Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista
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venerdì 1 giugno 2012

IL DIBATTITO/ Sud e politica. L'intervento di Antonio De Falco (Partito del Sud)

Continua il dibattito sul meridionalismo e la politica stimolato dalla domanda di un nostro lettore. Oggi pubblichiamo l'intervento di Antonio De Falco, candidato per il Partito del Sud alla carica di Sindaco di Caserta nel 2011.

CASERTA - Il Partito del sud (meridionalisti unitari) ha una chiara e lampante distinzione dal partito federalista della lega nord per non essere un partito che parla di dividere l'Italia o di secessione come risoluzione dei problemi per il rilancio e lo sviluppo del territorio meridionale. Ma le differenze non si limitano a questo, il nostro movimento, difatti, si pone come obbiettivo principale di essere un laboratorio di analisi e di critica delle scelte politiche sperequative attuate dai vari governi succedutesi negli ultimi tempi, dei più vari colori e schieramenti politici, ai danni del meridione. Per tale si intendono le scelte di applicare un federalismo fiscale, non mai congegnato in precedenza da alcuno stato democratico nel mondo, che favorisce unicamente il divario economico esistente tra il nord e il sud del paese: per dirlo con le parole di alcuni illustri scrittori un federalismo avvelenato; per continuare con l'insana scelta di aver bloccato dall'oggi al domani l'attuazione di una fiscalita' di vantaggio (ormai concessa dall'Europa) per alcuni nevralgici comuni meridionali, a causa dell'assenza di altrettanti comuni ne bacino di voto di competenza del secondo partito di governo; ed ancora la critica va anche all'utilizzo dei fondi Fas, che quasi mai negli ultimi tempi sono stati impiegati per la loro funzione strutturale di contribuire al risanamento, al rilancio e allo sviluppo delle aree sottosviluppate; ed ancora, ma non infine, anche l'ultima scelta dei tecnici-politici di concedere i sussidi per le imprese private creditrici degli enti pubblici, che non è stata disposta per le regioni meridionali. Ed è questa la ragione per cui i membri del partito del sud concentrano la loro politica nel proporre delle concrete politiche di miglioramento della condizione attuale meridionale , concentrate principalmente sulla nostra condizione attuale; senza voler rinnegare il lustro dell' era borbonica , ma l' impellenza attuale che sente chi aderisce al nostro movimento è quella di portare al centro dell'attenzione delle politiche di rilancio dell'Italia quella di attuare una politica di legittima difesa contro le oligarchie del settentrione che sempre più tese all'assenza di crescita del meridione, che impediscono lo sviluppo dell'intera nazione.

ANTONIO DE FALCO
PdS - Caserta

lunedì 21 maggio 2012

IL DIBATTITO/ Sud e politica. Gli interventi di Tommaso Romano, Agostino Abbaticchio e Enzo Riccio



NAPOLI - Continua il dibattito generato dalla domanda di Danilo De Luca, un nostro lettore, sul meridionalismo e la politica. Dopo l'intervento di Nando Dicè, di Insorgenza Civile, lasciamo spazio a Tommaso Romano, Presidente del Partito Tradizional Popolare, ad Agostino Abbaticchio, leader della Confederazione Duosiciliana a Bitonto, e a Enzo Riccio, Segretario Nazionale del Partito Del Sud.


Tommaso Romano

"Tutti noi dobbiamo cedere qualcosa del nostro particolare e ritrovarci insieme per una vera battaglia politica che è civile spirituale e cultuale, per un soggetto unitario che ci rappresenti e con un minimo comune denominatore. Le sigle passano, le idee no".
TOMMASO ROMANO



