia che determinerà il successo o la sconfitta della Confederazione Duosiciliana a Bitonto. Se Abbaticchio riuscirà ad entrare in Consiglio Comunale si potrà considerare vinta la battaglia. Numerosi sono stati gli spunti della campagna elettorale fermo restando che Insorgenza Civile non si è limitata a sostenere Abbaticchio a Bitonto ma ha condotto offensive mirate su temi ben specifici di cui chiediamo, ovviamente, conto a Dicè. Il primo grande tema è stato quello dell’America’s Cup World Race che si è svolto a Napoli. Insorgenza lo ha ribattezzato subito America’s Pacc e ha denunciato le mancanze amministrative e il mancato raggiungimento degli obiettivi in un dossier che è stato poco rilanciato dalla grande stampa. A quel dossier di Insorgenza sono seguite però le prese di posizione delle associazioni di categoria di commercianti, ristoratori e albergatori che hanno parlato di fallimento dell’evento dal punto di vista del rientro economico che si era immaginato. Le domande di Insorgenza restano sospese. “Ovviamente nessun esponente delle amministrazioni locali hanno pensato di rispondere alle nostre domande politiche e tecniche. Si tratta di una posizione arrogante da parte di una partitocrazia che ha perso il contatto con la città e che sono abituate – dichiara il responsabile di Insorgenza Civile – a fornire risposte di stampo mafioso e a relazionarsi solo con i poteri forti e troppo volte occulti della città e della Regione”. Altro fronte è quello della lotta politica al Governo Nazionale che si avvia ad un estate calda e ad un autunno rovente complici i provvedimenti lacrime e sangue che hanno portato ad uno spaventoso aumento dei suicidi di piccoli e medi imprenditori. “La ricetta è una sola ed è quella che da venti anni andiamo promuovendo come Insorgenza Civile: rottura da tutti i trattati internazionali che condizionano la sovranità popolare e tornare al controllo della sovranità monetaria, unico elemento di forza nel mondo globalizzato dell’euro e dei poteri forti della finanza internazionale”. Due elementi che fanno molto Beppe Grillo, in forte ascesa nei sondaggi anche al Sud. E proprio su questo punto Dicè ha, ancora una volta, le idee molto chiare. “Non abbiamo nulla contro Beppe Grillo, anzi. Lui dice cose che noi da venti anni portiamo avanti. Credo che alla fine Grillo pagherà la scelta di non voler costituire un vero e proprio partito”. L’altra differenza, fondamentale è quella delle risorse. “Grillo ha la forza mediatica ed economica per portare in giro per l’Italia il suo programma e i suoi candidati con poco sforzo mentre noi dobbiamo costruire giorno dopo giorno la nostra forza. Non siamo stati i primi grillini. Siamo stati i primi antisistema e continueremo ad esserlo fino a quando le cose non cambieranno”.

PAOLO LUNA