Agostino Abbaticchio

"Mi permetto di rispondere al Sig. Danilo De Luca.
Innanzitutto ritengo che il Sig. De Luca non abbia seguito in maniera attenta i vari movimenti e gruppi meridionalisti. Questo posso supporlo in seguito alle Sue osservazioni e al voler considerare tutti i movimenti meridionalisti al pari della Lega Padana o Nord.
Considerando i propositi di Italia Prima, movimento facente parte della Confederazione Duosiciliana, non accettiamo alcuna separazione ma, al contrario, una unione. La nostra istanza è di riunire tutte le regioni appartenenti all'ex Regno delle Due Sicilie in un'unica macroregione. Questo al fine di ottimizzare risorse, veicolare al meglio il patrimonio naturale e storico, ridurre tutti i costi amministrativi. Altri esempi di stati confederati li abbiamo in Svizzera e in USA: e non mi sembra che i suddetti Stati stiano tanto male. Pertanto è utile smentire la prima affermazione relativa alla scissione del Sud.
Secondo punto: i Borbone. Molti gruppi e movimenti che inneggiano al Casato dei Borbone lo fanno per affermare una identità territoriale e storica. Nessuno può resuscitare i Borbone come monarchi. Tra le tante proposte fatte durante i vari incontri di meridionalisti, spesso si fa riferimento ad una monarchia costituzionale rappresentativa. Anche in questo caso varrebbe la pena di farsi una cultura ed uno studio su altri Stati che adottano tali forme di governo. E anche in questo caso mi sembra che non se la passino malaccio. Però, in questo caso, dovremmo "staccarci" dall'Italia! Visto che i neomeridionalisti non vogliono staccarsi, ma consolidare e ottimizzare il rapporto con l'Italia, decade l'ipotesi di una monarchia costituzionale rappresentativa. 
Ritorno alla macroregione: facciamo due conti sulle nostre risorse e, soprattutto, sulla centralità della nostra terra rispetto a tutto il Mediterraneo. Abbiamo la possibilità di essere il fulcro di tutti i Paesi Mediterranei. Basta solo crederci e iniziare a lavorare sul serio, scrollandoci di dosso 151 anni di vessazioni, colonialismo e falsa storia".  
AGOSTINO ABBATICCHIO 


Da sinistra Enzo Riccio, Antonio Ciano 
e Beppe De Santis del Partito del Sud

"Siamo un movimento nato nel dicembre 2007 a Gaeta e quindi da ca. 5 anni combattiamo per costruire un movimento meridionalista, serio, credibile, con un'organizzazione (siamo presenti in 12 regioni su 20)e non solo con le dichiarazioni ad effetto in attesa dello scoop mediatico, e soprattutto con una base programmatica basata su quattro punti fondamentali:
1) riscoperta e diffusione identità meridionale con diffusione verità storica sul cosidetto "risorgimento", rispetto ad altri con i quali condividiamo la stessa visione sulla "malaunità" del 1861 che ha segnato l'origine della "questione meridionale", crediamo che l'azione culturale da sola non basta, ma sia necessaria un'azione politica che sia sinergica con quella culturale;
2) seguendo la lezione di grandi meridionalisti del passato come Dorso e Salvemini, pensiamo ad un nuovo ruolo autonomo del Sud e al federalismo scritto da Sud e non imposto dal Nord come il federalismo "fiscale"( e come fu imposto nel 1861 il rigido, burocratico ed inefficiente centralismo sabaudo), non puntiamo a separatismi che oggi non vediamo ne' convenienti nel breve termine e soprattutto nemmeno praticabili con metodi pacifici e democratici o a ritorni al passato ad antichi confini o antiche monarchie;
3) siamo distanti anni luce sia dal razzismo della Lega Nord che agli ascari alla Micciche' che nel precedente governo di Berlusconi, Tremonti e Bossi hanno fatto da stampella al governo piu' "filo-nordista" della storia dai tempi di Cavour;
4) rispetto della legalità e lotta senza quartiere a tutte le mafie, per evitare che perduri la colonizzazione del Sud con il solito schema poteri forti del nord - colonia del sud in mano alla mafia-'ndrangheta-camorra col supporto della cattiva politica locale. Per questo motivo abbiamo appoggiato ed appoggiamo le migliori e più oneste esperienze di amministrazione al Sud come De Magistris a Napoli che in un anno ha cambiato il volto della nostra capitale, che era sepolta fisicamente e mediaticamente da cumuli di monnezza.

Con chi condivide le nostre idee, con chi non guarda solo al passato ma voglia anche costruire un futuro che coniughi le nostre tradizioni con la modernità e lo scambio con gli altri popoli e non le chiusure razziste e xenofobe in stile Lega Nord, con chi condivide non solo l'analisi storica dei mali del Sud ma anche e soprattutto il modo per uscirne con una rivoluzione meridionale che sia pacifica, gandhiana e democratica, siamo sempre disposti a dialogare".

Per ulteriori info, basta leggere le nostre news, il nostro programma ed il nostro statuto sui nostri siti e blog sia locali che sito e blog nazionale:
ENZO RICCIO

giovedì 17 maggio 2012

IL DIBATTITO/ Politica e meridionalismo. L'intervento di Nando Dicè

Nando Dicè, Presidente di Insorgenza Civile

NAPOLI - Danilo De Luca, un nostro lettore, sulla pagina facebook de “il Giornale del Sud” aveva espresso una sua opinione e posto una domanda che ci siamo sentiti in dovere di rilanciare e rivolgere ai responsabili politici del meridionalismo. Il suo commento è stato il seguente: “Io sono una persona mediamente istruita che adopera i più diversi strumenti per informarsi e che quando vota non chiede favori in cambio. La domanda che vi faccio è: perché io dovrei votare un partito meridionalista? Sulla base di quale programma? Il Nord, che ha avuto la Lega Nord per 20 anni, gronda di sangue versato da imprenditori e lavoratori suicidi. Voi proponete la brutta copia dello stesso programma con vent'anni di ritardo? Perché dovrei votare un partito che mi parla di dividere l'Italia, quando trascorro le vacanze in Europa, oppure di Borbone quando vi è la Repubblica?”.
Il primo a cogliere il punto, riassumendolo in tre precise questioni, è stato Nando Dicè, Presidente di Insorgenza Civile movimento politico che ha la sua sede operativa a Napoli e che da poco ha partecipato all'esperimento politico della Confederazione Duosiciliana. Pubblichiamo di seguito la sua risposta e rilanciamo l'invito al dibattito.

‎1) Perché io dovrei votare un partito meridionalista?
Il mondo si è evoluto in in continuo contrasto fra due visioni del mondo in costante evoluzioni col mondo stesso. In un epoca dominata da una economia autoritaria che mira allo sdradicamento delle popolazione per sfruttare tutto, tutti e dappertutto , scegliere di essere dall'altra parte, in difesa di una propria identità culturale e quindi anche economica e sociale è una scelta ideale e di visione del mondo prima che politica.
é evidente che tale teoria deve essere suffragata dai fatti è il primo fatto e poter scegliere uomini e programmi che incarnano il Sud come visione del mondo, liberi dai partitocratici al soldo dei poteri economici che oggi dominano il mondo. A questo punto quindi bisogna chiarire un equivoco, il meridionalismo , nasce come "agibilità politica" di chi avendo perso una guerra continuò a dire la verità con il beneplacito "comprensivo" degli invasori ed è per questa anomalia storica che i "meridionalisti" di oggi si possono definire tali anche se servono i poteri forti ed i partiti nemici del sud. é evidente che chi sceglie una strada diversa è un meridionalista insorgente e non altro.

2) Sulla base di quale programma?
Ridurre "la politica" alla semplice esecuzione di un programma è una mentalità moderna nata e cresciuta in ambienti economici che vogliono la politica asservita all'economia e i popoli asserviti ai programmi politici. la politica è un arte e come tutte le opere d'arte non può essere spiegata prima. Negli ultimi 151 anni nessun programma politico è stato realizzato così come proposto e lo ripeto, nessuno. I programmi sono intenti di uomini, si ritorni alla normalità, si valutino gli uomini, prima che i programmi. Dalle scelte degli uomini, si può capire le reali capacità realizzative del programma. Tutti hanno programmi splendidi... ma le idee camminano sulle gambe degli uomini. 

3) La Lega e la secessione? 
Per noi Insorgenti sono il nemico meno pericoloso, in quanto nemico manifesto ed evidente. La Lega nasce anti sistemica ma si consolida al servizio di un progetto economico funzionale al modello risorgimentale e quindi non poteva sovvertire lo stato delle cose, se non aggravando lo spread fra nord e sud. Più pericolosi sono i partiti nazionali, che dietro la facciata di perbenismo, nascondono il pugnale del bandito bancario. La secessione , l'unità, gli stati uniti d'Europa o la balcanizzazione del mondo, sono solo parole... nei fatti noi dobbiamo fermare quello che nella pratica ci rende "meridionali", cioè la Questione meridionale. Chi vuole determinare la fine della questione meridionale, non può che insorgere o confederarsi, il resto è solo ascarismo partitocratico, al soldo dei soliti ignobili della politica italiota.

N.B. 
Non siamo un partito, ma un movimento, le elezioni sono solo un aspetto del movimento non esaustivo di un qualcosa in costante evoluzione che cerca UOMINI LIBERI, E NON SOLO ELETTORI.

NANDO DICE'